L’Inquisizione al lavoro. Pesanti richieste di condanna nel processo “Scripta scelera” a Massa

Riceviamo e diffondiamo. Massima solidarietà ai compagni sotto processo!
Qui il pdf: linquisizione-al-lavoro-1-aprile-massa
L’inquisizione al lavoro. Richiesti dai 5 anni e 6 mesi ai 7 anni di carcere per gli inquisiti nel processo di Massa derivato dall’operazione Scripta Scelera
Martedì 1º aprile si è tenuta a Massa una tra le più rilevanti udienze del processo che coinvolge quattro anarchici inquisiti nell’operazione Scripta Scelera per la redazione e distribuzione del quindicinale anarchico internazionalista “Bezmotivny”. A partire dalle 12:00 in piazza Palma si sono tenuti degli interventi al microfono e un volantinaggio e dalle 15:00 c’è stata la presenza in aula da parte dei compagni solidali presenti.
Nel corso dell’udienza il pubblico ministero Manotti della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova ha pronunciato la propria requisitoria, per poi esporre le richieste di condanna nei confronti degli imputati in riferimento a entrambi i capi d’accusa del processo: istigazione a delinquere con la circostanza aggravante della finalità di terrorismo (nonché apologia di delitti di terrorismo) e offesa all’onore o al prestigio del presidente della repubblica. Non ha invece richiesto la condanna per l’aggravante di aver commesso il fatto tramite strumenti informatici o telematici.
Queste le richieste: 7 anni di carcere per Gino, 6 anni per Luigi (con la revoca della sospensione della pena per una precedente condanna comminatagli dal tribunale di Ravenna), 5 anni e 6 mesi a testa per Gaia e Paolo. Martedì 8 aprile, sempre alle ore 15:00 nel tribunale in piazza De Gasperi, si terrà l’udienza con le arringhe difensive e la sentenza.
Prima di fare alcune brevi osservazioni, ricordiamo che questo processo – escluso il reato associativo inizialmente contestato – coinvolge quattro inquisiti nel procedimento, quelli per cui a gennaio 2024 venne appunto disposto questo processo con rito immediato e che all’epoca si trovavano agli arresti domiciliari restrittivi, mentre per quanto riguarda gli altri sei inquisiti il procedimento è rimasto nella fase di indagine.
L’apparato repressivo da tempo sta forsennatamente cercando di “fermare” gli anarchici. Con i procedimenti che si sono susseguiti negli ultimi anni contro alcuni giornali ci viene sostanzialmente “rimproverato” di essere ciò che siamo e in particolare con Scripta Scelera lo Stato vorrebbe colpire l’agitazione e la propaganda anarchica. La spudorata volontà di ammutolire le pubblicazioni rivoluzionarie, nonché di demonizzare le azioni di attacco contro lo Stato e il capitalismo, mostrano la reale consistenza del volto permissivo dello Stato e delle sue “libertà di espressione” specialmente in tempi di guerra. Sette anni di carcere per la sola pubblicazione di un giornale – la sessantina di numeri di “Bezmotivny” – ci risulta essere la richiesta di condanna più alta mai fatta in un processo contro gli anarchici in riferimento a quelli che, oggettivamente, sono “reati di opinione”. Le idee anarchiche sono evidentemente pericolose perché tracimano di un’urgenza di vita, perché esortano a non trascorrere la nostra esistenza in ginocchio, perché parlano della volontà di rovesciare radicalmente questo vecchio mondo, perché suggeriscono un metodo di lotta, perché…
Che altro dire? Il monito della nuova inquisizione capitanata dalle procure antiterrorismo e dalla polizia di prevenzione è evidente: davanti al connubio teorico-pratico dell’anarchismo, o il silenzio o la condanna. Eppure, se pensano di convincerci che il gioco non valga la candela, si sono sbagliati di grosso…
[3 aprile 2025]