
Un «fanale oscuro» che «getta tenebra su tutti gli oggetti della conoscenza».
Soltanto il genio poetico di Baudelaire poteva immaginare una luce che proietta tenebra.
Di cosa si tratta? Del progresso.
In questa rubrica trovano spazio parole contro la megamacchina: testi brevi, appunti, cronache di sbieco, episodi storici spazzolati contropelo, segnali di un’umanità clandestina e irriducibile.
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Come in una caricatura di Grosz
Per rappresentare le figure politiche, affaristiche e tecnocratiche che giocano con i destini del mondo servirebbero, ben più delle parole, caricature simili a quelle con cui George Grosz ha immortalato la borghesia tedesca tra la Prima Guerra Mondiale e l’avvento del nazismo. Se quella borghesia si è poi vendicata mettendo la «nuova oggettività» pittorica tra l’«arte degenere» da bandire, oggi la classe dominante bolla come nemico dei valori – o come quinta colonna del Nemico – proprio chi sbugiarda il loro ripugnante arruolamento, cioè la loro caricatura assassina. Cosa dire delle dichiarazioni della signora Meloni o dei tweet dei signori…
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Varcare la soglia
Il mio mondo, fattosi piccolo piccolo, è popolato in queste settimane – di giorno e talvolta anche di notte – di pensieri che non mollano la presa: il carcere, la guerra, la megamacchina che ne riproduce gli orrori e gli ingranaggi. Per uscirne, ho afferrato questo cesto di emozioni: «Nel cortile dove vado a passeggiare arrivano di frequente carri dell’esercito, zeppi di sacchi o vecchie giubbe e casacche militari, spesso con macchie di sangue. Vengono scaricate, distribuite nelle celle per i rattoppi e quindi di nuovo caricate e rispedite all’esercito. Qualche tempo fa è arrivato un carro tirato da bufali…
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«Madama morte! Madama morte!»
Una delle intuizioni più sorprendenti che Leopardi mette in scena nelle sue impareggiabili Operette morali è l’alleanza eterna fra la Moda e la Morte – in quanto forme, opposte e solidali, della Caducità. Non a caso Walter Benjamin antepose un’epigrafe leopardiana («Madama morte! Madama morte!») ai suoi pensieri sulla moda, annotando: «Essa è in conflitto con l’organico; accoppia il corpo vivente al mondo inorganico, e fa valere sul vivente i diritti del cadavere. Il feticismo, che è alla base del sex-appeal dell’inorganico, è la sua forza vitale. Il culto della merce lo mette al proprio servizio». Con un secolo…
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Management
In Nazismo e management. Liberi di obbedire, uscito nel 2020 in Francia e pubblicato l’anno scorso da Einaudi, Johann Chapoutot descrive, attraverso la figura di Reinhard Höhn, il rapporto mutualistico tra concezione nazista del Diritto, ruolo della scienza e direzione industriale in Germania dagli anni Trenta alla fine degli anni Novanta. Si tratta di una ricostruzione utile per capire non pochi aspetti del nostro presente. Vediamone i tratti salienti. Führerprinzip, tecnocrazia e meritocrazia. Uno dei motori più potenti del Terzo Reich, secondo Chapoutot, è stato il «darwinismo amministrativo», cioè la competizione costante tra i gerarchi nazisti nella creazione di…
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Le mine della Storia
Il critico anti-industriale statunitense Fredy Perlman scriveva, quarant’anni fa, che se vogliamo abbattere il Leviatano dobbiamo evadere dalla sua storia. In Against His-story, Against Leviathan, la «storia» del dominio è anche la sua «leggenda», cioè alienazione dell’agire umano e allo stesso tempo sostituzione della vita rimossa. La «cronaca» è il tempo leggendario per eccellenza, la rimozione realmente operante. La «memoria condivisa» è il punto di intersezione tra giornalismo e storiografia, cioè il modo d’uso quotidiano di una falsificazione stratificata nel tempo. Si sono sprecati, in questi mesi (a dire il vero di più all’inizio e poi di nuovo recentemente, con…
