Eppur si muove… Voci contro il lasciapassare

Eppur si muove…

Voci contro il lasciapassare

A cadenza pressoché quotidiana, si moltiplicano le voci, le prese di posizione, i gesti di renitenza contro il lasciapassare sanitario. Pubblichiamo qui una piccola raccolta di testi usciti negli ultimi giorni o nelle ultime ore. Al di là del carattere o del linguaggio spesso democratico, cittadinista o sindacale di molti di questi, e sebbene alcune di queste “voci” stentino – almeno per il momento – a mettere chiaramente in discussione l’obbligo vaccinale; al di là del fatto che provengono anche da professioni per cui abbiamo poca simpatia (come i controllori ferroviari), ci sembra importante far conoscere questi gesti di dissenso, insubordinazione, resistenza pratica o anche solo “verbale” (e non è poco, in questi tempi di censura e “streghizzazione”). Nonostante la ginnastica di obbedienza impartita in quarant’anni di controrivoluzione (e in più decenni di dis-pedagogia democratica e statolatra), anche nel cosiddetto Belpaese non tutto tace, e qualcosa si muove. Invitiamo i nostri lettori e lettrici a leggere con particolare attenzione la lettera aperta degli studenti di Bergamo, a nostro parere uno dei testi più precisi e lucidi (nonostante i riferimenti alla Costituzione…) usciti finora nel descrivere il nuovo ordine tecno-sanitario che si sta delineando.

 

 

Dalla Scuola:

14 SETTEMBRE 2021

GIORNATA DISOBBEDIENZA CIVILE NEL MONDO DELLA SCUOLA

Aderiamo all’appello dei docenti, studenti, personale scolastico contro il Greenpass, prevista per la giornata 14 settembre in tutta Italia, nella convinzione che è giunto il momento di farsi sentire, indetta da Rete di solidarietà del trentino, Rete Cassa di solidarietà, docenti, studenti, personale scolastico contro il greenpass.

Appello al boicottaggio del greenpass a partire dal mondo della scuola

L’introduzione della “certificazione verde” obbligatoria (lasciapassare sanitario) rappresenta un salto qualitativo senza precedenti in quella che, ormai è evidente, costituisce una strategia di governo basata sulla logica emergenziale le cui origini risalgono a ben prima dell’emergere dell’epidemia-evento Covid-19. L’utilizzo stesso del termine green pass (in luogo di espressioni più circoscritte) rinvia a scenari di applicazione futuri in una società tecnologica che del possesso di certificazioni digitali farà la base di nuove forme di controllo e discriminazione sociale. Occorre cogliere appieno questa tendenza di fondo poiché da certi passaggi non si torna indietro. In questo senso la questione del green pass riguarda tutti e tutte, anche chi ha deciso o deciderà, per varie ragioni, di aderire alla campagna vaccinale. La storia e la letteratura, anche quella che circola, ancora oggi, nelle scuole, sono colmi di figure e atti di protesta (quasi sempre, all’inizio, di minoranze) che con i loro no ostinati e autentici hanno dato un contributo fondamentale alla difesa o riconquista di libertà sociali. Oggi, come docenti, studenti e personale scolastico dovremmo rispondere alla stretta dello Stato esprimendo, individualmente e collettivamente uno slancio. È importante, infatti, contestare e inceppare sul nascere questa imposizione. Occorre sviluppare gesti di disobbedienza attiva individuale insieme a strategie comuni che diano linfa (e solidarietà!) a questi gesti e al tempo stesso creino lo spazio per poter esprimere collettivamente un dissenso più ampio, anche da parte di chi dovrà cedere al ricatto lavorativo. Un primo passo concreto: perturbiamo l’inizio d’anno scolastico. Per Milano e Lombardia, ci ritroviamo, educatrici comunali, docenti statali, personale scolastico, studenti martedì 14 settembre dalle 11.00 in poi presso i GIARDINI via Stratos n.8 parco CityLife Milano, metro Lilla, mm Portello

Lavoratori della scuola in lotta contro il greenpass

 

Dalle università:

Lettera degli studenti universitari di Bergamo

Una lettera degli studenti dell’Universita di Bergamo

 

Lettera del prof. Andrea Camperio Ciani, ordinario a Padova, al rettore e ai due ministri citati.

Collega Rettore,

(non uso superlativi per ciò che segue),

io sottoscritto prof Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera Università degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei , e per conoscenza al ministro della università Messa ed al ministro della sanità Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei il mio green pass, accettando la sua dimissione dall’ insegnamento dei miei corsi di evolutionary psycology, genes mind and social behavior, e animal and human behavior, e la radiazione della mia cattedra di insegnamento quale professore ordinario, e sospensione dell’intero stipendio. Io mi prendo la responsabilità di ciò che affermo, e aspetto il suo decreto di radiazione da codesta Università di Padova.

Sottolineo che in una università libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse. Sono fiero pronipote del prof. Costanzo Zenoni, che rinunciò alla cattedra di Anatomia all’Università di Milano per non aderire al partito fascista. Antenati patrioti, eroi, e pensatori, mi avevano illuso che l’università avesse appreso principi di libertà e democrazia, vedo che così non è e me ne assumo le responsabilità.

Mi rifaccio al patto sociale di Hobbes, che più di trecento anni fa, sanciva quanta libertà il cittadino dovesse abdicare allo stato e quanta tenersela, dichiaro che in nome della libertà,’ individuale, per tutti i no vax che non condivido, ma tollero, insieme a testimoni di Geova, ed ai timorosi, o male informati, ritengo che discriminarli sia opera liberticida ed oscurantista. Sono quindi fiero di rimetterle il mio mandato ed attendo il suo decreto di licenziamento.

Viva la libertà qualunque essa sia.

In fede,

@prof.Andrea Camperio Ciani

 

Lettera del professore Francesco Benozzo

Care colleghe, cari colleghi,
da più di un anno e mezzo mi trovo, direi ormai mio malgrado, in prima linea per combattere la versione monocorde della storia “pandemica”.

Ho pubblicato circa 30 interventi di carattere militante, ho pubblicato tre libri – due dei quali tradotti ora in più lingue, l’ultimo dei quali scritto a quattro mani con un professore, Luca Marini, ben più autorevole di me – su un’idea evidentemente non allineata di scienza, dissidenza e poesia.
Ho fatto concerti, alcuni credo importanti, per raccontare una storia diversa. All’Università di Bologna, dove ho – o ho avuto – l’onore di insegnare, sono stato censurato per avere espresso la mia libertà di pensiero dalle stesse autorità accademiche che mi chiedevano di organizzare manifestazioni pubbliche, in nome della libertà di pensiero, per il nostro sventurato studente Patrick Zaki (che un qualche dio benedica te, ragazzo, insieme a chi si trova nella tua condizione in modo anche più anonimo).
Insegno con grande consapevolezza la Filologia sulla cattedra che fu prima di Giosue Carducci e poi di Giovanni Pascoli. In nome di questa consapevolezza, vengo ora al punto, con una premessa.
La premessa è che io non ho fiducia in accorpamenti di gruppi, in iniziative, in ricorsi vari. Non ho fiducia nei dibattiti interni. Non ho fiducia nelle class action. Io ho fiducia negli individui e nella poesia di ciascuno, nella dissidenza individuale e nel mettersi alla prova in prima persona.
Io ho fiducia nel vento e nel mare.

Care colleghe, cari colleghi, la cosa più concreta che ora mi viene in mente, in questa prospettiva, e dentro questo scenario oscuro e raccapricciante, è un dissenso individuale. Chi come me non ha e non avrà mai alcun green pass ha già dissentito e dissente, e subirà e subisce le conseguenze discriminatorie del caso che le/gli sono state sentenziate.

Non penso ci sia bisogno di altro.
Ma io credo che proprio chi invece possiede un green pass ma possiede anche una visione non settaria della realtà potrebbe diventare adesso l’elemento che il dispositivo di soggiogamento non aveva previsto: potrebbe, come docente, come amministrativo, come parte di una comunità – la Scuola, l’Università – che un tempo è stata il faro e il baluardo per lottare contro le derive autoritarie, e su cui si è fondato il libero pensiero e la felicità dell’uomo, NON RECARSI AL LUOGO DI LAVORO, RIFIUTARE DI INSEGNARE, DI LAVORARE, DI ESSERE COMPLICE DI UN’ISTITUZIONE CHE SI FA PORTAVOCE DI UNA DISCRIMINAZIONE.

Potrebbe annunciarlo al proprio direttore, al proprio rettore, al proprio responsabile (figure da cui, in un mondo diverso da quello patetico in cui viviamo, ci si sarebbe aspettati una mossa simile contro le istituzioni!).
È venuto il tempo di capire – e qui mi rivolgo ai rettori, ai direttori di dipartimento, ai dirigenti scolastici, ai coordinatori di iniziative interdisciplinari – se tutte le belle parole sull’inclusione e la diversità, sull’Agenda UNESCO 2030, sulla libertà di pensiero, sullo sviluppo sostenibile, sulla lotta contro ogni discriminazione erano alla fine solo parole.

È venuto il tempo di capire se si ha la faccia tosta di presentarsi di fronte ai nostri studenti per insegnare loro qualcosa che ha a che fare con lo spirito critico, nel momento stesso in cui si accetta di farlo rinunciando al proprio spirito critico, esibendo un lasciapassare che rende consapevolmente ridicola ogni prospettiva di autonomia di pensiero.

Care colleghe, cari colleghi, io vi esorto a un gesto di dissidenza individuale. Rispettando ogni opinione che sia contraria alla mia – la mia, intendo, che è fin troppo chiara – vi esorto a chiedere a voi stessi, in coscienza, se ha davvero senso pensare a voi stesse e voi stessi come insegnanti, come docenti, come persone libere in un’istituzione libera, a fronte di questo ricatto che costringe voi a obbedire a una regola insensata e le vostre colleghe e colleghi che non obbediscono a stare fuori dalle aule che anche grazie a loro – e adesso è più chiaro che mai – sono diventate luoghi di pensiero critico e libero.

Care colleghe, cari colleghi, io credo che spetti a noi, ma ora soprattutto a voi, farsi portavoce di quell’idea di civiltà non seriale, non pedissequa, non servile, in nome della quale la Scuola e l’Università erano nate.

Sono certo che verranno tempi migliori.
Le acque dei laghi appenninici continuano a incresparsi nelle notti di luna. Un bellissimo autunno indora le faggete azzurre.

La verità e la bellezza continueranno in qualche luogo a danzare insieme.

Ci saranno cose che non rimpiangeremo. Ci saranno cose che rimpiangeremo. Ognuno di noi saprà scegliere che cosa rimpiangerà o non rimpiangerà di questi tempi di tenebra. Io credo che molto, o tutto, dipenda da gesti individuali e da scelte chiare. Credo che molto, o tutto, dipenda da voi.

Francesco Benozzo

 

Appello di centinaia di docenti universitari contro il lasciapassare

Qui l’appello dei prof contro il GP:
https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/

 

 

Dalle ferrovie:

Qui sotto il testo in pdf di alcuni lavoratori e lavoratrici di Trenitalia

fs green pass

 

 

 

Dai lavoratori e lavoratrici della sanità:

Qui sotto il comunicato del SI Cobas “I lavoratori della sanità piacciono solo quando muoiono!”

piacciono solo quando muiono

 

 

 

Dal “movimento”:

 

 

 

Dal “prendersi cura” a “controllare e reprimere”, Dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”:

No al Green Pass ! Assemblea

Giovedì 23 ore 21.00 Presso il Circolo ARCI Magazzino Parallelo via Genova, 70 Cesena (FC)

Se la cocente sconfitta dell’imperialismo USA e dei suoi “soci di minoranza” (Italia compresa) in Afghanistan ci ha ricordato l’esistenza di un “fronte esterno”, l’esplosione del Covid, innestata a una situazione di crisi precedente, ha fornito una ghiotta occasione alle classi dominanti e ai suoi esecutivi per inasprire le politiche di ristrutturazione sociale e del mondo del lavoro sul “fronte interno”. E così, legislatura dopo legislatura, ci siamo ritrovati di fronte a una restrizione sempre più marcata degli spazi di libertà sociali, sindacali e politici. Le recenti misure, dietro il pretesto di contenimento del COVID, sono il condensato della filosofia che ha ispirato le politiche neo-liberiste di questi anni. Proprio nello smantellamento progressivo della sanità pubblica ha trovato uno dei suoi punti cardine, rivelando, di fronte alla pandemia, tutta la sua fragilità e inadeguatezza con esiti drammatici. Questa è la sintesi di ciò che è avvenuto in uno spazio di tempo relativamente breve a ridosso e dopo il COVID: il decreto Salvini, i disegni in discussione di nuove leggi anti-sciopero, l’utilizzo di agenzie private di squadre di picchiatori contro i lavoratori in sciopero (vedi la logistica). Parallelamente un controllo sociale sempre più stretto e invasivo, anche in previsione di un impoverimento di settori significativi di ceto medio e la crescita esponenziale di essere umani considerati “inutili”, destinati a vivere nel sistema dell’incertezza, senza alcuna prospettiva se non quella di dormire sotto i ponti, nutrirsi alla Caritas o vivere di espedienti in una società blindata. Un controllo che passa attraverso una presenza sempre più massiccia di militari e poliziotti nelle strade, telecamere ovunque, coprifuoco, i droni sulle spiagge, sanzioni amministrative, dispositivi elettronici, GPS, badges, un generale della NATO a capo dell’emergenza sanitaria, digitalizzazione dei documenti, la riforma della giustizia e, da ultimo, il “green pass”, il cui campo di applicazione ora viene esteso anche sui luoghi di lavoro con il sostegno di Confindustria. Strumento di ricatto, di divisione e contrapposizione fra i lavoratori. In questo contesto non possiamo che sentirci distanti e contrari da/a tutta quella sinistra, anche antagonista, che di fronte a provvedimenti come il lasciapassare verde e l’obbligo vaccinale cerca goffamente di giustificarli nascondendosi dietro il paravento della “neutralità della scienza” e, peggio ancora, delle “esigenze generali della società”. Quella capitalistica per intenderci. Non vedendo, o facendo finta di non vedere, che misure simili sono parte integrante di una svolta epocale voluta dal capitale all’attacco, non solo dei lavoratori, ma anche all’umanità intera ed al pianeta nel tentativo di plasmare/rapinare/sfruttare ulteriormente, ridurre la vita a mera merce. Niente a che vedere con pericolose e sospette fantasie di alcuni settori su presunti complotti sanitari di “capitalisti cattivi” o “giudaico-massonici”. Per essere chiari: il “complotto” è il capitalismo stesso nella sua forma moderna che si sovrappone agli stati e controlla le organizzazioni mondiali. La portata di questo attacco, che ha radici ultra-decennali, rivela la quota di investimenti “pubblici” destinata a sostenere piani di regolamentazione, che non mostra segni di diminuzione ma è destinata a fini differenti: i costi sono dirottati dal “prendersi cura” al “controllare e reprimere”, dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”. Tutto questo ci pone di fronte a un salto di qualità che trova negli Stati imperialisti, al servizio del capitale multinazionale, il braccio esecutore per imporre questi nuovi assetti di “ingegneria sociale”. Assetti che ci espongono al baratro di un cammino irreversibile, per ora solo intuito o inesplorato, che espone l’intera umanità a rischi e pericoli spaventosi. Il nostro problema è di come impedire che questo progetto sia attuato, e questo configurerà l’agenda politica di tutti i rivoluzionari nel prossimo futuro. Altrimenti potrebbe non esserci più un futuro da forgiare perché non ci saranno più esseri umani in grado di farlo. A partire da questi presupposti proponiamo un momento di confronto collettivo su queste tematiche con il fine non solo di fare una “chiacchierata” sui destini del mondo ma cercando di individuare, fin da subito, possibili terreni di azione comune per la costruzione di un ampio movimento contro le manovre liberticide, un movimento che si qualifichi per le lotte per una sanità pubblica territoriale che sia anche di prevenzione, attenzione nella cura delle persone e ripristino dei territori ed ambiente, che dice no alle privatizzazioni e ai tagli; che dice no alla nocività e ai licenziamenti sui posti di lavoro. Superando questa dicotomia artificiosa “novax-sivax” di chi vorrebbe creare contrapposizioni partendo da una presa di posizione netta e chiara contro il “green pass” per quello che è realmente e per quello che rappresenta. Non vogliamo il green pass! Vogliamo salute, reddito e libertà! Compagne e compagni per la ricomposizione

 

 

 

Da Emilio Quadrelli

Ciò che si va delineando intorno al Green pass va ben oltre il fatto in sé. Asserire che il potere è interessato alla salute della popolazione è un vero e proprio ossimoro visto che l’era attuale ha mostrato di essere del tutto disinteressata alla popolazione poiché la “volontà di potenza” di uno stato non è più misurabile sulla quantità di popolazione sana di cui disporre. Il mutamento della “forma guerra” con la messa in mora degli eserciti di massa ha comportato il venir meno della popolazione come elemento strategico e, conseguentemente, il non interesse del potere nei confronti della popolazione. La stessa cosa vale per la produzione. Nel mondo contemporaneo la produzione bellica non necessità più della “mobilitazione totale” quindi del tutto inutile è diventata la necessità di masse sterminate da impiegare nella produzione bellica. Per molti versi, allora, diventa possibile asserire che se il mondo di ieri si caratterizzava nel “fare vivere e lasciare morire” il mondo attuale sembra maggiormente prono al “far morire e lasciare vivere” il modello ordoliberale è esattamente questo. Il Green pass, allora, diventa un modello di “governamentalita'” e disciplinamento politico e sociale che, reiterando le logiche dell’emergenza, offre al potere una “tecnica di governo del vivente” il cui fine permane la messa in forma di “corpi docili” interamente declinati alle esigenze del comando. Sulla base di ciò il problema non è certamente essere no o pro vax ma inceppare, sabotare e disarticolare questo progetto di normazione politica e sociale. La questione del Green pass, inoltre, pone nuovamente in luce due tendenze storicamente presenti nel movimento comunista. Non sarà sfuggito, infatti, come quote non secondarie di comunisti si siano apertamente schierate per il Green pass e il vaccino. Sorprendente, ma non troppo, dagli stalinisti ai bordighisti si è avuta una sostanziale adesione alle logiche del Green pass e a tutto ciò che questo si porta appresso. Ciò non è altro che il frutto maturo dello statalismo e dello scientismo che caratterizza le varie ortodossie e il loro essere, a conti fatti, la continuazione sotto altra forma della declinazione positivista del marxismo operata dalla Seconda internazionale. Del resto sono gli stessi che hanno trasformato la critica dell’economia politica di Marx in scienza economica. Nei confronti della scienza, poi, hanno un rapporto non dissimile da quello maturato da non pochi sprovveduti nei confronti di Vanna Marchi o, in tempi più recenti, dei talebani nei confronti del Corano. La scienza, per questi dotti marxisti, diventa un campo neutro del tutto avulso dalla formazione economica e sociale. Per questi, tanto per fare un esempio non irrilevante, l’isteria femminile grazie alla quale milioni di donne sono state psichiatrizzate e internate era un fatto obiettivo. Questi non comprenderanno mai, per esempio, che sparare agli orologi è uno dei gesti e delle pratiche più radicali e rivoluzionarie. Tutti presi dal loro “marxismo scientista” attendono il divenire delle forze produttive, e della scienza a queste coeva, per raccogliere in maniera indolore (non sia mai che la soggettività intervenga, gli anatemi contro il populismo sono già tutti belli che pronti) il frutto maturo del socialismo. Detto ciò si capisce anche perché questi, da almeno 50 anni non contino un cazzo.

NB. Il riferimento al populismo è quello russo!!!