Chiudere il 41bis! Solidarietà alla lotta di Domenico Porcelli

Riceviamo e diffondiamo questo volantino del Circolo Cabana di Rovereto, distribuito a Trento lo scorso sabato 24 giugno durante un presidio presso il Commissariato del Governo (l’omologo della Prefettura nelle Regioni autonome):

Qui il pdf: porcelli2

UNA BRECCIA APERTA SULL’ORRORE

Chiudere il 41bis!

Dallo scorso 28 febbraio, mentre l’anarchico Alfredo Cospito stava ancora digiunando, un altro detenuto è entrato in sciopero della fame nella sezione 41bis del carcere di Bancali. Si tratta di Domenico Porcelli. Originario di Bari, Domenico è stato arrestato nel 2018 e condannato in primo grado a oltre 26 anni di reclusione per una “associazione mafiosa” che si sarebbe occupata soprattutto di spaccio. I reati più gravi addebitati a questa presunto “clan” sono però relativamente modesti: una rapina in un supermercato, l’incendio di un’azienda agricola, il tentato omicidio di un rivale in affari e le minacce inviate via posta a un giornalista. Alcuni mesi fa, a Domenico è stata rinnovata l’applicazione del 41bis dopo quattro anni trascorsi in questo regime. Per questo motivo Domenico ha deciso a sua volta di privarsi del cibo. Chiede un colloquio col ministro di (in)giustizia Nordio, che però – al suo solito … – fa orecchie da mercante.

Quella di Domenico Porcelli è davvero una vicenda emblematica.

Introdotto sull’onda emotiva delle stragi di Capaci e via D’Amelio (per le quali, giova ricordarlo, sono stati condannati degli innocenti, vittime di un depistaggio volto a coprire ben altre e altolocate responsabilità), il 41bis nasce nel 1992 con la finalità dichiarata di impedire ogni comunicazione tra la fazione stragista di Cosa Nostra colpita dai “maxiprocessi” e i suoi gregari all’esterno, e con l’impegno politico di utilizzarlo solo per il tempo necessario ad affrontare l’Emergenza. Ma come sempre accade con le Emergenze e i “mostri sbattuti in prima pagina”, l’uso di questo regime è andato fin da subito oltre, concretizzandosi in un regime di tortura da cui si può uscire solo in due modi: collaborando o morendo. Ebbene, come la stragrande maggioranza dei 750 imprigionati in questo carcere d’annientamento, Domenico Porcelli non è né un “boss” né un “mafioso”. Come la maggioranza di questi reclusi, non è accusato di aver ucciso nessuno. Come circa un terzo di questi, è tuttora in attesa di giudizio definitivo. Come moltissimi, non potrebbe né collaborare con la “giustizia” né comunicare con alcuna organizzazione esterna, visto che tutti i presunti membri della sua banda sono già in carcere. Infine, come la stragrande maggioranza dei detenuti in 41bis, Domenico ha la colpa di essere nato nel posto sbagliato: quella colonia interna che è da sempre il Meridione d’Italia. E si troverebbe probabilmente in un carcere ordinario (se non ai domiciliari), nonché minacciato di una pena più lieve, se non fosse stato colpito da quella “aggravante di mafia” da sempre riservata ai terroni.

Con tutti i suoi strumenti di tortura (deportazione in isole e località sperdute, reclusione 22 ore al giorno in celle di pochi metri, plexiglass sulle finestre, una sola ora di colloquio mensile con il vetro divisorio, “passeggio” in un cortile minuscolo dalle mura altissime e dal cielo schermato, sostanziale impedimento della lettura e delle telefonate…), l’infamia del 41bis in trent’anni si è solo estesa. E non soltanto nel tempo, ma anche a nuove categorie cui viene applicata: dai rivoluzionari (i brigatisti Lioce, Morandi e Mezzasalma che vi sono rinchiusi da vent’anni, e oggi l’anarchico Alfredo Cospito) ai presunti “terroristi islamici”, in genere dei malcapitati colpiti da allucinanti montature (spesso “colpevoli” solo di aver “incitato alla Jihad” su Facebook o essersi “radicalizzati” guardando video dell’ISIS). A chi toccherà adesso, mentre dall’Ucraina la guerra si fa sempre più vicina, con tutto il suo carico di impoverimento, militarizzazione della società e pugno di ferro contro chi dissente? Quali nuovi, presunti “mostri” potranno essere ingoiati da quel carcere di guerra chiamato 41bis? E si trattasse pure di “mostri” veri – «con le corna e le zanne» – , l’esistenza di un regime di tortura sarebbe accettabile?

Sfidando la brutalità dello Stato, la lotta di Alfredo Cospito ha aperto una breccia sull’ennesima stanza degli orrori. Non permettiamo che si richiuda.

Solidarietà alla lotta di Domenico Porcelli, tuttora in sciopero della fame e in pericolo di vita! Solidarietà ad Alfredo Cospito!

Il 41bis è tortura e va chiuso!

Circolo Cabana di Rovereto