Solidarity Collectives: via da Padova, via da ogni dove
Constatiamo con piacere che il tour in Italia di “Soldarity collectives” non sta affatto ricevendo un’accoglienza favorevole, segno che l’avvelenamento di pozzi militarista promosso da questa e consimili realtà non è passato. Chi cura il sito e il canale https://Campi selvaggi ci segnala un testo da Padova con queste parole:
A Bologna si affastellano dichiarazioni che oscillano tra il farsesco e il miserabile, a cui oggi viene dato spazio anche su Il Manifesto. Non è solo confusione: è la caricatura di un pensiero che, svuotato di ogni tensione reale, si aggrappa alle parole come a reliquie morte. I sedicenti “anarchici” arruolati nell’esercito ucraino e i loro solidali sproloquiano di colonialismo con l’aria di chi ha scoperto ieri una parola nuova, esibendo una miserabile conoscenza della storia del cosiddetto – e non a caso – ‘granaio d’Europa’. Russia – anch’essa ridotta a caricatura – eretta a unico nemico, mentre l’Occidente si autoassolve come buono e giusto. E sul conflitto sociale che attraversa tanto l’Ucraina quanto la Russia: niente. Tacciono sulla guerra interna, quella che ogni Stato conduce contro chi sta in basso. E qui c’è tutta la verità che cercano di nascondere: non stanno contro la guerra tecno-capitalista, hanno semplicemente scelto da che parte della guerra stare. Ma questa guerra tra potenze non è la nostra. Non lo era ieri, quando i contadini dell’Ucraina insorgevano senza padroni. Non lo è oggi, quando la mobilitazione totale trasforma le vite in ingranaggi di una macchina tecnico-militare che divora tutto, anche le parole. Per questo riceviamo e volentieri pubblichiamo questo scritto da compagni di Padova, che hanno dato a Solidarity Collectives e ai loro sodali guerrafondai l’unico benvenuto che si meritano.
Qui il testo, da https://nonriciclabile.noblogs.org/2026/04/08/solidarity-collectives-via-da-padova-via-da-ogni-dove/
SOLIDARITY COLLECTIVES VIA DA PADOVA, VIA DA OGNI DOVE
Con nessun piacere è arrivata la notizia che mercoledì 8 aprile a Padova sarebbero comparsi i militaristi “anarchici” di Solidarity Collectives e la loro rete italiana conosciuta come Anti-Authoritarian Alliance. Sappiamo bene quale sia il motivo di questa venuta e non è certo quello di portare beni di prima necessità alle vittime della guerra nell’est.
Solidarity Collectives ha un obiettivo ben preciso: quello di fare propaganda di guerra. Se non bastavano giornali e politicanti a riempirci la testa sulla necessità di mandare armi e droni al fronte ecco che arrivano dei sedicenti “anarchici” a spiegarci per quale motivo combattere dentro un esercito statale e per degli interessi economici sia il ruolo degli “anarchici” mentre nell’ucraina profonda scoppiano rivolte contro i reclutatori e mentre centinaia di migliaia di sfruttati sfuggono dalla chiamata alla armi.
Spieghiamo bene questo punto: l’unica analisi sulla guerra che questi soggetti fanno è relativa a quanto sia brutta la Russia e quanto sia cattivo Putin. Sia ben chiaro Putin è un pezzo di merda e la Russia un inferno autoritario, ma ciò non toglie che la visione di chi si definisce anarchico debba secondo noi partire osservando quello che succede nello Stato-Prigione in cui ci si ritrova.
Ribadiamo che in Russia e Ucraina centinaia di migliaia di sfruttati scappano dalle trincee e si nascondono dai reclutatori: uno dei fenomeni di diserzione di massa più grossi della storia recente. In questi ultimi mesi inoltre in Ucraina si sono moltiplicati anche le forme di attacco alla macchina militare e ai suoi reclutatori infami; parliamo di guerriglia urbana, di pistole e coltelli puntati contro chi cerca carne da mandare al macello. E’ assurdo che chi si definisca “anarchico” non riesca a vedere questo spaccato di conflitto sociale, di conflitto di classe. O meglio, faccia finta di non vedere, perché chi sta nelle trincee al fronte ha ben presente la portata del fenomeno sociale di cui stiamo parlando.
Risulta quindi evidente che chi ha presente questi fenomeni e si schiera con l’oppressore non possa che essere considerato un traditore di classe. Chi parla di prendere posizione e di schierarsi con la Russia o con l’Ucraina non vede, o fa finta di non vedere, che questa conflitto ha due posizioni che nulla hanno a che vedere con gli stati nazione ma bensì con un discorso trasversale di classe. E’ il conflitto tra disertori e generali, tra sfruttati e sfruttatori, tra carne da macello e guerrafondai, che sia in Ucraina o che sia in Russia. E dal momento che l’unica guerra accettabile è quella di classe non abbiamo nessun dubbio a schierarci dalla parte di chi scappa, di chi resiste alla macchina militare, di chi rifiuta di essere un ingranaggio nella macchina bellica russa o atlantista che sia.
Perché anche di questo parliamo: di un campo di sperimentazione per l’utilizzo di droni, di tecnologia AI e di strumenti all’avanguardia il cui solo scopo è quello di massacrare esseri umani, di massacrare sfruttati. “Anarchici” che combattono in nome dello Stato, che sperimentano tecnologie in nome della Nato e delle potenze occidentali e che mentre i proletari scappano, loro arruolano. Viene quindi il dubbio che questi soggetti sotto sotto con l’Anarchia nulla abbiano a che fare.
Sulla pagina di una realtà in cui verranno ospitati durante il tour italiano si cianciava di stare nelle contraddizioni della guerra e quant’altro. Non esistono contraddizioni nelle guerre tra Stati, cosi mille anni fa, cosi ora, le guerre sono campi di sperimentazione di tecnologia, di massacro, guidate da interessi economici. Come è ben evidente in questo conflitto d’altronde, dove più che la terra e la gente che la abita, le potenze in conflitto sono ben più interessate a cosa sta sotto quella terra. Schierarsi con la Guerra è schierarsi con lo Stato, non c’è nessuna contraddizione se non quella di ostinarsi a considerarsi “anarchici” mentre si ammazzano altri sfruttati.
Non potevamo quindi astenerci da opporci a questa presenza sgradita in città: martedì 7 aprile un’assemblea pubblica si è trovata in un parco per discutere dell’argomento con contributi ed interventi da compagne di altre città e da un compagno anarchico del gruppo Assembly di Kharkiv, gruppo che fa un lavoro importantissimo per farci arrivare notizie del conflitto sociale che si sta svolgendo dentro e contro i due blocchi in guerra.
A seguito dell’assemblea nei pressi del posto dove oggi, 8 aprile, si terrà l’incontro di Solidarity, sono apparsi striscioni e manifesti che da un lato parlavano agli abitanti sul tipo di evento che davvero si svolgeva lì e dall’altro per fare presente a questi “anti-autoritari” schierati con il potere che a Padova non sono i benvenuti. Né loro né nessun altro militarista è ben accetto.
Dalla parte di chi diserta. Chi professa anarchia combatte lo Stato e non le sue guerre.
