“Anarchici” arruolati nell’esercito ucraino: pesce d’aprile? Due parole sulla contestazione a Torino
Riceviamo e diffondiamo:
“Anarchici” arruolati nell’esercito ucraino: pesce d’aprile?
Due parole sulla contestazione a Torino
Il disfattismo anarchico non ha nulla a che vedere con quello leninista, come chi evidentemente ha solo Lenin in testa crede: non mira a conquistare lo Stato, ma a distruggerlo. Significa sabotare la guerra e gli apparati che la rendono possibile, qui e ora. Non serve scomodare Simone Weil per capire un’evidenza: armi maneggiate da un apparato di Stato non possono portare libertà a nessuno. La guerra è prima di tutto un fatto interno alla società, perché impone un apparato dirigente sulle masse ridotte a ingranaggi, costituendo sempre un fattore reazionario, anche quando a combatterla sono coloro che si auto-proclamano rivoluzionari.
Mentre il “campismo” di chi benedice le guerre degli Stati si traveste ridicolmente da anti-autoritarismo, il nostro disfattismo è internazionalista: contro Stato e tecno-capitalismo, ovunque. Non retorica, ma l’unica pratica possibile: colpire il potere che conosciamo e che agisce dove viviamo – le sue armi, le sue polizie, la sua macchina del consenso – in solidarietà con chi lo inceppa altrove.
Il 1° aprile a Torino si è tenuto il primo appuntamento della campagna di “Solidarity Collectives” in Italia: sedicenti anarchici inseriti nelle strutture dell’esercito ucraino – sostenuto dal governo e dalle aziende italiane – per cui raccolgono fondi e fanno reclutamento e propaganda…nella sede del Partito Comunista dei Lavoratori. No, non è un pesce d’aprile.
All’esterno una contestazione, organizzata tramite passaparola per non dare visibilità ai ridicoli militaristi: striscione in solidarietà ai disertori russi e ucraini, cori e interventi rivolti agli abitanti del quartiere, per riportare al centro la diffusione concreta, in Ucraina e in Russia, di diserzioni, sabotaggi e attacchi anche armati contro i reclutatori dell’esercito. Chi paragona la situazione sul campo alla guerra civile spagnola commette un errore fondamentale, perchè essa era terreno di sperimentazione rivoluzionaria, radicato in fratture sociali reali. I volontari internazionali inseriti nell’esercito ucraino da Solidarity Collectives, invece, prendono ordini dagli ufficiali. Questo significa rafforzare la capacità di controllo e violenza di chi comanda, insieme all’apparato tecnologico che lo sostiene, contro l’autonomia delle classi popolari. Significa schierarsi contro chi si rifiuta di morire per lo Stato e le potenze occidentali, contro chi si sottrae alla mobilitazione totale, contro chi ne attacca gli ingranaggi. In Ucraina come in Russia, il rifiuto della guerra tecno-capitalista rappresenta una delle principali linee di frattura interne alle società. Ed è a soffocare questa frattura sociale, l’unica potenzialmente rivoluzionaria, che si schierano Solidarity Collectives e i suoi sodali.
Di fronte alla contestazione, gli organizzatori sono passati rapidamente dall’invito a “discutere” agli insulti. A margine dell’iniziativa, partecipata da una dozzina di persone – senza alcun interesse popolare, come del resto la guerra stessa – non è mancata la presenza della Digos, che, mentre il presidio si scioglieva, ha aperto la porta della sede di PCL e scambiato qualche parola con l’interno. Non sorprende che la Polizia si senta di interloquire con questi sedicenti anarchici, che replicano gli stessi metodi delle forze dell’ordine. Un codardo esponente della auto-proclamata “Anti-authoritarian Alliance” – la confraternita dei libertari sottomessi – si è infatti infiltrato silenzioso in una conversazione riservata tra diverse anime di contestatori, pubblicandola poi sui social con toni vittimistici, per alimentare polemiche insignificanti contro la sua ex area politica — pratica da delazione perfettamente coerente con il suo ruolo.
La frattura non corre tra Est e Ovest, ma tra chi sceglie di intralciare la macchina della guerra di cui siamo ridotti a ingranaggio e chi aiuta quella stessa macchina a stritolare alla cieca una parte di umanità, in Ucraina, in Russia, qui.
