L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (II)
Seconda parte dell’articolo. Qui la prima: https://ilrovescio.info/2026/03/18/lisola-di-epstein-ovvero-il-tecno-capitalismo-predatore-i/
L’isola di Epstein, ovvero il tecno-capitalismo predatore (II)
È il 1973 quando Donald Barr – ex preside della Dalton School, l’istituto scolastico privato dell’Upper East Side di New York dove Jeffrey Epstein insegna matematica dal 1974 al 1976 – pubblica Space Relations, un romanzo di fantascienza ambientato su un pianeta governato da oligarchi che praticano la schiavitù sessuale minorile. Nell’immaginario di Barr esiste un mondo caratterizzato da rituali sociali e controllo di classe ben prima che Epstein e la sua compagna Ghislaine Maxwell mettano insieme quel sistema di dominio e sfruttamento di corpi trapelato dai cosiddetti “Epstein files”, molti dei quali desecretati tra il 2025 e il 2026. Sembrerebbe però che la fantasia di Barr mostri dei limiti che la realtà non presenta: la comunità di predatori sessuali instaurata nell’isola di Epstein si macchia di un’hýbris che connota il progresso tecnologico a cui stiamo assistendo. La tracotanza della cerchia di Epstein – tra cui si annotano CEO della Silicon Valley, politici di tutti gli schieramenti, donne e uomini del mondo del cinema, insegnanti dei più prestigiosi atenei – e di Epstein stesso sconfina nella volontà di selezionare la prole perfetta, di sconfiggere la morte, di fare della materia viva un campo di sperimentazione e guadagno. Questi scenari sono resi possibili da una tecnologia senza margini, una tecnologia che vede nella morte l’ennesima sfida da accogliere.
Come si legge nel libro Epstein Files curato da L’Indipendente, a partire dai primi anni 2000 l’ambizione di Epstein è quella di trasformare il suo ranch nel Nuovo Messico in un laboratorio in cui le donne sarebbero state inseminate con il suo sperma e avrebbero dato alla luce i “suoi” bambini. Il progetto prevede di mettere incinte contemporaneamente venti donne al fine di costruire una sorta di “allevamento umano” ispirato a un precedente reale: il Repository for Germinal Choice. Si tratta di un piano che vede la luce negli anni Ottanta con l’intento dichiarato di migliorare il patrimonio genetico dell’umanità attraverso la raccolta di sperma di uomini ritenuti eccezionali, tra cui vincitori del premio Nobel. Dal 1980 al 1999, anno in cui cessa di esistere, dalla banca del seme nascono più di 200 bambini. L’unico premio Nobel che dichiara di essere un donatore del Repository è il fisico statunitense William Bradford Shockley. A un certo punto della sua carriera, Shockley sposta la sua attenzione su questioni riguardanti la razza e l’eugenetica. Oltre a ritenere che un tasso di riproduzione più alto tra le persone meno intelligenti avrebbe portato a un effetto disgenico che, come fine ultimo, avrebbe condotto a un declino della civilizzazione, Shockley dichiara: «Le mie ricerche mi portano inevitabilmente all’idea che la causa principale dei deficit intellettivi e sociali dei neri americani è ereditaria e di origine genetica razziale e quindi non rimediabile in misura maggiore da miglioramenti pratici nell’ambiente». Anche per Epstein, come si legge da una mail indirizzata a Chomsky, «il divario intellettivo con gli afroamericani è documentato», uno scarto che il finanziere di New York propone di colmare con dei mutamenti genetici.
L’ingegneria genetica è lo strumento che permette ai tecnocrati di dare forma alla propria fede nel progresso automatico della storia. Insieme a Bryan Bishop, sviluppatore di Bitcoin e imprenditore nel settore delle biotecnologie, Epstein collabora al progetto “designer baby”, un piano per creare «il primo neonato umano progettato e possibilmente un clone umano» (rif. EFTA01003966). In una mail del 2 agosto 2018 indirizzata a Epstein, Bishop scrive: «Una volta raggiunta la prima nascita, tutto cambia e il mondo non sarà più lo stesso, tanto meno il futuro della specie umana» (rif. EFTA01003966). L’orizzonte di riferimento è la tecnologia CRISPR/Cas9 e l’esperimento dello scienziato He Jiankui. Nel 2018, infatti, He Jiankui annuncia di aver fatto nascere due gemelle resistenti al virus dell’HIV dopo una modifica del DNA fatta con la tecnologia CRISPR. Con l’apparente scopo di contenere il virus, il genetista cinese impianta in un corpo femminile embrioni geneticamente modificati dando sfogo a una sorta di delirio di onnipotenza. In modo analogo, Epstein immagina di poter creare su misura un erede e per questo vede in CRISPR la tecnica migliore per potenziare le capacità cognitive e inserire nel DNA tratti considerati desiderabili. Sebbene Epstein e Bishop non avranno abbastanza tempo per ultimare il loro progetto, è evidente l’ossessione verso il controllo genetico, l’ereditarietà e la perpetuazione di sé. In questo senso il mito di Medea è esemplare: l’infanticida più famosa della letteratura, uccide i propri figli per punire Giasone, reo di aver infranto una promessa. Medea sa che quello che più può ferire Giasone è la fine della trasmissione del suo sangue: la disperazione dell’eroe greco non è legata alla morte dei figli ma alla mancanza di eredi e alla distruzione della sua memoria.
I test genetici non riguardano solo la volontà di creare un bambino perfetto, ma anche quella di allungare la vita. Scrive Günther Anders ne L’uomo è antiquato: «Dunque propria della mentalità del progresso è un’idea specialissima di “eternità”, cioè l’idea dell’ininterrotto miglioramento del mondo; e anche uno specialissimo difetto, cioè l’incapacità di concepire una fine». E ancora: «per il credente nel progresso questo non finire costituisce una legge fondamentale, dunque ha validità universale, e vale quindi anche per la sua vita personale». Da quello che trapela dai documenti desecretati a gennaio di quest’anno, Epstein è interessato alle ricerche nel campo della longevità e della crionica: Epstein, insieme a diversi transumanisti e molti milionari, «non prende in considerazione nemmeno la sua fine personale, non può prenderla in considerazione; egli storna da sé la sua propria morte» (Anders). Non potendo, ancora, evitare che si continui a perire, Epstein occulta la vergogna del morire fornendo il proprio materiale genetico per analisi di laboratorio, nell’ambito di un progetto di sequenziamento – il Personal Genome Project – vòlto a individuare predisposizioni genetiche a varie malattie. Quello che viene messo in piedi, più che una pratica di medicina preventiva, sembrerebbe ricalcare l’idea di miglioramento biologico e prolungamento artificiale della vita. Joseph Thakuria, medico e ricercatore affiliato al Massachusetts General Hospital e collaboratore del Personal Genome Project della Harvard Medical School, concepisce a tal fine il Progetto Venus, uno studio di ricerca genomica basato sulla tecnologia CRISPR/Cas9. Thakuria ha in mente di «offrire un servizio di biobanking a lungo termine di DNA e cellule e la rianalisi dei dati per tutta la vita» (rif. EFTA02698643). In quanto credenti nel progresso, Thakuria e Bishop – che ricordiamo essere coinvolto nel progetto baby designer vòlto a progettare il primo neonato umano – non conoscono nessuna dimensione temporale al di fuori del futuro: sebbene all’epoca dei loro esperimenti l’editing genetico fosse ancora in una fase iniziale, individuano nella genetica lo strumento migliore per sfidare i limiti biologici umani e vedono nel transumanesimo l’orizzonte verso cui guardare. Approccio condiviso, naturalmente, anche da Epstein, che nel 2018 attraverso la sua fondazione, la Gratitude America, dona 100.000 dollari alla Humanity+, un’organizzazione transumanista fondata nel 1998 con il nome di World Transhumanist Association.
Per i credenti nel progresso, il concetto del negativo, della fine, è diventato dunque irreale. Pensiamo alla frase di Peter Thiel: «Probabilmente la maggior forma di disuguaglianza umana è tra chi è vivo e chi non lo è più». Nella sfida con la morte, Thiel ed Epstein sono in compagnia di alcuni dei maggiori CEO della Silicon Valley: nel 2017 Larry Ellison, fondatore di Oracle, dona oltre 370 milioni di dollari in progetti per allungare la vita; Jeff Bezos avrebbe investito in Altos Labs, un’azienda che mira alla riprogrammazione biologica, un metodo per ringiovanire le cellule in laboratorio che, secondo alcuni scienziati, potrebbe essere utilizzato per rivitalizzare corpi animali e, in ultima analisi, per prolungare la vita umana. Tra gli scienziati che si sono uniti ad Altos Labs c’è Juan Carlos Izpisúa Belmonte, un biologo spagnolo del Salk Institute in California che, in collaborazione con dei ricercatori cinesi, ha aggiunto a degli embrioni di scimmia delle cellule umane. Larry Page – prima CEO di Google, poi di Alphabet – crea nel 2013 Calico Labs che ha avviato un laboratorio che si concentra esclusivamente sulla riprogrammazione cellulare. Nella Silicon Valley i sogni eccentrici dei miliardari succhiano letteralmente il sangue dei giovani: una pratica che prende piede è quella di ricevere trasfusioni di plasma di ragazzi, tanto che il 19 febbraio 2019 la Food and Drug Administration pubblica un comunicato stampa che mette in guardia dalle aziende che propongono tale pratica nel tentativo di rallentare i sintomi dell’invecchiamento. Quest’immagine trasferisce su un piano letterale ciò che il sistema capitalista fa da centinaia di anni: rubare la fonte vitale – che essa sia il sangue, o il corpo, o la terra, o le risorse – ai popoli. Si potrebbe andare avanti con gli esempi, ma il concetto è oramai chiaro di per sé: quello che fanno i vari Epstein è far sì che la tecnica diventi la vera e propria sostanza dell’uomo. Con gli esperimenti per creare “la prole perfetta” esattamente come con quelli per “sconfiggere la morte”, la tecnica non è più posta di fronte all’uomo, ma si integra in lui e progressivamente l’assorbe del tutto.
L’ossessione del controllo e quella dell’accumulazione del capitale si manifestano anche nei piani di “preparazione alle pandemie” in cui Epstein risulta coinvolto. Tra il 2015 e il 2017 – cioè almeno due anni prima dello scoppio dell’emergenza Covid – risultano scambi che riguardano eventuali simulazioni di ceppi patogeni e la costruzione di infrastrutture per la gestione delle emergenze sanitarie. Il 20 marzo 2015 Epstein riceve una mail con Bill Gates in copia con oggetto “Preparing for pandemics” (rif. EFTA00654215). Il messaggio contiene una bozza di agenda per un incontro alla preparazione globale di eventi pandemici e propone di discutere su come coinvolgere ufficialmente l’Organizzazione mondiale della sanità e il Comitato internazionale della Croce Rossa. In una mail indirizzata a Gates, con Epstein in copia, datata 3 marzo 2017 (rif. EFTA02657725) che porta come oggetto “bgc3 deliverables and scope” (bgc3 risultati attesi e ambito di intervento) vengono elencati una serie di progetti per l’allora bgC3 – l’azienda di tipo think tank fondata da Bill Gates nel 2008 – tra cui un «documento sulle neurotecnologie come armi nell’intelligence e nella difesa» (!) e «raccomandazioni successive e/o specifiche tecniche per la simulazione di una pandemia di ceppo». Non sono gli unici riferimenti alla preparazione alle pandemie, c’è anche uno scambio (rif. EFTA01617419) tra due interlocutori legati a Epstein la cui identità è rimasta segreta i quali, riferendosi alla simulazione pandemica, scrivono: «potrebbe essere una grande piattaforma», cioè un laboratorio politico che vedrebbe coinvolto anche Bill Gates, che viene definito «matto per i vaccini e per le questioni riguardanti l’autismo». Evidentemente per questi personaggi una crisi sanitaria appare un’occasione per mettere in campo nuovi prodotti farmacologici, per sperimentare tanto misure mediche quanto sistemi di sorveglianza. Per Epstein e gli altri neo-feudatari la materia umana è laboratorio di sperimentazione: il corpo è qualcosa da potenziare, migliorare e cristallizzare – è questo il caso dei loro corpi – oppure da sfruttare, stuprare e accumulare – è questo il caso dei corpi delle altre. Nella loro visione, il mondo è qualcosa che si può possedere a partire dai suoi elementi più essenziali: la natura e l’uomo. Ciò che è avvenuto nell’isola di Epstein, quello che è emerso dai files sembra essere il delirio di alcuni pazzi che non vogliono mettere limiti alla loro brama di dominio, un unicum da cui tutti vogliono prendere le distanze. Ma, usando ancora le parole di Anders, «nella storia non esiste il baloccarsi con esperimenti, perché tutto ciò che si annuncia, affermando modestamente di svolgersi soltanto in veste di esperimento, avviene immediatamente “una volta per tutte”, si svolge dunque quale “caso concreto”».
