(IT;ENG) Comunicato della partecipazione allo sciopero della fame per la Palestina di Dimitris Chatzivasileiadis

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Riceviamo e diffondiamo:

Vittoria allo sciopero
della fame di massa per Palestine Action - Schiacciamo l'alleanza 1+3

Dal 2 novembre è in corso uno sciopero della fame collettivo a rotazione nelle carceri britanniche contro il coinvolgimento del Regno Unito nella guerra coloniale in Palestina e la repressione dell’organizzazione Palestine Action.

Trentatré prigionieri si sono impegnati, Amu Gib e Qesser Zuhrah sono stati i primi a iniziare e gradualmente il numero degli scioperanti sta aumentando. La lotta all’interno delle prigioni ha già assunto carattere internazionale, con la partecipazione dei compagni Massimo Passamani e Luca Dolce (Italia).

Le richieste:

– Fine immediata di ogni forma di censura e restrizione alla loro corrispondenza e alle loro comunicazioni.

– Rilascio immediato e incondizionato su cauzione.

– Diritto a un processo equo e trasparente.

– Depenalizzazione di Palestine Action.

– Chiusura definitiva di tutte le strutture di Elbit Systems nel Regno Unito.

Tutte le richieste sono al servizio della resistenza palestinese e della lotta comune contro la contro-rivoluzione capitalista. L’ultima richiesta colloca lo sciopero della fame nell’ambito dell’obiettivo della campagna politica per cui Palestine Action è stata inserita nella lista del “terrorismo”. La lotta continua quindi dall’interno della prigione. L’azienda israeliana Elbit fornisce gran parte delle attrezzature dell’esercito israeliano. Palestine Action, attraverso sabotaggi e blocchi, ha causato gravi danni all’azienda e la chiusura di fabbriche. Ha anche compiuto gravi sabotaggi alle basi e agli aerei della RAF, portando le forme più moderate di resistenza antimilitarista al livello delle esigenze oggettive determinate dal conflitto in Palestina.

Il 28 novembre, l’attivista palestinese Anan Yaeesh, che è stato un prigioniero politico nella Palestina occupata, sarà processato dallo Stato italiano. È accusato, senza prove, di collaborare con le Brigate di Tulkarm (Cisgiordania), legate alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, una componente armata di Fatah che resiste all’occupazione. L’UE sta combattendo in prima linea con l’occupazione sionista con tutti i mezzi a sua disposizione.

Il compagno Anan ha dichiarato: “Volete che mi difenda dalle accuse contro di me,‭ ‬ma mi vergogno di chiedere l’assoluzione per accuse che,‭ ‬per me,‭ ‬rappresentano una fonte di onore.‭ ‬Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati,‭ ‬o di aver cercato di liberare il mio popolo e il mio paese dall’oppressione coloniale.‭ ‬Giuro che non ho alcuna intenzione di essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista.‭ ‬La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia‭”.

Esprimo il mio rispetto per la memoria dei due martiri dell’attacco suicida contro un insediamento israeliano a sud di Betlemme il 18 novembre. Come hanno scritto le Brigate di Al-Shahid Abu Ali Mustafa, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nel loro annuncio commemorativo: “Il nostro impegno è una vendetta eterna che non svanisce. Domani la nebbia si diraderà dalle colline”

Lo sciopero della fame di massa è stato annunciato per l’anniversario della Dichiarazione Balfour, il mandato britannico per attuare il piano sionista. Lo sviluppo storico del capitale si è fondato su un genocidio implacabile. Dobbiamo considerare i genocidi da una prospettiva antistatale e anticapitalista. Il massacro e la carestia a Gaza e la guerra centenaria di distruzione e sfollamento del popolo palestinese sono processi di accumulazione primitiva, disciplinamento di classe e sterminio del proletariato in eccedenza. La brutalità della macchina da guerra imperialista e della sua avanguardia sionista è apertamente mostrata con l’obiettivo di affermare il suo terrorismo in tutto il mondo. Di fronte alla resistenza eroica di un popolo, i macellai capitalisti hanno fatto del pane e dell’acqua del popolo l’oggetto dei negoziati di guerra. La decisione unanime del Consiglio di sicurezza dell’ONU (17 novembre), con l’accordo degli imperialisti cinesi e russi, proclama l’assunzione di responsabilità per il completamento dell’occupazione. Ciò che il sionismo non è riuscito a ottenere attraverso guerre costanti, lo stanno ottenendo ora i suoi protettori. La prevista Forza Internazionale di Stabilizzazione ha il compito di disarmare la resistenza “con tutti i mezzi necessari”, cioè continuando la guerra genocida.

Come hanno dichiarato lo stesso giorno i Comitati di Resistenza Popolare, “Non accetteremo lo schieramento di forze internazionali o straniere all’interno della Striscia di Gaza per sostituire l’occupazione, né accetteremo un ruolo americano nel controllo dell’amministrazione di Gaza. Qualsiasi sostegno internazionale a questa decisione sarà considerato allineamento e legittimazione della presenza straniera sul territorio di Gaza”.

La resistenza palestinese non torna indietro sui suoi obiettivi politici: la liberazione di Gaza, militarmente ed economicamente; la fine degli insediamenti in Cisgiordania, approvati dalla Knesset sionista; il rilascio di tutti i prigionieri. Punizione per tutti i criminali di guerra. Nessuna pace con l’occupazione. L’unico linguaggio che il nemico capisce è il linguaggio della forza.

Due anni dopo che l’iniziativa rivoluzionaria del 7 ottobre è riuscita a riportare in primo piano, più forte che mai, la causa della distruzione della colonia imperialista, ripeto e dirò tutte le volte che sarà necessario che qualsiasi compromesso sulle richieste di libertà popolare in nome della pace, svalutando e seppellendo la resistenza nel silenzio o nel crogiolo dei diritti borghesi, affila le armi della controrivoluzione. Se la sinistra è perseguitata dalla maledizione storica della socialdemocrazia coloniale, la corrente antiautoritaria e il marxismo accademico sono perseguitati dalla maledizione dell’idealismo utopistico elitario, che trasforma convenientemente i padroni in vittime. Ma non c’è federalismo senza giustizia, né socialismo senza terra e libertà.

L’obiettrice di coscienza israeliana Daniela Schultz con la sua dichiarazione ha sventato tutti coloro che minano la resistenza palestinese: “La società israeliana nel suo insieme ha un ruolo nel plasmare l’orribile realtà del popolo palestinese. Non è ‘complicato’, non ci sono ‘eccezioni alla regola’, e i discorsi sull’innocenza o la moralità degli individui in una società la cui essenza è lo spargimento di sangue e la supremazia razziale sono irrilevanti”. Sul volontarismo fascista, che il neoliberismo e la sua post-socialdemocrazia presentano come alternativismo: “Il genocidio di Gaza ha avuto un impatto anche sulla società israeliana, ma invece di ribellarsi, le ONG civili hanno fatto di tutto per assecondarlo. Sostenendo le famiglie dei riservisti, ristrutturando i rifugi, le sale operatorie civili, tutto per ridurre al minimo il prezzo che gli israeliani pagano per il genocidio. Invece della disobbedienza civile, abbiamo creato una spina dorsale civile. Invece di resistere al genocidio, gli oppositori del governo si lamentano della scarsa efficienza della gestione della “guerra””. E per quanto riguarda l’opposizione “sociale”, così altamente considerata dai pacifisti occidentali: “Invece di rifiutarsi di arruolarsi,‭ ‬essi competono nel numero di giorni di servizio di riserva.‭ ‬L’opposizione e i gruppi di protesta dichiarano‭ ‬non a “nome nostro” e contemporaneamente salutano l’IDF e i suoi combattenti”.‭ In questo modo lei‬ mette la disobbedienza dei cittadini israeliani nella sua vera prospettiva: “Il mio rifiuto non è un atto eroico. Non mi rifiuto perché credo che la mia azione individuale cambierà la realtà, e non penso che le mie scelte come israeliana meritino un’attenzione centrale nella conversazione sulla liberazione palestinese. Mi rifiuto perché è la cosa più umana da fare”.

‭Il movimento antimilitarista dello Stato occupante riconosce l’obiettivo della resistenza:‭ “‬Un Paese la cui sicurezza richiede lo sterminio di un altro popolo non ha diritto alla sicurezza.‭ ‬Un popolo determinato a commettere un olocausto su un altro popolo non ha diritto all’autodeterminazione”.

Questo vale anche per il nazionalismo greco e il suo Stato. Il blocco strategico America-Israele-Grecia-Cipro (1+3) ha una responsabilità politica congiunta per la guerra genocida. La borghesia greca, insieme alle classi medie ad essa associate, è legata al piano imperialista di un “Nuovo Medio Oriente”, del “Grande Israele” dell’IMEC, del massacro e dello sterminio senza fine delle società nella guerra globale con il concorrente cinese e del terrorismo militarista. Lo Stato greco è, per sua natura, una base d’assalto del capitalismo cristiano occidentale. Dalla campagna controrivoluzionaria in Ucraina, alla guerra civile e alla guerra in Corea, Somalia e Afghanistan, al genocidio trentennale del proletariato migrante, all’ultimo decennio contro lo Yemen ribelle, all’alleanza coloniale per il Sahel e al fronte NATO-nazista in Ucraina, l’esercito greco è uno strumento mortale della metropoli capitalista.

Solidarietà rivoluzionaria significa collegare organicamente tutti i movimenti di resistenza sulla Terra ed estendere ogni linea del fronte ovunque ci troviamo. Qui, nel territorio greco-NATO, la solidarietà con la Palestina significa guerra civile di classe. Lo stesso vale, ovviamente, per tutti i regimi collaborazionisti arabi e islamici. La borghesia greca, con i suoi partiti politici, tecnocrati e accademici, difende cinicamente il sostegno strategico alla guerra genocida in Palestina in nome dell’interesse nazionale. Non è una novità. Kostas Simitis aveva sostenuto il bombardamento della Jugoslavia con lo slogan “Prima la Grecia”. Eterni collaboratori, lacchè del potere dominante.

Tale è la moralità capitalista, che esige la responsabilità collettiva nazionale per i suoi crimini atroci, con il voto delle classi lavoratrici. Come ha detto Daniela Shultz a proposito della sicurezza sionista: “Il discorso pubblico israeliano ha sempre subordinato la libertà del popolo palestinese – persino il suo diritto all’esistenza – all’impatto sulla ‘sicurezza’ israeliana. Dalla destra, che sostiene che la sicurezza può essere raggiunta solo attraverso l’occupazione e gli insediamenti, alla sinistra sionista, che afferma che ‘la sicurezza porterà la pace'”.

La resistenza palestinese chiede di punire i criminali di guerra. Il primo ministro greco è stato il primo a incontrare Netanyahu dopo che questi era stato incriminato dalla Corte internazionale di giustizia. Nessun pubblico ministero greco ha incriminato Mitsotakis per aver dato rifugio a un criminale di guerra internazionale. È stato il governo di sinistra, con la complicità di tutte le sue attuali fazioni, ad aggiornare l’alleanza strategica con il sionismo dieci anni fa.

Essi hanno una responsabilità politica collettiva per la distruzione di Gaza, per la colonizzazione della Cisgiordania, per le torture di massa e le esecuzioni indiscriminate di civili a Gaza e nelle prigioni, per gli ospedali bombardati, per le centinaia di medici, infermieri e giornalisti assassinati, per le scuole, le moschee e le chiese che sono state trasformate da rifugi a fosse comuni. Tutto questo ha la firma dello slogan “Prima la Grecia”. Nello stesso spirito nazionale, i governatori di destra e di sinistra chiedono alle classi lavoratrici ulteriori sacrifici per armare l’imperialismo dell’Europa occidentale, provocando apertamente una guerra interimperialista. Qualche giorno fa, il ministro della Guerra greco ha consigliato ai popoli europei di prepararsi a vedere i propri figli nelle bare, sottintendendo che i greci sono già pronti a ricevere i propri giovani nelle bare. Punire questi assassini genocidi non è responsabilità della resistenza palestinese, e nessun tribunale del loro sistema li giudicherà.

Ci stanno prendendo le misure da molto tempo ormai, ma hanno calcolato male. Prendiamo le nostre misure, inchiodiamoli alla tavola con gli stessi chiodi che hanno preparato per le nostre bare. Come ha recentemente affermato Macron, per sopravvivere nel mondo di oggi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere forti.

In solidarietà con la lotta nelle prigioni britanniche, da domenica 30 novembre 2025 farò uno sciopero della fame di una settimana (bevendo acqua) e dopo, per un giorno alla settimana o a seconda dell’evoluzione della situazione degli scioperanti della fame che sono in prima linea.

La storia ci ha insegnato che la prigione è un campo cruciale di resistenza. Ma non confondiamoci, i prigionieri politici che resistono sono una luna piena sul lato oscuro della Terra. Il lato soleggiato è dove la ribellione e l’azione diretta sono in aumento. Diffondiamo Palestine Action ovunque. Infittiamo la foresta dell’internazionalismo rivoluzionario (con il vero parallelo tracciato dal compagno Massimo).

Libertà ai combattenti di Palestine Action

Libertà per Elias Rodriguez e Casey Goonan

Onore al rivoluzionario anarchico Aaron Bushnell

Libertà a tutti gli ostaggi del campo sionista

“Ho paura della fame, di perdere le persone, di non avere nulla da perdere, dei fiumi che si prosciugano, della terra avvelenata, degli incendi boschivi, dell’invenzione, della produzione e del lancio di bombe che possono far evaporare le persone e lasciare buchi nella terra dove si trovavano. Ho paura del nostro silenzio e di ciò che sembra possibile normalizzare. Ho paura di ciò che siamo in grado di sopportare. Ho paura di quanto sia facile finire in prigione per non avere soldi. Ho paura della guerra, che nessuno venga quando abbiamo bisogno di loro. Ma il nostro silenzio, la nostra paura, la nostra produttività non ci proteggeranno”, Amu Gib.

“Elbit, mentre ti vanti di come le tue armi siano state ‘testate in battaglia sui palestinesi’, la nostra Resistenza ti informerà che i tuoi test hanno fallito. Perché Gaza si rialzerà e la Palestina non morirà mai”, gli scioperanti della fame.

Ai nostri compagni anarchici della teoria post-industriale: non abbiamo timore reverenziale nei confronti della marcia tecnologia capitalista di Stato. L’algoritmo non fa nulla di reale: è solo una metonimia, un velo su una morte improvvisa. È ingannevole e incapacitante vedere il potere dove non c’è altro che la paura autoreferenziale dell’innovazione della vita.

“La differenza tra una nazione radicata nella sua terra e le campagne di invasione che si sono ripetutamente infrante contro la roccia della sua determinazione non è stata ancora compresa”, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Nessun atto di solidarietà dovrebbe essere fatto a mio nome. L’obiettivo immediato è quello di far cedere lo Stato britannico di fronte alla lotta comune. Nel territorio greco-NATO, l’obiettivo è la macchina da guerra dell’alleanza 1+3. Come ha detto il compagno Anan: “Mi vergogno di trovarmi in una stanza calda, anche in prigione, mentre i bambini di Gaza muoiono di freddo, fame e sete”.

Dimitris Chatzivasileiadis

Prigione di Domokos

Grecia

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For solidarity with the hunger strikers for Palestine:

Victory to the mass hunger strike for Palestine Action - Let's crush the
alliance 1+3

	Since the 2nd of November, a rolling collective hunger strike has been
taking place in British prisons against the UK's involvement in the
colonial war in Palestine and the crackdown on the Palestine Action
organisation. Thirty-three prisoners have committed themselves in
advance, Amu Gib and Qesser Zuhrah were the first to start, and
gradually the number of strikers is increasing. The struggle inside the
prisons has already gone international, with the participation of
comrades Massimo Passamani and Luca Dolce (Italy). 
 
 The demands:
- Immediate end to all censorship and restrictions on their
correspondence and communications.
- Immediate and unconditional release on bail.
- Right to a fair and transparent trial.
- Deproscription of Palestine Action.
- Permanent closure of all Elbit Systems facilities in the United
Kingdom.

	All demands serve the Palestinian resistance and the common struggle
against capitalist counter-revolution. The last demand places the hunger
strike within the objective aim of the political campaign for which
Palestine Action was placed on the "terrorism" list. Thus, the struggle
continues from within prison.
	The Israeli company Elbit supplies a big part of the Israeli army's
equipment. Palestine Action, through sabotage and blockades, has caused
serious damage to the company and the closure of factories. It has also
carried out serious sabotage at RAF bases and aircrafts, upgrading the
more moderate forms of anti-militarist resistance to the level of the
objective needs determined by the conflict in Palestine. 
	On the 28th of November, Palestinian activist Anan Yaeesh, who was a
political prisoner in occupied Palestine, will be tried by the Italian
state. He is accused, without evidence, of collaborating with the
Tulkarm Brigades (West Bank), which are linked to the Al-Aqsa Martyrs
Brigades, an armed component of Fateh that resists the occupation. The
EU is fighting on the front lines of the Zionist occupation with all
means at its disposal. Comrade Anan stated: "You want me to defend
myself against the accusations against me,‭ ‬but I am ashamed to seek
acquittal on charges that,‭ ‬for me,‭ ‬represent a source of honour.‭ ‬I
do not want to defend myself against the accusation of having rights and
having claimed them,‭ ‬or of having tried to liberate my people and my
country from colonial oppression.‭ ‬I swear that I have no intention of
being acquitted of the legitimate resistance against the Zionist
occupation.‭ ‬The Palestinian resistance is one of the noblest phenomena
known to history.‭"
	I express my respect for the memory of the two martyrs of the
self-sacrificing attack on an Israeli settlement south of Bethlehem on
18/11. As the Brigades of Al-Shahid Abu Ali Mustafa, of the Popular
Front for the Liberation of Palestine wrote in their commemorative
announcement, "Our plegde is eternal revenge that does not fade.
Tomorrow the fog will clear from the hills."
	The mass hunger strike was announced to be launched on the anniversary
day of the Balfour Declaration, the British mandate to implement the
Zionist plan. The historical development of capital has been founded on
relentless genocide. We need to view genocides from an anti-state,
anti-capitalist perspective. The massacre and famine in Gaza and the
hundred-year war of destruction and displacement of the Palestinian
people are processes of primitive accumulation, class discipline and  of
extermination of surplus proletariat. The brutality of the imperialist
war machine and its Zionist vanguard is openly displayed with the aim of
establishing its terrorism worldwide. Faced with the heroic resistance
of a people, the capitalist butchers have made the people's bread and
water the subject of war negotiations. The unanimous decision of the UN
Security Council (17/11), with the agreement of the Chinese and Russian
imperialists, proclaims the assumption of responsibility for the
completion of the occupation. What Zionism failed to achieve through
constant wars, its patrons are now taking over. The planned
International Stabilisation Force is tasked with disarming the
resistance "by all necessary means", i.e. by continuing the genocidal
war. As the Popular Resistance Committees stated on the same day, "We
will not accept the deployment of any international or foreign forces
inside the Gaza Strip to replace the occupation, nor will we accept an
American role in controlling the administration of Gaza. Any
international support for this decision will be considered alignment,
bias, and legitimization of the foreign presence on the land of Gaza."
	The Palestinian resistance does not go back on its political goals: the
liberation of Gaza, militarily and economically; a halt to the
settlement of the West Bank, which was approved by the Zionist Knesset;
and the release of all prisoners. Punishment of all war criminals. No
peace with the occupation. The only language the enemy understands is
the language of force. 
	Two years after the revolutionary initiative of October 7 managed to
bring back to the fore, more strongly than ever before, the cause of the
destruction of the imperialist colony, I repeat and will say as many
times as necessary, that any compromise on the demands of popular
freedom for the sake of peace, by devaluing and burying resistance in
silence or in the melting pot of bourgeois rights, sharpens the weapons
of counter-revolution. If the left is haunted by the historical curse of
colonial social democracy, the anti-authoritarian current and academic
Marxism are haunted by the curse of elitist utopian idealism, which
conveniently transforms masters into victims. But there is no federalism
without justice, nor socialism without land and freedom. 
	Israeli conscientious objector Daniela Schultz with her statement,
thwarted all those who undermine the Palestinian resistance: "Israeli
society in its entirety has a role in shaping the horrible reality of
the Palestinian people. It isn't 'complicated', there aren't 'exceptions
to the rule', and talks of the innocence or morality of individuals in a
society whose whole essence is bloodshed and racial supremacy are
irrelevant". On fascist voluntarism, which neoliberalism and its
post-socialdemocracy present as alternativism: "The Gaza genocide has
also taken its toll on Israeli society – but instead of rising against
it, civil NGOs went out of their way to accommodate it. Supporting
reservists' families, renovating shelters, civil operation rooms, all
meant to minimise the price Israelis pay for the genocide. Instead of
civil disobedience, we created a civil backbone. Instead of resisting
the genocide, the government's critics complain about the efficiency of
managing the 'war'". And as for the 'social' opposition, so highly
regarded by Western pacifists: "Instead of refusing to enlist,‭ ‬they
compete in the number of days of reserve service.‭ ‬The opposition and
protest groups declare‭ '‬not in our name' and simultaneously salute the
IDF and its combatants".‭ In this way she‬ puts the disobedience of
Israeli citizens into its true perspective:‭ "‬My refusal isn't a heroic
act.‭ ‬I'm not refusing because I believe my individual action will
change reality,‭ ‬and I don't think my choices as an Israeli deserve
central attention in the conversation of Palestinian liberation.‭ ‬I'm
refusing because it is the most human thing to do".‭ ‬The
anti-militarist movement of the occupying state recognizes the goal of
resistance:‭ "‬A country whose security requires the extermination of
another people has no right to security.‭ ‬A people determined to commit
a Holocaust on another people has no right to self-determination".
	This also applies to Greek nationalism and its state. The strategic
bloc of America-Israel-Greece-Cyprus (1+3) has joint political
responsibility for the genocidal war. The Greek bourgeoisie, along with
the middle classes associated with it, is tied to the imperialist plan
of a "New Middle East", of the "Greater Israel" of IMEC, of the endless
slaughter and extermination of societies in the global war with the
Chinese competitor and of militaristic terrorism. The Greek state is by
its foundation a storming base of Western Christian capitalism. From the
counter-revolutionary campaign in Ukraine, to the civil war and the war
in Korea, Somalia and Afghanistan, to the thirty-year genocide of the
migrant proletariat, to the last decade against rebellious Yemen, the
colonial alliance for the Sahel and the NATO-Nazi front in Ukraine, the
Greek army is a deadly tool of the capitalist metropolis. 
	Revolutionary solidarity means organically connecting all resistance
movements on Earth and extending every front line wherever we are. Here,
in the Greek-NATO territory, solidarity with Palestine means civil class
war. The same is true, of course, for all collaborative Arab and Islamic
regimes. The Greek bourgeoisie, with its political parties, technocrats
and academics, cynically defends the strategic support for the genocidal
war in Palestine in the name of the national interest. This is nothing
new. Kostas Simitis had supported the bombing of Yugoslavia with the
slogan 'Greece first'. Eternal collaborators, lackeys of the ruling
power. Such is capitalist morality, which demands national collective
responsibility for its heinous crimes, with the vote of the working
classes. As Daniela Shultz said about Zionist security: "Israeli public
discourse has always made the freedom of the Palestinian people — even
their right to exist — conditional on the impact on Israeli 'security'.
From the right, which claims that security can only be achieved through
occupation and settlements, to the Zionist left, which says 'security
will bring peace'".
	The Palestinian resistance demands the punishment of war criminals. The
Greek prime minister was the first to meet with Netanyahu after he was
indicted by the International Court of Justice. No Greek prosecutor has
indicted Mitsotakis for harbouring an international war criminal. It was
the left-wing government, with the complicity of all its current
factions, that upgraded the strategic alliance with Zionism ten years
ago.
	They bear collective political responsibility for the levelling of
Gaza, for the colonisation of the West Bank, for the mass torture and
indiscriminate executions of civilians in Gaza and in prisons, for the
bombed hospitals, for the hundreds of murdered doctors, nurses and
journalists, for the schools, mosques and churches that have been turned
from shelters into mass graves. All of this has the signature of the
slogan, 'Greece first'. In the same national spirit, right-wing and
left-wing governors are demanding that the working classes make further
sacrifices to arm Western European imperialism, openly provoking an
inter-imperialist war. A few days ago, the Greek Minister of War advised
the European peoples to be prepared to see their children in coffins,
implying that the Greeks are already prepared to receive their youth in
coffins. The punishment of these genocidal murderers is not the
responsibility of the Palestinian resistance, and no court of their own
system will judge them. 
	They have been taking our measurements for a long time now, but they
have miscalculated. Let us take our measures, let us nail them to the
board with the same nails they have for our coffins. As Macron recently
said, to survive in today's world, you have to be feared, and to be
feared, you have to be strong. 
	In solidarity with the struggle in British prisons, from Sunday 30/11 I
will go on a week-long hunger strike (drinking water) and after that,
for one day a week or depending on the progress of the situation of the
hunger strikers who are on the front line.
	History has taught us that prison is a crucial field of resistance. But
let's not get confused, the resisting political prisoners are a full
moon on the dark side of the Earth. The sunny side is where rebellion
and direct action are on the rise. Let us spread Palestine Action
everywhere. Let us thicken the forest of revolutionary internationalism
(with the real parallel drawn by comrade Massimo).

Freedom to the fighters of Palestine Action
Freedom for Elias Rodriguez and Casey Goonan
Honour to the anarchist revolutionary Aaron Bushnell
Freedom to all the hostages of the Zionist camp

	"I am afraid of hunger, of losing people, of having nothing to lose, of
rivers running dry, of poisoned land, of forest fires, of the invention,
manufacture, and release of bombs that can evaporate people and leave
holes in the earth where they stood. I'm scared of our silence, and what
it's apparently possible to normalise. I'm scared of what we can
stomach. I'm scared of how easily you can be put in prison for not
having money. I'm scared of war, of no one coming when we need them. But
our silence, our fear, our productivity will not protect us," Amu Gib 

	"Elbit, while you boast of how your weapons have been 'battle tested on
Palestinians', our Resistance will inform you that your tests have
failed. Because Gaza will rise and Palestine will never die," the hunger
strikers.  

	To our anarchist comrades of post-industrial theory: No awe is due to
the rotten state capitalist technology. The algorithm does nothing real:
it is merely a metonymy, a veil over sweeping death. It is deceptive and
incapacitating to see power where there is nothing but self-referential
fear of the innovation of life. 
	"The difference between a nation rooted in its land and the campaigns
of invasion that have repeatedly broken against the rock of its
determination has not yet been understood", Popular Front for the
Liberation of Palestine

 (No act of solidarity should be done in my name. The immediate goal is
to make the British state yield in the face of the common struggle. In
the Greek-NATO territory, the target is the war machine of the 1+3
alliance. As Comrade Anan said: "I am ashamed to find myself in a warm
room, even in prison, while children in Gaza die of cold, hunger, and
thirst".

Dimitris Chatzivasileiadis
Domokos Prison
Greece

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Per Anan Yaeesh:

Il 28 novembre 2025, l'attivista palestinese Anan Yaeesh, che è stato un prigioniero politico nella Palestina occupata, sarà processato dallo Stato italiano. È accusato, senza prove, di aver collaborato con le Brigate di Tulkarem (Cisgiordania), un'organizzazione legata alle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, un gruppo armato di Fatah che resiste all'occupazione.
L'UE sta combattendo in prima linea con l'occupazione sionista con tutti i mezzi a sua disposizione.  Il compagno Anan ha dichiarato: "Voi volete che mi difenda dalle accuse che mi vengono rivolte, ma mi vergogno di cercare l'assoluzione da accuse che, per me, rappresentano una fonte d'onore. Non voglio difendermi dall'accusa di avere diritti e di averli rivendicati, o di aver cercato di liberare il mio popolo e il mio paese dall'oppressione coloniale. Giuro che non ho alcuna intenzione di essere assolto dalla legittima resistenza contro l'occupazione sionista. La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili che la storia conosca".  
Esprimo il mio rispetto per la memoria dei due martiri dell'attacco suicida a un insediamento israeliano a sud di Betlemme il 18 novembre. 
Come hanno scritto le Brigate Al-Shahid Abu Ali Mustafa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina nel loro tributo, "Il nostro impegno è una vendetta eterna che non svanisce. Domani la nebbia si dissiperà dalle colline".

Solidarietà all'attivista palestinese Anan Yaeesh.

Libertà per gli attivisti di Palestine Action.

Libertà per Elias Rodriguez e Casey Goonan.

Onore al rivoluzionario anarchico Aaron Bushnell.

Libertà per tutti gli ostaggi del campo sionista.

Dimitris Chatzivasileiadis
27 novembre
Prigione di Domokos
Grecia

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For Anan Yaeesh:

On November 28 2025, the Palestinian activist Anan Yaeesh, who was a
political prisoner in occupied Palestine, will be tried by the Italian
state. He is accused, without evidence, of collaborating with the
Tulkarm Brigades (West Bank), an organisation linked to the Al-Aqsa
Martyrs Brigades, an armed group of Fateh that resists the occupation.
The EU is fighting on the front lines of the Zionist occupation with all
means at its disposal. Comrade Anan stated: "You want me to defend
myself against the accusations against me, but I am ashamed to seek
acquittal on charges that, for me, represent a source of honor. I do not
want to defend myself against the accusation of having rights and having
claimed them, or of having tried to liberate my people and my country
from colonial oppression. I swear that I have no intention of being
acquitted of the legitimate resistance against the Zionist occupation.
The Palestinian resistance is one of the noblest phenomena known to
history".
    I express my respect for the memory of the two martyrs of the
self-sacrificing attack on an Israeli settlement south of Bethlehem on
November 18. As the Al-Shahid Abu Ali Mustafa Brigades of the Popular
Front for the Liberation of Palestine wrote in their tribute, "Our
pledge is eternal revenge that does not fade. Tomorrow, fog will clear
from hills"

    Solidarity with Palestinian activist Anan Yaeesh
    Freedom for the activists of Palestinian Action
    Freedom for Elias Rodriguez and Casey Goonan
    Honor to the anarchist revolutionary Aaron Bushnell
    Freedom for all the hostages of the Zionist camp

Dimitris Chatzivasileiadis
27th of November
Domokos prison
Greece