La logica democratica dell’Emergenza

 

Testo di un volantino preparato e distribuito da alcuni compagni e compagne in occasione del corteo a Trento del 20 gennaio 2023, convocato in appoggio alla lotta di Alfredo Cospito. Lo pubblichiamo in una versione riveduta e corretta.

Scarica il volantino: belpaese.stampa

IL PAESE DELL’ETERNA EMERGENZA

Una storia di stragi e di menzogne

1969, 12 dicembre: la strage di Piazza Fontana ferma le lotte operaie dell’autunno caldo e inaugura la «strategia della tensione». Senza temere accuse di “complottismo”, una generazione rivoluzionaria intelligente e combattiva rispedisce la manovra al mittente, scrivendo nella storia a chiare lettere che la strage è di Stato.

1975-1980: Per sconfiggere il “terrorismo” – ovvero le lotte sociali, anche armate, avvenute nei vent’anni precedenti – lo Stato italiano spara sulle manifestazioni, assassina militanti di sinistra, tortura nelle caserme e nelle carceri speciali (inaugurate con l’articolo 90 dell’Ordinamento Penitenziario, “antenato” del 41 bis). Mentre chi lotta viene imprigionato, e il 2 agosto 1980 una nuova bomba che puzza di servizi segreti miete 85 morti e diverse centinaia di feriti alla stazione di Bologna, viene introdotto nel codice penale l’articolo 270 bis, «associazione sovversiva con finalità di terrorismo», che persegue «chi si propone il compimento di atti violenti» contro lo Stato.

1986: la «riforma Gozzini» dà luogo a una prima formulazione dell’articolo 41 bis, come possibilità di sospendere i diritti previsti dall’Ordinamento Penitenziario in caso di gravi e prolungate rivolte nelle carceri.

1992: con la scusa della «lotta alla mafia», le stragi di Capaci e via d’Amelio, in cui muoiono i giudici Falcone e Borsellino, vengono usate per rendere permanenti le sezioni carcerarie 41 bis.

2001: gli attentati dell’11 settembre danno il via a una svolta securitaria mondiale che arriva fino ai giorni nostri, con il varo in diversi Paesi di un «pacchetto sicurezza» dietro l’altro e il ricorso continuo alla decretazione d’urgenza da parte di tutti i governi. In Italia il reato di «associazione sovversiva» (quell’articolo 270 concepito dal fascismo per combattere il movimento operaio e sovversivo) viene esteso fino a sei differenti fattispecie. Diventa inoltre sistematico l’uso del reato di «devastazione e saccheggio» contro le manifestazioni, con le condanne di manifestanti a secoli di galera (a partire dai processati per fatti di Genova del luglio 2001).

2020: l’Emergenza Covid-19 è l’occasione per una sperimentazione di disciplinamento di massa senza precedenti. Mentre negli ospedali e nelle RSA i diversi Stati – sotto la copertura delle linee-guida criminali dell’OMS – compiono l’ennesima strage a colpi di cure dolosamente sbagliate e di internamento indiscriminato nei reparti-Covid (attraverso l’uso a tappeto di “tamponi” scarsamente affidabili), una buona parte della popolazione mondiale viene terrorizzata, messa agli arresti domiciliari per mesi, torturata e ricattata socialmente per più di due anni (tra il bastone delle restrizioni e la carota del «ritorno alla normalità»). Ancora una volta, il Paese-volano dell’Emergenza è… l’Italia.

Quale nome possiamo dare a questa storia infinita di stragi e di menzogne? A nostro avviso, non c’è nome più calzante di quello comunemente usato per indicare la quintessenza della libertà e della giustizia: la parola democrazia. Una delle diverse forme politiche in cui si declina lo sfruttamento e l’oppressione dell’uomo sull’uomo, ma che – proprio come le varie “dittature”, ma di più – presenta se stessa come l’espressione della volontà e del bene di tutti. Se in democrazia questo strano bene – quello di essere sfruttati e oppressi – non può essere platealmente imposto, allora deve essere fatto desiderare e invocare da quanti lo subiscono. Quale maniera migliore per farlo, se non costruire, di volta in volta, un nuovo mostro – il “terrorismo”, la mafia, l’immigrazione clandestina, il “virus assassino”…– da indicare e combattere come comune nemico? E contro il quale tutti devono dare il proprio contributo, rinunciando – temporaneamente, ci mancherebbe…– a una parte della propria libertà? Salvo che, più si cede e si capitola alla politica della paura, più quanto ieri era presentato come temporaneo diventa permanente. Mentre, in tutta la storia repubblicana, non c’è stato un singolo governo – di destra, di sinistra o “populista” – che abbia revocato un solo decreto emergenziale degli esecutivi precedenti, le limitazioni della libertà e dei “diritti” possono tutt’al più essere accantonate, ma mai abolite. Ne è un esempio proprio l’odioso green pass. Se gli Stati – sulla spinta di una mobilitazione mondiale e oscurata dai media – ne hanno per ora sospeso l’applicazione, nel 2022 il Parlamento europeo ne ha votato il mantenimento fino alla metà di quest’anno, mentre i vari Draghi e Colao (e, lo scorso novembre, l’intero G20 di Bali…) annunciano esplicitamente che dovrà restare per nuove “emergenze” (e associato all’Identità Digitale…).

L’istituzione del 41 bis è parte integrante di questa storia. Giustificato in nome della “lotta” al mostro mafioso, non solo esso è stato esteso prima ad alcuni prigionieri delle Br e oggi all’anarchico Alfredo Cospito, ma viene regolarmente usato come strumento di terrore contro i proletari provenienti dalle colonie esterne (gli immigrati accusati di “terrorismo islamico” anche solo per qualche commento su Facebook, all’interno di montature raccapriccianti) o che vivono in quelle interne (i giovani del Sud che, anche per reati non troppo gravi, vi vengono seppelliti dall’aggravante mafiosa). Se per noi la tortura è sempre inaccettabile (al di là di chi la subisce), che i 750 esseri umani attualmente detenuti in quel regime siano tutti o per la maggior parte «boss mafiosi» o efferati stragisti, non è altro che l’ennesima menzogna di Stato. Quello stesso Stato che, in nome di quei profitti capitalistici su cui si sostiene e di cui non può fare a meno, è in affari da sempre con le mafie: pensiamo alle “grandi opere” come il TAV, il Muos o il gasdotto TAP, in cui «l’infiltrazione mafiosa» è un segreto di Pulcinella; o allo smaltimento illegale – e per questo a buon mercato – di rifiuti tossici e pericolosi, senza il quale le grandi aziende non potrebbero praticamente lavorare…

Mentre il fascistissimo Codice Rocco, impolpato da un democratico governo dietro l’altro, cresce di pari passo con la repressione di ogni lotta; mentre la battaglia di Alfredo sta squarciando il muro di silenzio sulla tortura dell’isolamento; mentre i conflitti sociali in tutto il mondo fanno vacillare sempre di più quell’immenso edificio di menzogne e soprusi che chiamiamo «vivere civile», lo diciamo chiaramente: che nessuno si illuda di esserne al riparo. Oltre che della sua pretesa “temporaneità”, la logica democratica dell’Emergenza si alimenta sempre di una seconda illusione: che a subirne le conseguenze siano solo gli altri (di volta i volta i “mafiosi”, i “clandestini”, i “no vax”…). Col paradosso – costruito e ricercato ad arte – che chi protesta contro il green pass magari invoca il 41 bis, e chi si scaglia contro la segregazione degli immigrati plaude a quella dei non-vaccinati… La si farà finita, prima o poi, con questo vergognoso delirio?

Chi pretende di garantire la propria sicurezza sacrificando la altrui libertà, perde sia l’una che l’altra. Più l’oppressione si generalizza, più che a liberarcene potrà essere soltanto una lotta generalizzata di tutti gli sfruttati e gli oppressi contro chi sfrutta e opprime: lo Stato, il capitale e i loro manutengoli. Se questa lotta non può fare a meno di intelligenza, coraggio e soprattutto solidarietà, essa in fondo deve ancora cominciare: abbattendo gli steccati eretti per tenerci divisi, e per renderci tutti schiavi.

Alcuni anarchici e anarchiche