Incontri indesiderati. Compagno avvicinato dai servizi segreti

occhio-del-s-di-benjamin-franklin-nel-buco-della-serratura-116558543-3107222514

Riceviamo e diffondiamo:

Qui in pdf: incontri indesiderati

Incontri indesiderati

Compagno avvicinato dai servizi segreti

Dopo un primo approccio tentato un anno fa (già reso noto), il 16 aprile ho subito un secondo tentativo di avvicinamento da parte dei servizi segreti. Il primo avvicinamento era avvenuto sotto casa dei miei genitori nel giugno 2025, da parte di un uomo fra i trenta e i quarant’anni. L’uomo si presenta come facente parte dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) e, in sostanza, mi propone un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale, citando la mia esperienza di ricercatore all’estero (la quale, però, non ha a che fare direttamente con questo tema). Rimane vago sui dettagli, invitandomi ripetutamente a dargli un appuntamento in cui mi possa spiegare meglio questa proposta. Al tempo, ero da poco tornato da Genova, dove ero stato invitato ad intervenire in una iniziativa pubblica sul tema, appunto, della critica all’intelligenza artificiale. A posteriori, e parlando con i compagni, ritengo plausibile che questo mio intervento fosse stato preso come aggancio per tentare di coinvolgermi in un rapporto con i servizi che non fosse esplicitamente orientato a fornire informazioni, ma che mi facesse entrare nella loro orbita in maniera più obliqua. Qualche tempo dopo, questo agente dei servizi mi contatta telefonicamente (a un numero che non avevo fornito), e rifiuto la proposta. Nelle settimane successive, metto per iscritto l’intervento fatto a Genova, che tratta delle origini militari dell’intelligenza artificiale, e che alla pubblicazione (sul n.3 di disfare) viene accompagnato da un testo che racconta brevemente questa vicenda e prova ad offrirne una minima inquadratura.

Il secondo avvicinamento avviene il 16 aprile di quest’anno, all’aeroporto di Bologna. Ai controlli di sicurezza, il mio bagaglio viene selezionato fra quelli che necessitano di un ulteriore controllo. L’addetta alla sicurezza dell’aeroporto lo preleva, e si incammina allontanandosi dalla zona dei controlli. Io la seguo, camminando mi chiede conferma della mia destinazione. Entra in uno stanzino e appoggia il mio bagaglio su un tavolo al quale è seduto lo stesso agente dei servizi. In breve, costui vuole che io riconsideri l’«opportunità» di collaborare con loro, di nuovo insistendo perché gli dia appuntamento per spiegarmi i dettagli. L’atteggiamento nei miei confronti è adulatorio (sottolinea ad esempio che sarei un soggetto ideale per le loro esigenze), si dice preoccupato di non farmi perdere l’aereo e di non volermi trattenere eccessivamente. Mi dice di essere il «terminale» dei servizi, ovvero la parte preposta al rapporto col pubblico. Sottolinea che il rapporto con loro non sarebbe «coercitivo», nel senso che potrei iniziarlo e interromperlo a mio piacimento, e di non voler «interferire con la mia vita». Io ripeto semplicemente che non ho intenzione di avere a che fare con loro e che non voglio sapere altro. Mi rifiuto di fornire qualunque spiegazione sulle ragioni del mio diniego. Ad un certo punto prendo le mie cose e lascio lo stanzino. Da allora non ci sono state novità.

Fra questi due episodi se ne è verificato uno minore, avvenuto un po’ di tempo prima del secondo, che cito per completezza. Sto salendo in macchina con mio padre, nei pressi del suo ufficio. L’agente (lo stesso degli altri due episodi) sta camminando nella mia direzione ed è al telefono. Io non lo riconosco (essendo passati vari mesi dal primo approccio), lui mi viene incontro e mi saluta dicendomi una mezza battuta. L’incontro è di pochi secondi, nel tempo in cui faccio mente locale su chi sia, sono già in macchina.

So di non avere da opporre al potere altro che «una forza sicuramente piccola eppure reale». Senza illusioni sulla portata di questa forza né sulla sua possibilità di essere decisiva in alcun frangente, ribadisco la mia completa e totale indisponibilità rispetto alla proposta che mi è stata fatta. Nell’attuale fase storica in cui la guerra si svela come fondamento e insieme paradigma di governo di questo mondo, è particolarmente probabile che la necessità di blindare il fronte interno porterà al moltiplicarsi di tentativi di questo genere. Attacchi come questo tendenzialmente indicano che, a prescindere da chi sia la persona contattata, sono intere realtà (quelle che la persona frequenta) ad essere messe nel mirino, che proprio per questo devono esserne adeguatamente informate per non trovarsi impreparate e poter reagire nel modo più opportuno. In questo spirito, mi rendo disponibile per un confronto con compagne e compagni che lo desiderino.

Trento, giugno 2026

Pietro

Di seguito, riporto il testo con cui era stato segnalato il primo avvicinamento (pubblicato sul n. 3 di disfare in accompagnamento all’articolo Alle radici della guerra automatica ­– Appunti per una genealogia dell’intelligenza artificiale).

Questo testo rielabora il contenuto di un intervento fatto a Genova nel maggio 2025 durante una serata di approfondimento sull’intelligenza artificiale. A seguito della serata, di ritorno da Genova, il compagno che ha curato intervento e testo è stato avvicinato da una persona che si è presentata come appartenente ai servizi segreti (AISI). L’agente (o presunto tale) gli ha proposto un lavoro di consulenza per i servizi sul tema della critica all’intelligenza artificiale. Il compagno è stato fermato sotto casa della propria famiglia dove si trovava di passaggio, di ritorno da Genova, in una maniera che non lascia dubbi sul fatto che fosse stato pedinato o localizzato con altri strumenti. Il compagno, in seguito anche a numerose telefonate da questo individuo (al quale non aveva fornito il proprio numero di telefono), ha rifiutato l’offerta indecente. Ci sembra importante segnalare questo tentativo di penetrazione dei servizi nel tessuto del movimento che, nonostante abbia dei precedenti, è piuttosto particolare perché si presenta nelle vesti di una collaborazione professionale-accademica e dimostra un interesse per contenuti “critici”. Da un lato, lo si può leggere semplicemente come il tentativo di avvicinare un compagno con un pretesto studiato ad hoc per stabilire un contatto che potrà essere messo a frutto nel tempo. Allargando lo sguardo, questo episodio è sintomatico dell’attuale tentativo di reclutare sempre più gli ambiti accademici alla gestione di un campo di battaglia globale che ormai non ha più confini (si pensi al tentativo di imporre a università ed enti di ricerca l’obbligo di collaborare con i servizi segreti previsto nell’ex-DDL 1660). Come questo testo ha cercato di indicare, però, non si tratta di una colonizzazione recente di saperi in precedenza non militarizzati, tutt’altro: guerra e ricerca (specialmente in campi come l’informatica e l’intelligenza artificiale) sono storicamente legate da un rapporto di co-produzione in cui si danno continuamente forma a vicenda, e che fa della guerra un elemento costitutivo del tecno-mondo in cui viviamo.