Né più né meno. Sul corteo a Roma dello scorso 18 aprile
Riceviamo e diffondiamo:
Né più né meno
A proposito del corteo del 18 aprile
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura.
Giacomo Leopardi
Piazza dell’Immacolata il 18 aprile ha rischiato di essere la nostra siepe. Infinito è la sensazione che ha travolto i cuori di molt* quando le camionette in pochi attimi, con tempi militari, hanno assediato, circondato e chiuso la piazzetta… In tant* abbiamo pensato che di lì a poco il tempo sarebbe cominciato ad essere infinito. Se non del tutto paura, la preoccupazione era quantomeno palpabile; il rischio concreto. La vicenda ha avuto tutt’altro epilogo.
Alle ore 18:15 è stato comunicato dall’amplificazione che quel giorno si sarebbe voluto fare un corteo che da piazza dell’Immacolata arrivasse al Pigneto. Un’ora dopo circa, in procinto di partire, la piazzetta è stata chiusa su ogni lato. Volevamo fare un corteo comunicativo anche in considerazione della grande strumentalizzazione che era stata fatta dai media, nelle settimane precedenti, sulla morte di Sara e Sandro, dei divieti del questore e delle minacce insite nei decreti sicurezza. Anche alla luce di questo contesto è stato deciso di cambiare il luogo, da un centro turistificato a quartieri più popolari con cui comunicare.
Nel testo che rilanciava questa giornata, se in primo piano c’erano la libertà per Alfredo e la volontà di ribadire che il 41bis è uno strumento di tortura, sullo sfondo era ben presente il contesto storico che viviamo in cui sempre più libertà ci vengono sottratte. Libertà come quelle di scendere in strada o veicolare determinati contenuti non sono più scontate. Per questo crediamo che quanto fatto nelle ultime settimane non può che essere una piccola parte rispetto alle necessità di lotta che questo presente richiede, ma pensiamo che questa piccola parte non è data per scontata.
La piazza del 18 aprile è stata attraversata da centinaia di persone, circa 400. Inutile nascondersi dietro un dito: all’inizio eravamo appena un centinaio. Le intimidazioni di giornalisti e polizia lavorano nella direzione di inibire la partecipazione e più volte abbiamo ribadito che il coraggio è una dimensione che si impara collettivamente. Così è stato: passo dopo passo, strada dopo strada siamo diventat* sempre di più, le persone si sono unite fino ad essere accolte al Pigneto fra l’interesse e gli applausi della gente. Al di fuori di ogni retorica crediamo che non sia merito di chi ha promosso la manifestazione. Se c’è chi ha plaudito è soprattutto grazie al fatto che tre anni fa c’è stata una mobilitazione diffusa nella società che è riuscita a rendere nota l’inumanità del 41bis e la vicenda di Alfredo. Crediamo che se un centinaio di persone sono arrivate e rimaste in piazza dell’Immacolata, anche nei momenti più critici, è perché qualche decina di queste negli anni passati si è trovata ad affrontare situazione simili. Se è stato un peccato non vedere tanti dei volti che hanno caratterizzato le piazze di tre anni fa, è stato bello riconoscerne altri con cui abbiamo condiviso le piazze per la Palestina. Non è mai stato facile scendere in piazza al fianco di Alfredo e contro il 41bis, forse ancor meno dopo la campagna mediatica delle settimane precedenti, eppure è importante vedere come la fiducia costruita negli ultimi anni sia più forte delle intimidazioni.
La valutazione sommaria dell’assemblea in piazza Nuccitelli, del presidio davanti al Ministero di Giustizia e del corteo è positiva; né più né meno. Detto ciò ci ha stupito, forse anche in virtù dei nuovi decreti, un’inedita disponibilità (di cui ancora sospettiamo) dei funzionari di piazza a trovare una formula ufficiale affinché il corteo avvenisse. Il corteo non è stato né un punto di arrivo né di partenza, ma crediamo sia una delle tante pratiche che si possano mettere in campo per porre una questione. Abbiamo sempre creduto – e auspicato – che ci possano essere tanti modi, tante anime, anche all’interno di una stessa lotta. Il corteo del 18 aprile rientra all’interno di questo ragionamento, non rappresenta uno strumento col quale misurare – ed esaurire – la lotta, è uno fra i diversi passi che si possono fare nella stessa direzione.
Infine, riguardo la bottiglia c’è poco da dire. Più volte abbiamo ribadito la nostra volontà a non voler condividere i cortei con giornalisti e forze dell’ordine, perché i primi non fanno un buon servizio alla causa e gli altri hanno più volte aperto la testa di chi era in piazza. Questa volta è andata in un altro modo.
La strategia della repressione è sempre quella di metterti all’angolo, isolarti e rinchiuderti in un recinto: sabato era importante andare oltre la siepe.
