Il Grande Riarmo per la “Grande Israele”?

Riprendiamo da https://pungolorosso.com/2026/05/07/israele-progetta-decenni-di-guerre/

Israele progetta decenni di guerre…

Mentre nel vorticoso susseguirsi di giravolte comunicative provenienti dalla Casa Bianca non è dato sapere – a noi comuni mortali – se ci sarà o no un qualche accordo provvisorio tra Teheran e Washington, le notizie che arrivano da Israele non lasciano dubbi di sorta: lo stato sionista si prepara ad altri anni, se non decenni, di guerre, contro il popolo palestinese, l’Iran, il Libano, e non solo – esplicitamente, su giornali e tv, si parla della Turchia come del prossimo bersaglio da colpire, ma le folli ambizioni di questo esecutivo di terroristi macellai vanno perfino al di là del Medio Oriente (o Asia occidentale che dir si voglia).

Nei giorni scorsi, infatti, il governo Netanyahu ha deciso di raddoppiare il numero dei caccia F-351 Adir ed F-15IA a propria disposizione. Le imprese fornitrici sono. rispettivamente, la Lockheed Martin e la Boeing. Le due nuove squadriglie di bombardieri per un totale di 50 aerei sono necessarie, dicono, “per garantire la superiorità delle Forze Aeree israeliane nei prossimi decenni”. L’obiettivo è arrivare a disporre di 100 caccia F-35I e 50 caccia F-15IA. Secondo Tel Aviv, questi acquisti sono “il primo passo nel piano di rafforzamento delle Forze Armate israeliane per il prossimo decennio, con un budget totale di 118 miliardi di dollari” – pari al 20% del pil annuale del paese – un gigantesco programma di potenziamento del suo apparato di distruzione e sterminio.

Dietro queste decisioni non c’è un formidabile sviluppo della economia sionista, che al contrario è sempre più disorganizzata dalla sottrazione alle imprese di decine di migliaia di riservisti e dalla fuga da Israele di altre decine di migliaia di dipendenti; ci sono gli ennesimi “pacchetti di aiuti” amerikani (solo i due ultimi ammontano a quasi 12 miliardi di dollari) e ci sono le relazioni commerciali tutt’ora pressocché integre – nonostante il genocidio – sia con l’Europa che con i paesi Brics. L’esecutivo sionista conta su questo sostegno permanente degli uni e degli altri per consolidare il suo status attuale di “potenza regionale, e in alcuni casi globale”.

Questo sogno delirante porterà la “nuova Sparta” – che per l’ennesima volta non riesce ad aver ragione degli Hezbollah – a preparare, attraverso nuove guerre, la propria disfatta storica.

Per intanto ha dovuto prendere atto della propria disfatta, già avvenuta, sul piano della “opinione pubblica mondiale”, tant’è che ha deciso di quadruplicare il proprio budget per la “diplomazia pubblica”, altrimenti detta hasbara, portandolo in un solo anno da 150 milioni di dollari a 730. Ma il danno è fatto, ed è irreparabile se perfino negli Stati Uniti, dove operano le più potenti lobby ebraiche del mondo e vivono 6,3 milioni di ebrei (poco meno di quelli che sono in Israele), oltre il 60% delle persone (e perfino il 57% dei votanti per Trump) dichiarano di avere un’opinione negativa su Israele.

Il danno a sé stesso non l’hanno fatto solo l’operazione-genocidio a Gaza e la nuova feroce pulizia etnica in Cisgiordania (“stiamo uccidendo come mai dal 1967”, ha dichiarato uno dei capi dell’IDF impegnato in questa infamia), è il risultato della straordinaria resistenza del popolo palestinese e del movimento mondiale di solidarietà alla Palestina che esso ha generato.

Come abbiamo scritto su “Il Pungolo rosso” uscito a stampa il Primo Maggio, “il tentativo di farla finita una volta e per tutte con l’immortale Gaza e l’idea stessa di Palestina, ha provocato un effetto imprevedibile: volevano svuotare Gaza, e invece si sono riempite le piazze di mezzo mondo” per Gaza e per la Palestina.

Mega-investimenti per seminare altra morte e distruzione, mega-investimenti per l’hasbara, la diffusione delle menzogne coloniali sui palestinesi, gli arabi, i musulmani, non potranno evitare a questa dominazione coloniale di essere, come le precedenti, distrutta. Lo stato di Israele che si è a lungo vantato di essere “l’avamposto della civiltà” nel Medio Oriente è ormai identificato nel mondo intero degli oppressi e degli sfruttati come un cancro da estirpare. “Nonostante questa seconda Nakba, la causa palestinese è oggi più viva che mai. E il sionismo e le sue ‘imprese’, sono più odiati che mai”. Solo chi crede stoltamente nella onnipotenza del denaro può immaginare di rovesciare questa tendenza storica divenuta irreversibile.

Tutto sta ad affrettarne il compimento.