Eppur si muove… Voci contro il lasciapassare [in continuo aggiornamento]

Eppur si muove…

Voci contro il lasciapassare

A cadenza pressoché quotidiana, si moltiplicano le voci, le prese di posizione, i gesti di renitenza contro il lasciapassare sanitario. Pubblichiamo qui una piccola raccolta di testi usciti negli ultimi giorni o nelle ultime ore. Al di là del carattere o del linguaggio spesso democratico, cittadinista o sindacale di molti di questi, e sebbene alcune di queste “voci” stentino – almeno per il momento – a mettere chiaramente in discussione l’obbligo vaccinale; al di là del fatto che provengono anche da professioni per cui abbiamo poca simpatia (come i controllori ferroviari), ci sembra importante far conoscere questi gesti di dissenso, insubordinazione, resistenza pratica o anche solo “verbale” (e non è poco, in questi tempi di censura e “streghizzazione”). Nonostante la ginnastica di obbedienza impartita in quarant’anni di controrivoluzione (e in più decenni di dis-pedagogia democratica e statolatra), anche nel cosiddetto Belpaese non tutto tace, e qualcosa si muove. Invitiamo i nostri lettori e lettrici a leggere con particolare attenzione la lettera aperta degli studenti di Bergamo, a nostro parere uno dei testi più precisi e lucidi (nonostante i riferimenti alla Costituzione…) usciti finora nel descrivere il nuovo ordine tecno-sanitario che si sta delineando.


Riceviamo e diffondiamo:

Lettera aperta dalla Valsusa

Il testo completo lo trovate qui e sul sito:
https://letteradallavalsusa.it/


Riceviamo e diffondiamo:

Trieste chiama…

18 ottobre 2021, al Varco IV del porto: do you remember?

Al porto di Trieste è arrivato a fine maggio un quarto licenziamento. Una ulteriore pesantissima misura che si inquadra nel clima di vera e propria rappresaglia instaurato, a colpi di licenziamenti e di decine e decine di sospensioni (52 provvedimenti disciplinari al momento) dai padroni del porto, come da mesi denunciano i lavoratori del CLPT, Coordinamento Lavoratori del Porto di Trieste.

E’ una rappresaglia dice giustamente il CLPT per le lotte di ottobre culminate con l’intervento poliziesco che ha sgomberato il presidio di massa al Varco IV del porto. E’ un rappresaglia che se colpisce in particolare i lavoratori del porto in quanto sono stati la punta di diamante del grande movimento anti-governativo, ha una portata più vasta. Sono in arrivo infatti, annunciate dalla stampa, 30 denunce sempre in relazione alla lotta davanti al Varco IV che si sommano allo stillicidio di misure persecutorie contro gli attivisti “no green-pass” della città.

E’ una rappresaglia annunciata: fin dal novembre, una volta fatta sfogare l’onda di piena del movimento, il presidente degli industriali dell’Alto Adriatico Sig. Agrusti, ricordava che “se è una guerra, questi (i cosiddetti “no vax”) sono disertori e in guerra i disertori… si fucilavano”. Oggi, nell’attuale guerra di classe, “i disertori” cioè chi non intende piegare la testa ai diktat del governo e del capitale, viene discriminato, buttato fuori dalla società, impedito persino di guadagnarsi il pane con il suo lavoro, come per i lavoratori renitenti della sanità che sono fuori senza stipendio fino al 31dicembre. Nel febbraio di quest’anno il Sig. sindaco Dipiazza invocava“leggi speciali come quelle contro i terroristi” contro la gente che a Trieste non ha mai mollato la lotta contro un governo che ha instaurato l’apartheid. Ancora: nella recente celebrazione del 1° maggio i sindacati ufficiali, hanno tentato (vanamente) di tenere fuori dalla manifestazione, anche con l’intervento della polizia, i lavoratori e le lavoratrici “no green pass” che volevano denunciare, ed hanno energicamente denunciato, la vergogna delle discriminazioni e delle persecuzioni sui posti di lavoro possibili grazie alla complicità dei confederali.

Insomma: tutte le forze istituzionali dello Stato – dagli industriali al sindacalismo complice del regime passando dal governo (governo di “Unione Sacra”! con dentro in pratica tutte le forze politiche “ufficiali”) alle forze di polizia – tutti svolgono il loro compito contro chi osa opporsi non a parole ma realmente, nei luoghi di lavoro e nelle piazze: democrazia blindata!

Non si tratta solo di una vendetta e rappresaglia per quello che è stato. E’ anche un preciso avvertimento e monito per quello che ci aspetta, nel quadro della crisi e della guerra i cui costi andranno scaricati, secondo i signori detentori del potere, sulle spalle e sulle tasche dei lavoratori e della gente comune. E’ un avvertimento e un monito rivolto soprattutto ai lavoratori: non azzardatevi a lottare realmente! Non azzardatevi a fare un passo fuori dal recinto che il governo e le istituzioni dello Stato hanno il potere di tracciare!

La rappresaglia in atto non è solo contro i lavoratori del porto di Trieste e lo straordinario movimento “no green pass” della città. E’ un preciso avvertimento contro tutta la classe lavoratrice e l’insieme del movimento sorto il sabato 24 luglio 2021. Colpiscono a Trieste per avvertire e colpire tutti noi!

SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI PORTUALI DI TRIESTE COLPITI DALLE RAPPRESAGLIE PADRONALI PER NON AVER PIEGATO LA TESTA E NON VOLERLA PIEGARE!

DAL PORTO – ALLA SCUOLA – ALL’OSPEDALE / NON SIAMO SCHIAVI DEL CAPITALE / MAI PIU’ SCHIAVI DEL CAPITALE!

Udine, 9 giugno 2022 NUCLEO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA mail: info(°)nucleocom.org


Riceviamo e diffondiamo queste note critiche rispetto al convegno “Tutta un’altra storia”:

 

SEMPRE LA STESSA STORIA?

Critica delle scienze pandemiche nella società gestionale al tempo della gestione scientifica della pandemia sociale

Domande e riflessioni aperte a “Tutta un’altra storia”

Dopo aver letto le pagine di presentazione dell’iniziativa “Tutta un’altra storia” tenutasi a Napoli a fine aprile, pur apprezzandone lo spirito di fondo e il bisogno di confrontarsi che la anima, e anzi proprio per questo, non possiamo evitare di farci e farvi alcune domande. Non essendo venuti a Napoli vogliamo contribuire al dibattito a posteriori con alcuni dubbi e critiche, esposte per accenni, augurandoci che non cadano nel vuoto com’è oramai prassi consolidata.

I

Non sarebbe meglio, dopo due anni di stigmatizzazione e criminalizzazione di pensieri difformi etichettati come “complottisti”, evitare di usare acriticamente questa parola? Con la formula “narrazioni complottiste” non si rischia di riprodurre il meccanismo con cui il potere ha delegittimato e continua a delegittimare tutte le interpretazioni divergenti in merito all’evento definito dal potere stesso pandemia? Per “decostruire”, come vi proponete, ciò che definite “versione mainstream”, non sarebbe opportuno iniziare dal vaglio della lingua, dall’analisi e dal rifiuto delle parole del potere che nella fattispecie hanno contribuito a costruire la pantomima governativa cui dite di opporvi?

II

Perchè dunque definire “vaccini anti-covid” delle terapie sperimentali frutto di nano-biotecnologie e dell’ingegneria genetica? E su quali dati, su quali basi affermare che sono “utili per diminuire l’incidenza di morte e forme gravi di malattia per le persone anziane e/o con maggiori rischi”?

III

E per quale motivo usare acriticamente la parola governativa “pandemia”, sul cui controverso annuncio da parte dell’OMS (che aveva già provveduto a cambiarne la definizione una decina d’anni prima) si è fondata fin dal marzo 2020 la proclamazione dello stato di emergenza? Questa parola del potere non ha forse contribuito in maniera determinante a creare quel clima di terrore e repressione che voi stessi denunciate?

IV

E allo stesso modo affermare che “i contagi sono totalmente fuori controllo” non equivale ad avvalorare la macchina perversa, fallace e terroristica dei tamponi sulla quale si fondano le nefaste politiche di contenimento? E dando per scontato che “ci si contagia”, che il virus “circola” e che eventualmente lo si potrebbe “controllare”, escludendo tutte le possibilità altre di vivere la malattia e realizzare la salute (a meno che non siano in un comodo altrove), non si sta facendo il gioco di chi si vorrebbe combattere?

V

Invece di dare credito, per criticare le politiche di contenimento, alla versione ufficiale, che vuole “l’Italia tra le nazioni con la più alta percentuale di morti attribuiti al Covid-19”, non sarebbe finalmente giunto il momento di sottoporre ad analisi critica le cifre ufficiali di mortalità, riportando anche soltanto (per citare una fonte “ufficiale”) il rapporto dell’Istat datato 2 marzo 2022 in cui si dice chiaramente che “Il COVID-19 è l’unica causa responsabile del decesso nel 23% dei casi”?

VI

Pensiamo davvero che possa esistere un “modello non-violento di gestione pandemica”? La gestione, spesso anche quando si tratta di auto-gestione, non implica un governo per sua definizione? A maggior ragione come può uno stato non essere violento nell’esercizio del suo governo? Non si fonda il suo potere in ultima analisi sul monopolio della violenza e sulla sua prerogativa di imporre lo stato di eccezione? Ma tenuto conto che il bombardamento e il lavaggio/cablaggio del cervello subito quotidianamente da milioni di studenti, obbligati a non respirare dietro mascherine tossiche spacciate per “salvatrici” e ad adorare la Disinfestazione, non merita nemmeno un accenno nel documento (voi che peraltro lavorate in quell’ambito), a quanto pare non abbiamo la stessa percezione e concezione di violenza.

VII

Dopo due anni abbondanti di ininterrotto stato di eccezione non risulta un po’ troppo eufemistico affermare che “i diritti difesi dalla Costituzione anti-fascista sono stati e sono messi a rischio”? Invece di continuare ad appellarsi a presunti diritti concessi dagli stati sovrani, il più delle volte inesistenti o soltanto apparenti, non avrebbe più senso parlare di diritti naturali, come ad esempio quelli dell’inviolabilità della propria persona, del diritto all’acqua, a un pezzo di terra e a procurarsi il proprio cibo? Pensiamo davvero che possa avere ancora un qualche significato politico continuare ad appellarsi alla “Costituzione anti-fascista”? Non sarebbe più intellettualmente onesto datare storicamente la fine della cosiddetta Repubblica nata dalla Costituzione nel marzo 2020? E ancora: non sarebbe proprio ora il momento di riconoscere che la stesura della carta costituzionale ha di fatto significato la fine dello spirito rivoluzionario che aveva animato la lotta partigiana e il costituirsi di un nuovo/riverniciato stato fascista la cui vera natura è ora sotto gli occhi di chiunque abbia ancora un minimo di lucidità? Per questo la “svolta repressiva di proporzioni storiche” di cui parlate è soltanto apparente. Abbiamo ingenuamente creduto che la democrazia fosse qualcosa di diverso dal fascismo? E ora che si è manifestata chiaramente per quello che è, ovvero la sua prosecuzione con altri mezzi, vogliamo davvero recuperarla come qualcosa di desiderabile da opporre al fascismo?

VIII

Pensiamo davvero che le scienze sociali, frutto del positivismo e marmellata di cibernetica, possano avere in sé e di per sé “una valenza anti-egemonica”? Non portano al contrario con sé, per loro natura, un vizio originario di fondo, quello di guardare il mondo attraverso le lenti di un Occidente ottocentesco fondato su scienza e industria, intriso di capitalismo, razionalismo e colonialismo? E di volerlo governare attraverso il controllo, questo mondo che hanno contribuito anch’esse a rendere immondo, continuando a separare il soggetto dall’oggetto, l’io da se stesso, dall’altro, dalla natura? Se gli stessi scienziati sociali non sanno riconoscere queste pesanti eredità, invece di liberarsene sono condannati a ripeterle.

IX

E se il “conflitto tra pro-scienza e anti-scienza” non fosse “immaginario”? Se scienza e scientismo non fossero due realtà poi così distinte? Non ha sostituito gradualmente in Occidente la religione cristiana nel monopolio della fede, del miracolo? La scienza moderna nata nel ’600 (col suo celebrato metodo sperimentale baconiano che per esistere separa inesorabilmente

X

A cosa ci hanno portato gli incessanti progressi della tecnica? Non sarebbe tempo di prendere una posizione netta per fermare immediatamente tutte le sperimentazioni sul vivente, tutti i progetti di ingegneria genetica e di nano-biotecnologie? Di prendere una posizione netta contro la biodigitalizzazione, contro l’ibrido umano-macchina e l’avvento del cyborg (ormai realtà e non più fantascienza)? Di schierarsi a difesa del limite? La Ricerca non può essere illimitata soltanto perchè proclama di voler “salvare delle vite”; e peraltro sarebbe ipocrita non tener conto che quelle stesse vite sono già state condannate dai molti (ma a quanto pare trascurabili) effetti collaterali dello Sviluppo a cui sempre si accompagna.

XI

Credete realmente, dopo ciò che è accaduto nell’ultimo anno, che l’Università possa avere una qualche indipendenza, come istituzione, dalle scelte governative? Come può un’istituzione essere indipendente dallo stato di cui è espressione e da cui riceve i finanziamenti? È difficile da dire, ma esiste un confine oltre il quale non si può più pensare di essere dentro e contro. Con ciò che è accaduto nelle università italiane nell’ultimo anno, quel confine è stato ampiamente superato; e bisognerebbe trarne tutte le conseguenze, come ha fatto a suo tempo Alexandre Grothendieck.

XII

Pensiamo davvero che il problema sia la riduzione della “spesa pubblica italiana in sanità”? Nella vostra presentazione utilizzate la parola iatrogenesi facendo un implicito riferimento al testo Nemesi Medica di Ivan Illich. La parola non ci sembra possa essere ridotta a indicare gli “effetti collaterali e nocivi” delle “misure di gestione del Covid-19”. Così Illich inizia il suo Nemesi Medica: «La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute. L’effetto inabilitante prodotto dalla gestione professionale della medicina ha raggiunto le proporzioni di un’epidemia. Il nome di questa nuova epidemia, iatrogenesi, viene da iatros, l’equivalente greco di “medico” e genesis, che vuole dire “origine”». La parola iatrogenesi indica dunque per Illich l’epidemia (clinica, sociale e culturale) prodotta dalla gestione professionale della medicina. L’aumento delle spese sanitarie da voi auspicato non porterà affatto più salute; al contrario non farà altro che amplificare l’ipertrofia della medicina stessa e la sua, per dirla con Illich, contro-produttività. Aumenterà ansie, paure, ossessioni, stress, bisogni, dipendenze, servitù e contribuirà a potenziare ciò che Illich ha definito “l’epidemia della diagnosi”. Pensate sia auspicabile una ancor maggiore funzionalità dell’esame diagnostico? Non credete che potrebbe aumentare ulteriormente la portata totalitaria della diagnosi, che in questi ultimi due anni si è peraltro manifestata in tutta la sua virulenza? L’epidemia della diagnosi ha portato alla formazione di un “corpo iatrogeno”, un corpo eteronomo che si percepisce e si rappresenta attraverso le diagnosi della corporazione medica e oggi, sempre più, dei “dispositivi” tecnologici. Di fronte all’enormità di ciò che sta accadendo, al regime di biosicurezza e di biodigitalizzazione, di fronte a tutti i veli caduti, non abbiamo l’irripetibile opportunità di liberarci dalla dittatura della diagnosi, di ricucire la frattura (alimentata proprio da una certa medicina) con la malattia e con la morte? E per ricucire questa frattura dovremmo allora, forse, volere meno sanità: come diceva la critica radicale, realizzare la salute attraverso l’abolizione della medicina…

La Nave dei Folli, maggio 2022


Qui potete trovare l’opuscolo realizzato dall’assemblea di Trento contro il Green Pass:

 

Per restare umani_Asscontrogp

 


Riceviamo e diffondiamo:

Trieste, primo maggio: comunicato del coordinamento no green pass

Oggi siamo scesi in Campo San Giacomo a Trieste per la manifestazione del primo maggio.

Siamo le lavoratrici ed i lavoratori contro il green pass, i ricatti e le discriminazioni sul lavoro, e, come tali, ci siamo posizionati nel corteo con uno striscione, formando di fatto lo spezzone più numeroso. È però intervenuto subito Michele Piga, segretario CGIL, intimandoci di andarcene.

A quel punto siamo partiti attendendo poco più avanti, ma i sindacati confederali, pur di non seguire i lavoratori, si sono fermati ed hanno richiesto alla polizia di bloccarci deviando di fatto il percorso del corteo.

Hanno quindi sfilato davanti a noi, scortati dalla polizia, mentre venivamo caricati. In una di queste cariche, quella per far passare anche la seconda Ape Car della CGIL, un uomo anziano è stato buttato a terra e travolto, così come altre persone.

Ci siamo così trovati alla testa di un secondo spezzone, composto anche dai sindacati di base e molto più partecipato rispetto a quello dei sindacati confederali.

Arrivati in piazza Unità abbiamo trovato una nuova polizia: uomini della CGIL che con bandiere in mano ci impedivano di avvicinarci al palco, mentre, da lì, pretendevano di parlare in nostro nome.

Ci rendiamo conto che oggi a Trieste abbiamo dato l’opportunità al sindacalismo confederale di mostrare la sua vera faccia. Quella di una forza politica talmente distante dai lavoratori e dai propri iscritti da concordare con la polizia cariche e blocchi, pur di non fare sentire la loro voce.

Prendiamo le distanze dalle ricostruzioni e dai video, opportunamente tagliati, che vogliono ridisegnare quanto accaduto oggi come l’infiltrazione di qualche “no vax” violento ad un corteo pacifico.

Oggi, semplicemente, la farsa ipocrita del sindacalismo confederale non ha potuto compiersi a Trieste. È bastata Ia presenza di lavoratrici e lavoratori solidali per rovinarla, persone la cui determinazione è cresciuta proprio dall’unione per difendersi autonomamente dalle vessazioni del governo Draghi.

Ciò che è stato seminato nell’autunno caldo triestino ha oggi dato uno dei suoi germogli.

 


Riceviamo e pubblichiamo (scusandoci per il ritardo)

Tutta un’altra storia – Il convegno

Alle redazioni di riviste, siti web, radio e giornali potenzialmente interessati, con preghiera di diffusione

Due anni di gestione emergenziale della pandemia da Covid-19 sembrano averci abituato all’uso indiscriminato del linguaggio bellico nella nostra vita quotidiana, all’accettazione di forme tecnologiche anche inefficaci o dannose di governo della popolazione e alla paura del dibattito e della critica alle politiche istituzionali. Prima che le scienze sociali siano state in grado di esprimere un posizionamento incisivo su questa deriva pericolosa e impopolare della sfera pubblica, le stesse tendenze stanno già accompagnandoci verso una nuova guerra, che renderà critica e dissenso ancora più impraticabili che in passato.

Per queste ragioni, il 23, 24 e 25 di aprile 2022 nello spazio autogestito di Santa Fede Liberata di Napoli si terrà un convegno indipendente dal titolo Tutta un’altra storia – scienze sociali e gestione pandemica, con cui vogliamo articolare insieme il ragionamento critico e la resistenza politica contro l’autoritarismo, la violenza e l’irrazionalità istituzionale all’opera in Italia e altrove, a partire dai nostri vissuti e dalle nostre ricerche.

Il convegno si baserà sull’invito al dibattito pubblicato il 1° febbraio 2022 sulla pagina web http://tuttaunaltrastoria.info, redatto da dieci studiose e studiosi di antropologia e sociologia variamente inquadrat nelle università italiane o estere e che durante il primo mese ha già raccolto centinaia di adesioni, tra cui quelle di molti colleghi e colleghe, nonché diverse condivisioni su siti di informazione e decine di contributi al dibattito.

Vi invitiamo pertanto ad inviare un abstract di massimo 200 parole all’indirizzo contatti@tuttaunaltrastoria.info entro il 20 marzo 2022, pregandovi altresì di pubblicare questa chiamata sui vostri canali, istituzionali e non, se possibile anche condividendo il testo dell’invito al dibattito. La partecipazione al convegno è libera, ma le spese saranno a carico di chi partecipa. Il convegno verrà celebrato in presenza, per cui vi preghiamo di specificare la vostra disponibilità.

I temi su cui chiediamo contributi sono (lista non esclusiva):

  • Il ruolo dell’antropologia medica nella critica culturale alla gestione pandemica;
  • Dalle metafore belliche alla guerra armata: parallelismi fra emergenze militari ed emergenza pandemica;
  • Stato di eccezione, biopolitica, necropolitica e nuovi strumenti digitali di sorveglianza della popolazione;
  • Disciplinamento della forza-lavoro e accelerazione della concentrazione del capitale finanziario;
  • La costruzione mediatico-politica dello stereotipo del ‘no-vax’ come capro espiatorio, riutilizzabile in altri contesti;
  • L’uso dei concetti di fascismo, antifascismo e negazionismo all’interno del discorso mediatico pandemico;
  • Complottismo, irrazionalità e collasso del ragionamento collettivo;
  • Pluralismo terapeutico, autodeterminazione dei corpi, finanziarizzazione della salute e campagna vaccinale;
  • Una lettura femminista, antifascista e anticoloniale della gestione pandemica, anche oltre l’Italia;
  • Il ruolo dell’università in un dibattito pubblico polarizzato: censura e lealizzazione forzata degli intellettuali.

Testo completo dell’invito al dibattito: http://tuttaunaltrastoria.info

Limite di invio per le proposte: 20 marzo 2022.

Il programma sarà diffuso a inizio aprile 2022.

Colonna sonora dell’evento: https://bit.ly/3sMa84h

 

 


 

Riceviamo e diffondiamo:

BANDITI PRIMA DALLA POLITICA, POI DALLA SOCIETA’

Istituzioni e poteri negli ultimi decenni hanno imposto le loro decisioni negando il confronto con la formula del “non si può fare altrimenti”, opponendo un muro di gomma a istanze e rivendicazioni popolari che spesso hanno trovato risposta nella repressione. Anche il Coordinamento No Green Pass Trieste, assemblea popolare solidale contro le discriminazioni introdotte dal lasciapassare verde, ma anche contro le discriminazioni tutte, si scontra oggi con questo atteggiamento del governo e dei mezzi di comunicazione di massa.

Ed ora, mentre continua sui media anche una pericolosa retorica militaresca, trasferitasi dai temi pandemici a quelli della guerra in Ucraina, invitiamo tutti a tornare in piazza contro il green pass, che non è una misura sanitaria ma il grimaldello funzionale a questo clima da caccia alle streghe contro chiunque sia critico alla compagine governativa e agli interessi
che rappresenta.

E’ in gioco l’agibilità politica e democratica di questo paese. Lo Stato di diritto è diventato un optional, un abbonamento a un club esclusivo subordinato all’obbedienza e sottomissione a discutibili dettami governativi che ad oggi stanno lasciando senza sostentamento molte persone. E, non facciamoci illusioni, finché ci sarà una qualche emergenza, il lasciapassare non verrà abbandonato, verrà declinato in modi che presto scopriremo sulla nostra pelle. La digitalizzazione connaturata al green pass ha di fatto stravolto l’accesso alla vita sociale e l’agire politico.

 

COSTI QUEL CHE COSTI: CRISI, EMERGENZE, GUERRA

Sotto questo paradigma di governo le crisi vengono trasformate in emergenze, gestite con misure eccezionali spesso fallimentari, in una spirale senza fine di cui solo i potenti traggono vantaggio. Le responsabilità vengono sempre scaricate sulle classi più deboli in nome del “costi quel che costi”, che si tratti di crisi economica, sanitaria, umanitaria o tutte
e tre assieme!

La guerra in Ucraina, in tutta la sua drammaticità, è ora utilissima a giustificare le scelte che governi e potentati economici hanno fatto deliberatamente per coprire interessi contrapposti sul fronte energetico e di speculazioni di mercato. Questo ha innescato un’inflazione insostenibile che ha portato ad un aumento scriteriato di bollette, carburante e ricadute sul costo della vita in generale, rendendo di fatto impossibile la sopravvivenza di lavoratori e piccoli soggetti economici, i veri produttori di ricchezza.
Di fronte a tutto ciò, dopo due anni di crisi, il governo Draghi ha la sfacciataggine di annunciare l’aumento delle spese militari e la possibilità di razionamenti nei prossimi mesi.

 

DISERTRICI E DISERTORI

Diciamo basta a queste continue vessazioni del potere. Basta alla redistribuzione della ricchezza verso l’alto. Qualcuno ci ha affibbiato il marchio di DISERTORI alla guerra al Covid. Bene, vi diremo di più. Saremo DISERTRICI E DISERTORI a qualsiasi guerra ci farete e che farete ovunque, ad ogni crisi che trasformerete in emergenza predatoria. E saremo sempre più
numerosi e solidali. Così vinceremo la lotta sul green pass, primo passo necessario verso il recupero di un tessuto sociale, per un’urgente discussione popolare e democratica per affrontare l’enorme collasso sociale che ci si prospetta dopo tutte queste emergenze predatorie. Che ognuno si prenda le proprie responsabilità, prenda posizione e partecipi alla manifestazione del 26 marzo!

 

https://nogreenpasstrieste.org/2022/03/21/26-marzo-corteo/

 


 

Riceviamo e diffondiamo questo documento con cui un gruppo di donne contro il green pass propone uno spezzone autorganizzato dentro il corteo femminista dell’8 marzo a Trieste:

 

https://nogreenpasstrieste.org/2022/03/07/lotto-marzo-sciopero-e-corteo/

 


 

Riceviamo e diffondiamo:

 

Comunicato Su guerra e pandemia dell’assemblea romana contro il green pass

 


 

Riceviamo e diffondiamo:

GLI INDIFFERENTI, SEMPRE LORO!

In uno degli ultimi giorni della Comune, un insorto replicò ad un tale il quale, arrestato come sospetta spia dei Versagliesi, rivendicava la propria innocenza e totale estraneità ai fatti, ricorrendo all’argomento che mai si era interessato di politica, che proprio per questo lo uccideva. Ed aggiungeva, dopo che il presunto traditore gli era stato tolto dalle mani per essere ascoltato dal Comitato di salute Pubblica:

 “La gente che non si occupa di politica!…: Ma sono i più vigliacchi e i più furfanti!  Aspettano, ’sti tipi, per sapere su chi sbaveranno  o chi leccheranno dopo il massacro!”[1]

Le parole dell’ignoto combattente delle barricate di Montmartre, che odiava gli indifferenti mezzo secolo prima di Gramsci, accompagnano da qualche tempo le mie giornate come un ritornello sconsolato o un commento tanto risolutivo quanto laconico all’attuale stato delle cose. E non perché io abbia intenzione di ammazzare qualcuno, ma per la loro capacità di individuare e considerare con lucidità quella zona grigia che rende possibile, con la sua indifferenza più o meno compiaciuta ed il ripiegamento sul particulare, il perpetrarsi di violenze ed ingiustizie, sino al massacro che, ai giorni nostri, per il momento prende il volto della messa al bando dalla società.

Quello che sta avvenendo da mesi nel nostro Paese ai danni di una considerevole minoranza di cittadini vittime di provvedimenti punitivi centrati sull’espulsione dal lavoro e misure di apartheid, preceduti e sostenuti da una criminalizzazione morale senza precedenti, non avrebbe potuto realizzarsi se milioni di altri cittadini non avessero voltato lo sguardo dall’altra parte, se non avessero nascosto la testa sotto le tonnellate di paura sparse a piene mani dal potere politico e dai suoi cani da guardia mediatici.

La strumentale divisione delle persone tra sì vax e no vax, funzionale ad uno dei principi cardine delle strategie di dominio, il divide et impera,  spostando artatamente il baricentro della questione sui vaccini, ha efficacemente contribuito ad occultare la natura politica delle decisioni prese: una grande rimozione, resa possibile da decenni di abulia civile, a vantaggio dell’adesione, ora entusiastica, ora rassegnata, alla grande abbuffata consumistica in cui ciascuno, ivi compresi i detrattori, si è ingegnato a ritagliarsi un posto, a seconda delle possibilità e delle inclinazioni.

Una volta rimosso, del binomio politiche sanitarie, il primo termine, ciò che resta si presta al riduzionismo più facile e di maggior effetto, ad una nuova declinazione del paradigma salutista – la difesa della nuda vita dai molteplici attacchi che possono minacciarla – particolarmente sensibile a tutte le torsioni securitarie, da sempre fertile humus per le svolte autoritarie.

L’indifferenza, che già forniva la necessaria protezione nella lotta darwiniana per la sopravvivenza o, nei casi più riusciti, per il successo nella società del neoliberismo rampante, ha generato altra indifferenza per tutto ciò che non fosse la salvaguardia dal virus che la perdita di qualsiasi senso storico, di qualsiasi concreta contestualizzazione nel più vasto quadro in cui la pandemia si è dispiegata ha promosso a male assoluto, per difendersi dal quale non resta che l’obbedienza alle superiori disposizioni dei governanti e degli esperti a loro allineati.

E così, chi non si è arruolato in questa guerra, chi ha mostrato qualche esitazione o palesato qualche dubbio è incorso in un’esclusione brutale, in un ostracismo sociale impensabile in un Paese che vanta crediti di democrazia e modernità. Molti nostri connazionali, al riparo della loro indifferenza per la politica e tutti assorbiti dalla preoccupazione di saltare fuori il prima possibile e con il minor danno possibile da una situazione che la propaganda di regime ha costruito come apocalittica, con il loro silenzio, quando non approvazione, hanno aperto la strada alla carneficina sociale e psicologica che si sta consumando oggi. Il limbo degli ignavi è l’anticamera dell’inferno dove vengono spediti coloro che i primi hanno ignorato o dimenticato.

Se i presidi si fossero rifiutati di sospendere dal lavoro e dallo stipendio migliaia di lavoratori della scuola, se gli insegnanti avessero inondato i Collegi docenti, la stampa, il Ministero di mozioni di protesta contro l’allontanamento dei loro colleghi, se i negozianti e i ristoratori, o gli impiegati di servizi essenziali si rifiutassero di chiedere il greenpass, se i conducenti dei mezzi pubblici ricusassero di controllare il lasciapassare, se, in breve, si sviluppasse una diffusa campagna di disobbedienza civile, capace di coinvolgere ampi strati di popolazione, le misure coercitive del governo inciamperebbero nello scoglio della loro realizzazione e finirebbero per diventare lettera morta e/o per essere messe in discussione fino al loro ritiro.

Questo non è avvenuto: la maggioranza ha accettato senza fiatare l’emarginazione di milioni di concittadini, i quali, prima ancora di rifiutare un siero sperimentale, rifiutano di accettare l’inedito ricatto che si avvale della sola terapia anti-Covid ammessa per introdurre una nuova e pericolosa forma di cittadinanza condizionata e limitata.

Ed  è sempre la dimensione politica ad essere in gioco e sono sempre l’indifferenza o l’ignoranza nei suoi confronti a regolare la partita: non si tratta, infatti, di condividere nel merito le ragioni di chi non si è vaccinato, ma di allargare la propria visione delle cose al di là del meschino recinto eretto dalle veline di regime sul terreno delle paure irrazionali per collocare le decisioni governative nell’ambito più vasto di una società che, sull’onda della pandemia, sembra pronta a rinunciare alle libertà costituzionali e al diritto al lavoro, a quanto, cioè, era stato conquistato in due secoli di lotte sul terreno e di battaglie culturali.

Essere vaccinati non significa necessariamente approvare il greenpass e negare a chi ha fatto una scelta sanitaria diversa l’esercizio di diritti civili e sociali primari, come hanno sottolineato a più riprese i portuali triestini, incapaci di accettare che i loro colleghi non vaccinati, e con i quali avevano costruito insieme una trama significativa di relazioni interpersonali, subissero discriminazioni. E non solo per elementare, ma basilare solidarietà umana, ma anche perché i diritti negati oggi agli uni, potrebbero essere domani rifiutati, per ragioni diverse, agli altri.

Invece, apatia ed insensibilità si trincerano nell’orticello del presente, cercando di strapparne qualche frutto avvizzito che, in epoche tribolate come la nostra, può dare l’illusione di avercela comunque fatta. E peggio per chi è restato fuori, avrebbe potuto obbedire invece di opporre sfida o diniego laddove i più hanno seguito la corrente, con minore o maggiore convinzione, ma con la comune voglia di lasciarsi trasportare e chiudere gli occhi per non vedere chi veniva travolto, fosse anche un familiare, o un amico di vecchia data, o un collega di lavoro.

I vincoli comunitari si sono terribilmente allentati e l’intera società è divenuta più fragile, più disperata e più smarrita, banco di prova perfetto per esperimenti di ingegneria sociale atti a traghettare i popoli verso nuove forme di vita, di lavoro, di produzione, di consumo, di cittadinanza, maggiormente funzionali alla distruzione creatrice con la quale il capitale rinnova se stesso.

Analfabetismo politico ed atrofia etica vanno di pari passo, mentre il loro combinato disposto corrode in profondità la linfa vitale dell’esistenza collettiva; se a ciò si aggiunge il ben noto conformismo italico, maturato, collaudato ed assimilato nel corso di secoli di storia,  il nostro presente assomiglia sempre di più ad un incubo che proietta la sua ombra nera anche sul nostro futuro. C’è da temere che lo sfregio operato sul corpo di un intero Paese (perché è la totalità ad essere lacerata, quando una delle sue parti è così duramente colpita) sia una ferita che continuerà a sanguinare a lungo, dalla cui suppurazione prolifereranno altre cancrene. E l’incubo, tanto per non farci mancare nulla, esibisce i caratteri della distopia, in quanto la bacchetta magica dell’ideologia generosamente dispensata dal governo e distillata giornalmente dai media ha provato a rivestire la vecchia, opportunistica, timorosa, interessata indifferenza delle vesti pulite e ammodo della responsabilità, della subordinazione all’interesse generale, del sacrificio per il Bene comune.

Ma questa è un’altra storia, ancora più inquietante ed ancora più densa di moniti e di riflessioni.     

[1]L’episodio è riportato da Jules Vallès nel suo testo largamente autobiografico, L’insurgé. La citazione è presa dalla traduzione italiana, L’insorto, Petite Plaisance, Pistoia, 2019, p. 281.

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Qui sotto potete trovare l’audio di alcuni interventi fatti durante il corteo “contro il green pass e oltre” svoltosi a Busto Arsizio sabato 26 febbraio. Il tema del controllo digitale si mescola con il lavoro e con il caroviveri, la “gestione pandemica” con la guerra in Ucraina. L’opposizione alla guerra non è certo quella di chi condanna Putin e si schiera con la NATO, bensì quella che denuncia a attacca il militarismo del proprio campo, quel militarismo che dalle fabbriche di armi alle basi militari occupa, condiziona e sfrutta i territori in cui viviamo.

Buon ascolto.

40 minuti di BUSTO

 


 

Riceviamo e diffondiamo il resoconto di un’iniziativa tenuta a Cagliari:

Stamattina un gruppo di persone si è ritrovata fuori dalle poste di San Benedetto a Cagliari per protestare contro il Green Pass.

Un parte del gruppo è entrato dentro a volantinare un testo e pretendere il servizio non esibendo il Green Pass, il resto delle persone è rimasto fuori dove oltre a distribuire il testo, si è srotolato uno striscione con la scritta “BOICOTTIAMO IL GREEN PASS”, attacchinato i volantini nella vetrata delle poste e intonato cori contro il governo e il Green Pass.

La risposta è stata abbastanza buona, la gente di passaggio è stata per la maggioranza solidale e qualcuno si è addirittura unito alla protesta chiedendoci di rimanere in contatto per le proteste future.

Non è mancato ovviamente anche l’intervento dei carabinieri che hanno chiesto i documenti a chi protestava all’interno delle poste.

Di seguito il testo distribuito:

Dal 1° Febbraio per accedere ai servizi delle Poste Italiane è necessario esibire il Green Pass. Un altro della lunga serie di ricatti che hanno portato numerose persone a dover scegliere tra il lavoro e il vaccino, a non poter prendere i mezzi, a dover rinunciare alla socialità, a dover rimanere fuori da cinema, teatri, bar, negozi. Mentre a Cagliari chiude anche l’unico spazio in città nel quale era possibile effettuare tamponi gratuitamente.

È sotto gli occhi di tutti il fallimento del Green Pass come strumento sanitario: i contagi sono nuovamente aumentati a cifre da record, i numeri dei morti sono simili allo scorso Febbraio quando i vaccini somministrati erano zero, le ASL non sono capaci di gestire la mole di positivi a causa delle “disposizioni” dettate dal CTS, e il governo cambia le leggi dal mattino alla sera per salvare un po’ di credibilità senza alcuna sensibilità verso cittadine e cittadini.

Tutto questo accanirsi contro una percentuale di popolazione minima non vaccinata dimostra che l’obiettivo è imporre, per tutti e tutte, nuove forme di controllo e ubbidienza incondizionata, sfruttando la paura e alimentando divisione tra etichette come sì vax e no vax.

Ci hanno divisi, ognuno con il suo computer: il telelavoro, la DAD, gli acquisti online. Mentre ci affamano, ci licenziano e le attività chiudono, i colossi come Google, Amazon, JustEat, etc. si arricchiscono.

L’obbligo del Green Pass alle Poste esclude ulteriori categorie in difficoltà, tra cui i pensionati, causa un’ulteriore spesa alle persone impoverite dall’inflazione, da due anni di pandemia, dai beni di prima necessità che vedono il loro prezzo triplicato.

Il problema sono sempre i non vaccinati, anche quando la sanità crolla con le chiusure di reparti o con la loro riconversione in reparti Covid. Gli interventi, le visite sono rimandate per mancanza di medici, tra cui migliaia di sospesi, prima eroi e poi cacciati anche a costo di ridurre i posti letto destinati ai malati. Governo e opposizione che in Lombardia fecero finta di niente per non fermare la produzione, complici di Confindustria, ora vogliono far credere di agire a tutela della salute collettiva!

Lo stato ora legittima anche il controllo reciproco dei cittadini, aumentando paura e diffidenza alle spese di una socialità solidale, mentre i poteri delle forze dell’ordine aumentano incontrastati tra i controlli dei documenti sui mezzi pubblici e nei tavoli all’aperto, violando, per quanto riguarda la gestione dei dati personali il Regolamento europeo 679/2016.

Boicottiamo l’uso del Green Pass, rifiutiamo la guerra tra vaccinati e non vaccinati!


Riceviamo e diffondiamo questo “volantone” del Nucleo Comunista Internazionalista, che ci pare contenga sia un importante richiamo al rapporto tra venti di guerra, disciplinamento sociale alimentato a Covid e le lotte che vi si oppongono (Kiev e Ottawa sono più che mai vicine nel nostro mondo globale…), sia un primo bilancio sulle mobilitazioni e gli scioperi dello scorso 15 febbraio contro lasciapassare e obbligo vaccinale, in particolare quelle di Trieste e Milano:

TRIESTE (1)


Riceviamo e diffondiamo questa riflessione-appello di alcuni ricercatori e ricercatrici:

https://comune-info.net/tutta-unaltra-storia/


Riceviamo e diffondiamo questi comunicati di alcune sezioni dell’Unione Sindacale Italiana e dei lavoratori USI e USB degli ospedali San Paolo e San Carlo di Milano, contro lasciapassare e obbligo vaccinale:

Usi

USI 2


Segnaliamo l’approfondimento di radiocane “Un’apertura verso il basso. Assemblea no green pass a Roma”, che potete ascoltare qui:
https://radiocane.info/no-green-pass-a-roma/


Riceviamo dall’Assemblea popolare di Busto Arsizio e diffondiamo:

UN NATALE LIBERO

Il tardo capitalismo in cui siamo immersi è caratterizzato dal proliferare di norme, regole, leggi (nomos in greco) sempre più dettagliate, sempre più stringenti, sempre più astratte. In questa fase storica senza precedenti per il nostro paese e per il mondo intero si sta verificando un fenomeno che desta preoccupazione: molte persone – che precedentemente si identificavano nella figura del buono e onesto cittadino, cioè colui o colei che lavora, paga le tasse, va a votare, crede nelle istituzioni e ne rispetta i nomos, le leggi – sono entrate in una profonda crisi morale. Per queste persone le istituzioni e le leggi che esse emanano erano pensate come un metodo razionale ed equo per dare ordine al mondo, alla società e garantire una convivenza civile il più possibile armoniosa. Certo, esisteva la corruzione, l’abuso, ma costituivano delle eccezioni alla norma, ovvero il tentativo in buona fede di costruire un mondo serenamente abitabile da chiunque. In questa crisi radicale, fatale in cui ci troviamo immersi abbiamo la forte sensazione che stiano cadendo le maschere, tutte le illusioni, ed ecco quindi apparire le istituzioni per quello che sono: un sofisticato meccanismo, un vestito molto ben cucito, atto a nascondere il nucleo reale del potere ovvero la sopraffazione, la violenza, la forza bruta. Nel passato remoto le civiltà erano meno ipocrite: per conquistare il potere e l’abbondanza di risorse si faceva la guerra, in modo esplicito, senza troppi sotterfugi. Certo, spesso si usava il mito e la religione per giustificare queste azioni scellerate, ma la realtà dei fatti era evidente a chiunque. Il lungo processo di consolidamento della società occidentale ha portato ad una stratificazione di giustificazioni e di processi di occultamento il cui culmine è probabilmente stato l’illuminismo e le rivoluzioni borghesi. L’aristocrazia rappresentava di fatto il dominio di chi aveva il coraggio e la freddezza di esercitare la violenza senza scrupoli morali, giustificandosi quando necessario tramite il mito della volontà divina. Il nuovo mondo rappresentato dalla borghesia ha bisogno di giustificazioni più razionali e quando arriva a scalzare la nobiltà dai luoghi di potere deve costruire tutta una serie di nuovi miti per coprire e nascondere la realtà dei soprusi che continuerà ad esercitare. Ecco così apparire la religione positivista, la fede nella Scienza con la S maiuscola. Poco importa se la violenza invece che diminuire aumenterà, supportata proprio dalle scienze diventerà metodica, capillare, industriale, basti fare l’esempio della macchina perfettamente funzionante messa in campo dal Nazismo per sterminare ebrei e dissidenti.

Questo nuovo mondo dominato dalla borghesia continua a produrre leggi, regole e regolette, ma se queste leggi non sono ispirate da valori, guidate da una bussola etica e morale orientata al bene, le leggi sono vuote, amorfe, insignificanti, buone solo per essere violate. Ecco che nel mondo rovesciato della società mercantile e spettacolare più aumenta il numero delle leggi formali più ci troviamo in uno stato di reale anomia, di assenza di legge nel significato più alto, di ordine armonioso, di un senso che orienti il vivere individuale e collettivo.

Quello che fa paura ai nostri governanti è che molte persone che precedentemente avevano fiducia nelle istituzioni oggi hanno capito questo meccanismo e non cadranno più nel tranello, non si faranno più fregare dal prossimo partito, movimento o gruppo sociale che promette di veicolare il dissenso. Non si torna più indietro: le idee di autogestione e autodeterminazione che precedentemente erano patrimonio quasi esclusivo del movimento libertario ora viaggiano nelle menti e nei cuori delle moltitudini che vogliono un mondo migliore per sé e per le future generazioni. Ecco perché ci stanno tappando la bocca, non è solo per salvare i consumi sfrenati della stagione natalizia: questo processo fa paura.


Il sindaco di Busto Arsizio ci ha fatto visita settimana scorsa in piazza.

Con fare amichevole ci ha chiesto di interrompere anticipatamente il nostro presidio e di non scendere in piazza il giorno di Natale. Ci ha chiesto di farlo per rispettare il Natale e per non rovinare la festa ai più piccini. Abbiamo risposto che ne avremmo discusso in assemblea, come facciamo sempre per ogni decisione che dobbiamo prendere.
Ci chiediamo una cosa: di che Natale sta parlando il primo cittadino di Busto? Del Natale dei consumi sfrenati, della corsa agli ultimi regali, dei centri commerciali affollati, dei cenoni sfarzosi? Oppure stiamo parlando della celebrazione della festa più importante per tutta la cristianità?

Se anche prendessimo per buono che il sindaco si riferisse al Natale nel senso più profondo, della nascita di quello che per i cristiani è il Salvatore verrebbe allora da farsi altre domande. Di quale cristianità stiamo parlando? Non ne esiste una sola ma molte, sia oggi che nel corso della storia. Ci sono i primi cristiani, quelli che fuggivano dalle persecuzioni dei romani, che predicavano e praticavano scelte di vita radicali, in aperto conflitto con il potere e i suoi sgherri, che parlavano di amore ma anche di rottura: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.”


C’è la cristianità delle sette gnostiche di cui poco sapevamo fino al ritrovamento dei codici di Nag Hammadi negli anni ‘40, ma che certamente erano state bollate come eretiche dalla cristianità che cominciava ad organizzarsi in Chiesa, con le sue gerarchie.
C’è la cristianità più potente appunto, la Santa Romana Chiesa Cattolica e Apostolica, con sede in Vaticano, con la sua gerarchia al cui vertice siede il Pontefice: questa è la chiesa che predica aiuto ai poveri (e in alcuni casi effettivamente lo fornisce) ma che contemporaneamente detiene enormi ricchezze che gestisce con spregiudicate manovre finanziarie come tutte le grandi banche d’affari…questa è la stessa chiesa della Santa Inquisizione, che metteva al rogo i propri nemici, reali o presunti.
Quella chiesa che dal tardo medioevo e poi nel Rinascimento sarà sempre più evidentemente in crisi morale, continuamente macchiata da scandali di natura venale e non solo, crisi che farà da miccia all’esplosione di una moltitudine di cristianità altre, radicalmente alternative: alcune di queste correnti la Chiesa le assimilerà per renderle inoffensive offrendo un’alternativa ai propri fedeli più critici, pensiamo per esempio al poverello di Assisi, San Francesco, e all’ordine monastico da lui fondato.

Altre correnti molto simili invece verranno perseguitate arrivando a massacrare brutalmente tutti gli aderenti, donne vecchi e bambini inclusi: pensiamo ai seguaci di Gioacchino da Fiore e Fra’ Dolcino ma anche ai Catari, ai Bogomilli, agli Albigesi…Di tutto questo ricco mondo di controculture interne alla Chiesa rimarranno vivi, letteralmente, solo i Valdesi: tutti gli altri sono stati spazzati via dalla Storia dalla furia sterminatrice del potere della Chiesa.


Noi preferiamo pensare che il Natale celebra la nascita di quel Cristo che denunciava gli ipocriti (Scribi e Farisei…), che scacciava i mercanti dal Tempio, che ne rovesciava i banchetti. Cosa farebbe OGGI questo Cristo? Cosa direbbe di fronte alla discriminazione che subiscono le persone che non vogliono chinare il capo al dominio tecnocratico? Cosa direbbe di quegli ipocriti che parlano del Natale come festa sacra ma pensano solo ai profitti dei commercianti, ai fatturati e al P.I.L.? Crediamo che Cristo sarebbe con noi, a portare il the caldo a chi sta in fila davanti alle farmacie a congelarsi per poter mantenere il “privilegio” di continuare a lavorare per poter sfamare sé e i suoi figli. Crediamo che sarebbe con noi a denunciare la falsità di un mondo dei media che non fa che indottrinare e censurare.


Sarebbe con noi a lottare, non certo in televisione a puntare il dito contro gli ultimi.

Ricordiamo al sindaco che negli ultimi anni le istituzioni, con la scusa del decoro urbano, si sono accanite contro i più poveri, contro i più deboli ed emarginati, i famosi DASPO urbani, che vengono distribuiti come caramelle anche ai no green pass per reprimere il dissenso, sono nati proprio per cacciare via i senza tetto dai centri urbani, dalle stazioni, dai luoghi dove potevano trovare un po’ di calore, di riparo e di umanità. Questa è la vostra cristianità?

Il sindaco ci ha chiesto gentilmente una tregua, noi rispondiamo così: se i media smetteranno per una settimana di ammorbarci con la loro propaganda martellante allora noi staremo a casa a Natale. Ma siccome così non sarà, noi saremo ancora in piazza, a festeggiare il Natale, a fare gli auguri a tutti, vaccinati e non vaccinati, possessori e non possessori di lasciapassare pseudo- sanitari… Saremo in piazza a festeggiare il Natale degli eretici e degli ultimi.


Assemblea Popolare – Busto Arsizio

Volantino allegato: natale


Riceviamo e diffondiamo:

UNA PICCOLA GRANDE VITTORIA

Accolto il ricorso al TAR, revocato il foglio di via da BUSTO ARSIZIO

Una breve premessa.
Il 24 luglio sono iniziate le manifestazioni contro il lasciapassare in tutta Italia, anche a Busto Arsizio ci ritrovammo in centinaia a gridare a gran voce il nostro dissenso. Partì un corteo spontaneo che uscì anche dall’area pedonale e passò nelle vie principali del centro città. Fu un giorno importante, si percepì molta energia e determinazione, che la mobilitazione non si sarebbe spenta quel giorno fu chiaro a molti fin da subito. La settimana dopo, sempre in quella piazza, nacque l’assemblea popolare.

Poco tempo dopo, conclusa l’assemblea del martedì, gli agenti della Digos si avvicinarono ad un partecipante e lo portarono al commissariato di Polizia, gli venne notificato un foglio di via dalla durata di 3 anni. Le motivazioni di tale misura risultarono subito tendenziose e frutto di un accanimento, l’obbiettivo della questura fu chiaro: impaurire chi si stava avvicinando alla protesta.

Nei giorni seguenti arrivarono altri fogli di via a tre persone.
Questo non spaventò, anzi, fu lo stimolo per iniziare a condividere altro oltre che il “no” alle imposizioni dello Stato, fu un momentodove la solidarietà prese forme concrete. Non ci fu indifferenza ma vicinanza e interesse, già nei sabati successivi nacque la cassa di solidarietà con la quale si raccolsero fondi per pagare le spese legali e successivamente finanziare anche le attività dell’assemblea. Non solo, anche in piazza si diede vita a nuovi metodi, responsabilizzandoci collettivamente, per contrastare le falsità riguardo l’esistenza di leader e portavoce. Dall’utilizzare un po’ tutti il megafono, a tenere lo striscione, montare il presidio ecc… solo per fare alcuni esempi.

Una buona notizia.
In merito al primo foglio di via, pochi giorni fa ci è arrivata la notizia dell’esito del ricorso al TAR (Tribunale amministrativo regionale), il quale ha accolto il ricorso nel merito e cestinando le motivazioni della questura, revocando il foglio di via. Vano il tentativo di creare figure di leader dove non ci sono e di scaricare la responsabilità di un corteo spontaneo di centinaia di persone su un singolo.

Siamo felici di riabbracciare e riavere in piazza con noi chi è stato allontanato per questo lungo periodo!

Fuori da Busto Arsizio.
La repressione nelle piazze italiane si fa sempre più forte, fogli di via e Daspo sono solo alcuni degli strumenti con i quali lo Stato sta tentando di soffocare le proteste. A Milano da ormai un mese, possiamo assistere a scene che ricordano altri tempi o altri luoghi, se pensiamo che la dittatura sia finita ci sbagliamo di grosso.

Sono a centinaia le persone identificate, portate via di peso solo perchè hanno scandito un coro, usato un fischietto, alzato un cartellone o tentato di radunarsi per dar vita ad una manifestazione. Vere e proprie ronde di polizia in antisommossa e personale in borghese a caccia di potenziali manifestanti.

Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà a tutte le persone che stanno vivendo questa situazione.

Solidarietà.
I tempi che stiamo vivendo sono sempre più cupi, purtroppo all’orizzonte il cielo non sembra dar segnali di schiarita, anzi.

Lo Stato di Emergenza è stato prorogato fino a fine Marzo e viene da chiedersi se avrà mai fine.

Il costo della vita aumenta sempre più, impossibile non vedere che bollette, tasse, beni alimentari e benzina sono aumentati.

L’intento di chi governa è chiaro: spremerci il più possibile e fare pagare a noi questa crisi. Per di più licenziamenti e morti sul lavoro sono all’ordine del giorno.

Sta ad ognuno di noi muoversi per fermare questa deriva. Insieme possiamo farlo.
Tenere la solidarietà come stella polare sarà di vitale importanza, creare comunità resistenti basate sul mutuo appoggio il primo passo importante per difendere quel poco che ci è rimasto e soprattutto per iniziare a immaginare e creare il mondo che vorremmo.

RESISTIAMO INSIEME
LOTTIAMO INSIEME

Ci vediamo nelle piazze!


Assemblea popolare – Busto Arsizio
13/12/2020


Riceviamo e diffondiamo questi manifesti da Taranto:

nindpass1

nindpass2

 


Riceviamo e diffondiamo questo volantino:

Greenpass e delazioni


Riceviamo dall’Assemblea romana contro il Green Pass e diffondiamo:

UN’EMERGENZA SENZA FINE

Incontriamoci

Sabato 11 dicembre ore 14, Largo Bartolomeo Perestrello


Riceviamo dall’Assemblea Popolare di Busto Arsizio e diffondiamo:

AVANTI A OLTRANZA:
TUTTI I SABATO
ore 15:30
Busto Arsizio – Piazza Santa Maria

Microfono aperto
Contro obbligo vaccinale e green pass
Per l’autogestione diffusa
Per l’autodeterminazione dei corpi

È da mesi che stiamo lanciando un allarme, un S.O.S. : la situazione in Italia sta degenerando ad una velocità iperbolica, con quest’ultima evoluzione del super green pass siamo arrivati ad un punto critico pesantissimo. È ora di schierarsi, tutte le persone che sentono che c’è qualcosa che non va in questa situazione, anche se finora sono state scettiche o confuse o hanno avuto mille motivi per non manifestare il proprio dissenso devono mobilitarsi, se non ci sarà una risposta forte e di massa a quest’ultima escalation non avremo più molte possibilità di opporci al potere e non parliamo solo di green pass, vaccini etc, ma di qualsiasi istanza e rivendicazione.
O credete forse che facciano i despoti solo con noi e poi tutto tornerà “normale” dopo che ci avranno completamente annichiliti?
È ora, fatevi sentire, non c’è più tempo da perdere!

LIBERI DI SCEGLIERE
FELICI DI LOTTARE

Assemblea popolare di Busto Arsizio

 

 


Riceviamo da una “lavoratrice invisibile” e diffondiamo il testo di un volantino diffuso durante lo sciopero generale della scuola del 10 dicembre 2021:

COSA SARA’ (CHE TI FA PICCHIARE IL TUO RE)?

RIFLESSIONI DI UNA “INVISIBILE” NEL MONDO DEGLI SCIOPERANTI

Sono una socia lavoratrice di una cooperativa sociale, lavoro da più di 15 anni nella scuola come educatrice – con bambini e bambine, ragazzi e ragazze disabili.

Eppure non dovrei essere qui. Oggi lo sciopero contempla rivendicazioni del solo personale scolastico, ovvero dipendente direttamente dal Ministero e noi – le e gli invisibili che lavoriamo gomito a gomito con insegnanti e ATA, NELLA scuola ma non PER il relativo ministero – non compariamo.

Forse ci sarà una riga nello sciopero del 16 dicembre, alla voce Terzo Settore, l’ennesima buffonata che nulla farà cambiare.

ALLORA PERCHE’ SONO QUI, OGGI?

Sono qui perché ritengo che l’attacco che è stato portato alla scuola in questi anni abbia raggiunto il culmine. Giustamente avete fatto notare come la “richiesta di dedizione al lavoro” (sic!) in cambio di una decina di euro è una richiesta da ventennio fascista, ma mi chiedo e vi chiedo in questi due anni, non si è comunque esplicata una richiesta di dedizione al lavoro con la richiesta, divenuta obbligo, di vaccinarsi, pena il disfacimento dell’istituzione scuola? Richiesta cui circa il 90% ha risposto positivamente, convinta dalle argomentazione di uno Stato etico che, dopo aver fatto a pezzi la sanità, prometteva di prendersi cura dei suoi cittadini.

Non è dedizione al lavoro essersi precipitati a prenotarsi anche per terze, e future quarte dosi, abdicando a qualsiasi possibilità di esercizio di senso critico e tacciando i colleghi che hanno fatto o faranno scelte diverse di complottismo?

Niente inoltre viene detto dell’ultima, aberrante frontiera: la richiesta/imposizione di vaccino per la fascia 5-11 anni, l’unica che era rimasta fuori. Ai tempi delle farneticazioni della Lorenzin e dei dodici vaccini obbligatori, c’era stata una levata di scudi di pediatri e genitori… Ora tutto pare messo a tacere.

Non si vede o non si vuol vedere che, per sostenere ideologicamente questa operazione, lo Stato ha messo in campo tutto l’armamentario della guerra: dalle parole d’ordine, alla sovrastruttura legislativa (perpetuazione dello stato d’emergenza), ad un generale dell’esercito che gestisce la questione vaccini.. fino ad arrivare a mandare team di militari per effettuare tamponi a domicilio ai bambini e ai ragazzi. (https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/piano-scuola-commissario-figliuolo-team-militari-tamponi-domicilio-c96576c7-cfa4-475f-b13f-1c3cd19411af.html)

Insomma.. tutti allineati e coperti (mai metafora fu più pregnante).

Come già scritto da altri in altre occasioni, in questa fase lo Stato non ha bisogno della forma fenomenica del fascismo, il putrescente capitalismo agisce benissimo all’interno della cosiddetta democrazia borghese.. La scuola è una articolazione di questa società, il luogo primigenio dove le classi dominanti vorrebbero perpetuare la loro ideologia.

Vogliamo difendere l’esistente? Vogliamo continuare a seguire il pifferaio di Hamelin finchè non affoghiamo tutti?

Oppure vogliamo dare una risposta al titolo di questo volantino?

S. C., UNA LAVORATRICE INVISIBILE


Sito dell’Assemblea no green pass di Roma: http://www.nogreenpassroma.org/


Riceviamo e diffondiamo da Cagliari:

Qui il testo in pdf: Da un assemblea cagliaritana contro il Green Pass

Qui il volantino che chiamava l’assemblea del 30 novembre di cui si parla sotto: Volantino nogreenpass 

Da un’assemblea cagliaritana contro il Green Pass

Questo testo raccoglie qualche spunto di riflessione di due partecipanti alla prima assemblea pubblica contro il Green Pass; sicuramente non bastano a definire in modo specifico quale sia la realtà cagliaritana di queste proteste, ma essendoci una partecipazione molto variegata è sembrato interessante porre alcune questioni che torneranno negli incontri a venire.

Martedì 30 novembre abbiamo chiamato per la prima volta un’assemblea pubblica contro il Green Pass; dopo esserci visti con alcune persone interessate, nonché compagni, abbiamo deciso fosse necessario provare subito a parlare con chi da parecchi mesi si incontra il sabato in un presidio nei pressi di una piazza del centro cagliaritano.
Sapevamo che quei pomeriggi sono organizzati da gruppi con argomenti e scopi poco chiari e spesso contradditori per cui abbiamo deciso di volantinare un nostro testo con annessa chiamata ai partecipanti, evitando di passare e interpellare questi gruppi, per capire anche le tensioni e la voglia dei partecipanti a queste piazze di fare qualcos’altro rispetto al solito presidio statico.
I giorni prima dell’assemblea qualcuno di noi è andato anche a fare dei volantinaggi nei pressi della stazione di Cagliari dove è stato adibito un punto tamponi gratuiti della Croce Rossa frequentato per ovvie ragioni da quei lavoratori che ancora resistono al vaccino e sono contro il Green Pass.

L’assemblea è stata molto partecipata, con una quarantina di persone, poche legate alla sinistra extraistituzionale e nessuno che milita esplicitamente in partiti.
Ci sono alcune considerazioni da fare che potrebbero essere interessanti per il futuro, tra queste il nostro ritardo in quanto compagni e compagne nel volere approcciarci a queste proteste, almeno come tentativo, per capire sino a quanto queste persone vogliono opporsi e con quali metodi. Nonostante la nostra poca presenza precedente in queste piazze, non siamo stati accolti per nulla con diffidenza, ma anzi c’era una piacevole sorpresa che sia stata chiamata un’assemblea generale per discutere sul da farsi in maniera concreta, cosa che sino a quel momento nessuno aveva fatto.
Questo metodo organizzativo, eterodiretto e molto accentrato delle associazioni citate prima, è stato sostenuto anche dalla mancanza di compagni che faccia virare queste modalità: fino a martedì non si era mai deciso tutti insieme ma si aderiva alla chiamata.
L’assemblea in alcuni momenti è stata confusionaria ma quasi tutti si sono espressi sui più svariati temi, pare ovvio che i presidi del sabato pomeriggio non bastano a molti. C’era tanta voglia di sfogarsi, tra chi rischia di perdere il lavoro e chi già l’ha perso, chi parlava di comunità parallele di mutuo soccorso, chi di vaccini e quant’altro.
Abbiamo cercato durante l’assemblea di concentrarci solo o quasi sul problema del Green Pass, troppo spesso la discussione si focalizzava sulla questione vaccinale, non volendo analizzare tutti i problemi portati dal Green Pass, forse anche perché le associazioni promotrici delle manifestazioni raramente toccavano quest’ultimo argomento.
Ala fine l’unica cosa su cui si è deciso quasi unanimemente è quella di rivedersi in Piazza Garibaldi, piazza che come già detto è quella che ha ospitato i presidi negli ultimi mesi. È stato posto il problema dell’autorizzazione, visto che con i nuovi decreti nelle piazze centrali delle città non ci si potrà più incontrarsi per manifestare (Cagliari era rimasta, forse, una delle ultime città, attraverso deroghe, dove ancora ci si poteva vedere, fino a sabato scorso), ma quasi tutti non ci hanno fatto troppo caso, come se ormai quella piazza fosse scontato che ci sia. Era importante sondare gli animi sul dove rincontrarsi per continuare a manifestare pur non avendo nessuna autorizzazione, e serviva capire quanto si era convinti e determinati nel volersi tenere la piazza nonostante il divieto.
A tal proposito sono arrivate molte proposte positive nel continuare a stare in centro, non solamente per una questione di visibilità, ma anche di disturbo. Infatti in molti, e questo stupisce visto la composizione prevalentemente di classe media, hanno proposto di bloccare il traffico in diversi modi, bloccare il pullman o fare azioni di disturbo di vario tipo e anche contro il Super Green Pass.
Rimane però di fondo una contraddizione centrale: quella di chi è disposto a perdere il lavoro, ma molto spesso ha paura di superare il limite della legalità, con metodi in realtà molto banali.
Ci sono state anche alcune proposte di far prendere in carico la protesta a qualche partito o di invitare a parlare qualche personaggio televisivo di spicco, come se potesse essere l’unico salto di qualità della protesta. Come abbiamo già fatto notare, viene delegata quasi totalmente la gestione e l’organizzazione della protesta a queste associazioni, che hanno ottenuto una certa visibilità solamente perché ogni sabato sono presenti. Questo è sicuramente un punto a nostro vantaggio che ci permette di inserirci in una situazione senza, per ora, essere additati come gruppo ben definito, con i pregiudizi che spesso ci precedono.
L’ultimo problema, che potrà essere sciolto solo sabato (4 dicembre), sarà in quale maniera queste associazioni, che non vogliono protestare senza autorizzazione, si rapporteranno con Digos e Polizia e con il resto della gente scese in piazza ugualmente. Sarà da vedere cosa decideranno le persone, se seguire ciò che si è deciso in assemblea, oppure se farsi intimorire. Potrebbe essere un segnale interessante, non solo riguardo alla partecipazione a questo tentativo di invertire una rotta uguale da mesi, ma anche nel comprendere quanto si è disposti a mettersi in gioco oltre un dissenso simbolico.

Luk e C.

Aggiornamento sul 4 dicembre:

La mattina del 4 dicembre, giorno del presidio no Green Pass chiamato per il pomeriggio, ci arriva voce che l’associazione che ha sempre organizzato queste manifestazioni ha fatto una chiamata autorizzata in piazza, senza voler prendere in considerazione quella decisa dall’assemblea del martedì.
La sera all’orario stabilito dall’assemblea ci siamo comunque ritrovati in piazza sperando che almeno i partecipanti alla discussione pubblica si presentassero. Invece ci siamo ritrovati solo noi e altre compagne e compagni, anche se avevamo sospettato che un presidio autorizzato pubblicizzato sui social sembrasse più “ufficiale” del nostro chiamato con il solo passaparola dell’assemblea.
Dopo un po’ veniamo a sapere che per errore tra le due associazioni organizzatrici, sono stati chiamati due presidi diversi. Dopo aver atteso un po’, decidiamo di raggiungere una delle due piazze, più numerosa rispetto all’altra, e dato che ci era giunta voce che ci si volesse muovere in corteo fino all’altra.
Raggiunta la piazza e avendo ascoltato per più di 2 ore gli interventi al microfono, costante nei sit-in cagliaritani, finalmente qualcuno propone di unirci all’altro presidio, ma non con le modalità da noi sperate. La proposta, che la piazza ha seguito, era quella di spostarsi in piccoli gruppi nel marciapiede, senza fare assembramenti. Abbiamo provato a capire se all’interno della piazza ci fosse qualcuno interessato a fare qualcosa di diverso ma la percezione è stata quella di volersi spostare senza creare disturbi a niente e nessuno.

Visti anche i nostri scarsi numeri, decidiamo di unirci all’altro presidio nella speranza di fare qualcosa nell’altra piazza coinvolgendo i partecipanti, arrivati lì ci siamo ritrovati con la stessa situazione precedente, in cui sembrava ci fosse più interesse a seguire interventi al microfono, piuttosto che provare a spostarsi.
Dopo aver temporeggiato un’altra ora circa, si è deciso di andarsene e provare nuovamente a chiamare un’altra assemblea pubblica, provare a continuare a conoscere persone e spezzare l’immobilismo delle piazze e la centralità delle due associazioni organizzatrici.


Sul senso del Green Pass: iniziativa a Trento il 3 dicembre 2021

sulsensodelgreenpass


Alcuni cori e una canzone contro lasciapassare e Stato d’Emergenza

 

scarica volantino cori

 

Lunedì dei parrucchieri

(sull’aria dell’omonima canzone)

Lunedì dei parrucchieri

Senza Green Pass non si lavora

Non si fan barba e capelli

Nemmeno per un’ora

Vaccinati oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

Non lo mostrare al tuo padrone

Per solidarietà

Co sto ricatto travaio pa

Martedì giorno di Marte, giorno di iettatura

Non si arriva e non si parte

Ma ci portano in questura

Viaggiatori oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

Non lo mostrare al controllore

Per solidarietà

Il Qrcode si hackererà

Mercoledì giorno dei ladri,

compagni state all’erta:

telecamere o green pass,

la strada non sembra aperta

Delinquenti oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

Tu ruba il tablet a quel piantone

Se vedi uno scappà’

Una distrazione lo può aiutar

Giovedì dei sans papier,

che merda di notizia

ci mancava il green pass

un’altra carta che immondizia

Frontalieri oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

non lo mostrare alla frontiera

Per solidarietà,

non passa lui non passou pa

Venerdì giorno di Venere,

giorno per far l’amore:

Per scopar mi tocca chiedere l’autocertificazione

Scoperecci oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

Tira un limone, tira un limone

Per solidarietà

Tira un pietrone abbasso il green pass

E’ arrivato pure sabato

giorno di gran battaglia

Ma se non ci stiamo attente

La destra se l’accaparra

Blocco nero oppure no

Fate cosììì

Per solidarietà

Scendi in piazza contro il Green Pass

Per solidarietà

Caccia il fascio che in piazza sta

La domenica la gente

vorrebbe far la festa

Rifiutando il green pass

l’autogestione non si arresta

Festaioli oppure no

Famo cosììì

E per socializzare

Ci dobbiamo organizzar

Il Decreto ha da bruciar

Sfuggi al controllo del Green Pass

Il De-cre-to ha da bru-ciar

Sfuggi al controllo del Green Paaaasss


Sulle limitazioni al diritto di manifestare

Era solo questione di tempo. Dopo i primi esperimenti in città capofila come Trieste, dopo la prova sul campo per il G20 di Roma, ecco che il 10 novembre è arrivata la notizia che con una circolare del ministero dall’interno, Luciana Lamorgese, il diritto a manifestare – non solo contro il greenpass ma parliamo di qualunque tipo di manifestazione – verrà fortemente limitato in tutta Italia.Il pianto dei commercianti di Confcommercio che hanno dichiarato di essere stati danneggiati dai cortei di opposizione al lasciapassare sanitario che ogni sabato pomeriggio si svolgono in diverse città, con la perdita lamentata di almeno il 30% del fatturato, e le roboanti uscite di alcuni sindaci, come quello di Trieste Roberto Dipiazza che chiedeva addirittura “leggi speciali come quelle contro le BR”, hanno fornito il pretesto al governo per fare quello che aveva in mente da tempo: varare una stretta su tutte le manifestazioni di protesta.

Con una semplice circolare il ministero degli interni ha infatti invitato prefetti e questori a vietare, si pensa per tutta la durata dello stato di emergenza, i cortei nei centri storici delle città e in spazi dove ci sono luoghi sensibili come palazzi istituzionali, sedi di partito o sindacati ma anche catene di negozi e centri commerciali, specie con l’avvicinamento delle agognate spese natalizie.

In questi luoghi sarà possibile manifestare solo in forma statica e con precise disposizioni, proprio come durante il primo lockdown dell’anno scorso.

Viene tutelato così il diritto di alcuni commercianti e compresso quello di manifestare. La libertà, da diritto materialmente esplicato, diventa in questo modo “libertà d’impresa” (che poi, paradossalmente, è il tipo esclusivo e privatistico di libertà che hanno in testa i commercianti di #IoApro e i fascisti).

Così il governo Draghi lancia il suo attacco sperando di disinnescare malcontento e conflittualità sociale.

La scusa é sempre quella che i cortei farebbero aumentare i contagi. Una cavolata, ovviamente (le cause andrebbero cercate semmai nel sovraffollamento di trasporti, scuole e grandi eventi al chiuso, e nel fatto che i sieri anti-covid non fermano la diffusione del virus ma attenuano unicamente gli effetti gravi della malattia). Ma una cavolata buona però per inviare a prefetture e questure italiane questa porcata autoritaria, già messa in atto tra l’altro nelle settimane precedenti da alcuni sindaci e prefetti più zelanti e sempre usando come scusa le mobilitazioni contro il lasciapassare, utilizzando i decreti anti-assembramento (già da qualche settimana infatti alcuni prefetti stavano espellendo le manifestazioni, anche quelle statiche, dalle piazze centrali delle città, lontane cioè dai palazzi istituzionali e dai luoghi dove siedono i decisori politici ed economici).

Un vero e proprio tentativo da parte del governo Draghi di ingabbiare e circoscrivere le proteste e farle diventare un evento insignificante e periferico, che dia pochi grattacapi a chi siede al comando, che può allegramente continuare ad effettuare tagli alla sanità, privatizzazioni, aumento dell’età pensionabile, aumentarci le bollette e indebolire misure di supporto economico come il reddito di cittadinanza o gli assegni di invalidità e così via.

Non bastavano idranti, cariche, daspo urbani, fogli di via e arresti per chi protesta. Non bastano nemmeno le montature poliziesche e giudiziarie contro i movimenti, come quelle contro l’area anarchica, di cui l’ultima in ordine di tempo è quella dello scorso 11 novembre, dove a 6 persone sono state inflitte misure cautelari ed accusate di eversione solamente per dei volantini e degli scritti su un giornale (“Vetriolo”).
Si torna ai tempi del periodo fascista quando la libertà di manifestare o scioperare era fortemente limitata, per non dire vietata! Una compressione alla libertà di espressione e di manifestazione pericolosissima e davvero intollerabile che non possiamo fare passare, se ancora abbiamo un briciolo di dignità!

Chi ancora in questi giorni chiedeva il pugno duro contro le mobilitazioni no pass – tra i quali vi si trova chi ha ancora il coraggio di dichiararsi “di sinistra” mentre invoca polizia e misure restrittive – sarà ora felice. Ai democratici che invece applaudono alla circolare del Viminale, non dovremmo esser noi a ricordare che l’articolo 17 della Costituzione afferma che le manifestazioni sono libere, ovvero possono essere sempre organizzate previo semplice preavviso (che già di per sé è una scocciatura, per non dir di peggio!). Le autorità di pubblica sicurezza possono semmai limitarle, come sappiamo, per comprovati motivi di ordine pubblico. Siamo quindi di fronte ad una palese violazione degli stessi principi costituzionali di cui i democratici di casa nostra amano sciacquarsi costantemente la bocca.

Ma sappiamo che questa é una costante di questi ipocriti.

Non è tanto un “assalto alla democrazia” quella a cui stiamo assistendo, quanto la democrazia nel suo stadio autoritario che fa a meno di ogni orpello e mostra la sua vera natura.

Piccoli Fuochi Vagabondi

https://piccolifuochivagabondi.noblogs.org


 

Documenti e aggiornamenti sulla mobilitazione contro il “green pass” a Trieste, li potete trovare qui:

https://nogreenpasstrieste.org/

 

Volantino Lavoratori manutenzione stradale Banchi Nuovi , iscritti Si Cobas
Comitato contro la gestione autoritaria della pandemia da Napoli per un corteo il 25 ottobre:

volantino Napoli

 

https://nogreenpasstrieste.org/2021/10/22/comunicato-22-ottobre/

COMUNICATO 22 OTTOBRE

Il Coordinamento No Green Pass Trieste viene interpellato per chiedere spiegazioni e per mantenere l’unione, proviamo a rispondere.

Non vi è alcuna divisione, solo una diversificazione, speriamo momentanea, dei percorsi, frutto degli eventi tumultuosi avvenuti al porto. Noi continuiamo la battaglia cominciata utilizzando gli stessi metodi : un’assemblea cittadina di vaccinati e non vaccinati, un movimento dal basso che si è fatto ascoltare anche toccando rilevanti interessi economici, oltre che con enormi cortei.

Non siamo in grado di rispondere in merito a perché si sia formato il Coordinamento 15 ottobre o perché racchiuda tra i suoi esponenti Giacomini, che vive in veneto ed è ex candidato del partito di estrema destra Casapound o Perga, che pare non sia mai stato a Trieste in questi giorni. Entrambi non hanno a che vedere con il movimento triestino e anche per noi è poco chiara la loro presenza ed il perchè vi siano stati calati. Noi siamo un movimento apartitico, locale, aperto a tutti che si unisce nella contrarietà assoluta al green pass e all’obbligo vaccinale e che rifiuta gli venga messo un cappello politico. Ribadiamo quindi chiaro che non ci appartiene alcun collegamento né con l’estrema destra né con i vari Tuiach, Pappalardo, Montesano, Paragone ecc. che hanno preso spazio mediatico nelle giornate al porto e che Ugo Rossi come eletto comunale, o 3v come partito, non sono parte delle assemblee del coordinamento.

Non ci è stata data alcuna possibilità di condivisione riguardo alle scelte per questo weekend, ora, di fronte all’annullamento delle due piazze chiamate dal 15 ottobre, non siamo in grado di prendere alcuna responsabilità né dare ulteriori suggerimenti.

Ci dispiace profondamente che la scintilla che avevamo contribuito a creare sia sotto pesante soffocamento, tenendo impegnati media e persone in questioni burocratiche quando la vera ricchezza di questo movimento era e rimane la sua natura popolare, di massa e apartitica, che ci ha portati in molti in piazza a Trieste.

Una settimana fa speravamo di essere a pochi metri dal traguardo, ora capiamo che la lotta sarà ancora dura, ma continuiamo uniti/e e solidali alimentando quella scintilla che avevamo generato tutte/i assieme.

Coordinamento No Green Pass Trieste

 

 

ANTIFASCISTI CONTRO GREEN PASS E GOVERNO DRAGHI

 

 

CONTINUIAMO TUTTI UNITI!

Conferenza stampa domenica 17 ottobre 2021

Siamo qui, in questa conferenza stampa, per dichiarare fermamente che proseguiremo ad oltranza. Le mobilitazioni dell’ultimo mese e mezzo a Trieste ed il presidio al Varco 4 del porto nascono dall’unione di persone vaccinate e non vaccinate grazie all’autorganizzazione di varie categorie lavorative, di gruppi di genitori e di studenti, supportate da cittadini solidali. E sono tutte queste lavoratrici e lavoratori, assieme al coordinamento contro il Green Pass di Trieste che si assumono assieme la piena responsabilità della prosecuzione ad oltranza in questa battaglia per la libertà di tutte e tutti, contro l’introduzione di questo ulteriore ricatto sul lavoro.

Le mobilitazioni di massa di questo ultimo mese e mezzo non possono essere vanificate: avevamo annunciato che ci saremmo mobilitati fino al ritiro del Green Pass e dell’obbligo vaccinale, a ciò intendiamo restare fedeli.
La nostra lotta è ad oltranza, per ora continua al Varco 4 del Porto di Trieste, giorno e notte.

Invitiamo chiunque a raggiungerci per essere veramente in tanti: dobbiamo mostrare la nostra forza e la nostra determinazione.

No Green Pass, No obbligo vaccinale e No alle discriminazioni!

Stilato congiuntamente da lavoratrici e lavoratori uniti di:

Flex
Ferrovieri
Poste
Pubblica Amministrazione
Scuola
Sanità
Palestre
Operatori del sociale
Partite Iva
Wartsila
Operatori Mondo dello Spettacolo Trieste Trasporti
Assicurazioni
Vigili del fuoco
Fincantieri
Porto

 

 

Napoli: appello alla lotta contro green pass e vaccinazione obbligatoria

RISPEDIAMO AL MITTENTE L’OBBLIGO DEL LASCIAPASSARE E L’IMPOSIZIONE DEL VACCINO

Oggi 13 ottobre si è tenuta una partecipata ed intensa assemblea convocata da Banchi Nuovi e dai lavoratori della manutenzione stradale iscritti SI Cobas, a cui hanno partecipato anche altri lavoratori ed aderenti al Comitato contro la gestione autoritaria della pandemia.

L’assemblea aveva per tema le iniziative da prendere in vista dell’estensione dell’obbligo del lasciapassare su tutti i luoghi di lavoro a partire dal giorno 15 ottobre.

Tutti gli interventi, da parte di vaccinati e non, hanno ribadito il netto rifiuto dell’obbligo del green pass dentro e fuori i posti di lavoro, denunciando la sua natura autoritaria e vessatoria che nulla ha a che vedere con il contenimento della pandemia. Questa misura infatti rappresenta solo un vile ricatto messo in atto per far passare surrettiziamente l’obbligo a vaccinarsi, e per condurre un enorme esperimento di disciplinamento sociale teso ad aumentare il potere di governo e padroni a danno dei lavoratori e dei cittadini tutti.

Doppiamente strumentale e pretestuoso tale obbligo dal momento che è orami evidente che anche chi è vaccinato può contagiarsi ed essere contagioso per gli altri. Pertanto si verificherebbe il paradosso che chi fosse costretto a farsi il tampone obbligatorio, e quindi sicuro di non essere affetto da virus Covid 19, potrebbe essere contagiato da chi ha effettuato il vaccino perché contagioso a sua insaputa. Si è quindi confermato che l’unico atteggiamento possibile per reagire contro questi ingiustificabili provvedimenti e contro il loro carattere apertamente autoritario è quello del rispedire al mittente l’obbligo del lasciapassare.

Esso va rifiutato quale strumento di divisione e contrapposizione tra i lavoratori per realizzare misure di ulteriore inasprimento dello sfruttamento e delle condizioni di vita e di lavoro a tutela dei profitti padronali.

La dichiarata opposizione al green pass anche da parte di diverse organizzazioni sindacali di base, oltre che da Cgil Cisl e Uil, risulta essere puramente di facciata, visto che non si sono programmate al momento iniziative di lotta contro questo infame provvedimento, e che ci si limita a chiedere il tampone gratuito, che tradotto in italiano comprensibile vuol dire nei fatti la sua accettazione. Tale atteggiamento suicida denota una totale subalternità alla campagna istituzionale con cui è stata gestita la pandemia e la propria impotenza.

Raccogliendo l’appello e le indicazioni proveniente dai lavoratori portuali, in particolare di quelli triestini, si è deciso di fare della giornata del 15 una occasione di mobilitazione e di lotta per ribadire le due parole d’ordine con le quali i lavoratori della manutenzione stradale sono già scesi in piazza il giorno 11 ottobre:

NO AL GREEEN PASS E ALLA VACCINAZIONE OBBLIGATORIA

Pertanto i lavoratori della manutenzione stradale, vaccinati e non, il giorno 15, con il supporto di altri lavoratori e cittadini, si presenteranno sui propri posti di lavoro rifiutando di mostrare qualsiasi lasciapassare. Nel caso di diniego da parte delle aziende di farli entrare a lavorare si realizzeranno iniziative di lotta per rivendicare il loro diritto a non essere discriminati e per il ritiro di questo odioso provvedimento.

Si invitano gli altri lavoratori e tutti coloro che si sono mobilitati in questi mesi contro l’obbligo del lasciapassare e contro il vaccino obbligatorio, a dare sostegno attivo a tale mobilitazione e a partecipare alle iniziative previste perché è una lotta che ci riguarda tutti.

Chi fosse interessato a partecipare può contattare i lavoratori al seguente indirizzo mail: banchinuovi@autistici.org, oppure farsi trovare a piazza Caro III a Napoli il giorno 15 ottobre alle ore 6,45 del mattino (capolinea autobus ANM).

Banchi Nuovi e lavoratori manutenzione stradale iscritti Si Cobas

Comitato contro la gestione autoritaria della pandemia

 

Bibliotecari e bibliotecarie contro il Green Pass

 

NON VA TUTTO BENE

Care colleghe, cari colleghi,

non siete preoccupati?

Non siete preoccupati della desertificazione delle nostre biblioteche,
dove nel silenzio delle associazioni di categoria una ampia parte di
cittadini da mesi viene ormai esclusa dai servizi?

Eppure, come sostengono i bibliotecari francesi, “il controllo e il
filtro all’entrata dei servizi sono in totale contraddizione con i
valori fondamentali che difendiamo: un servizio pubblico in libero
accesso, aperto a tutti, senza discriminazioni”.

https://www.abf.asso.fr/1/22/931/ABF/-communique-le-pass-sanitaire-bombe-a-fragmentation-pour-la-lecture-publique

E come sostengono alcuni cittadini che hanno indirizzato una petizione
ai nostri dirigenti, il diritto di accedere liberamente alle biblioteche
sarebbe “ancora più importante per ragazzi e ragazze più giovani: a
tutti i ragazzini, in caso di dubbio sull’età, il personale deve
chiedere i documenti, che spesso i bambini non hanno con sé per ovvi
motivi. Il risultato sarà talmente respingente da allontanare forse per
sempre i più giovani e bisognosi dalla biblioteca, e in alcuni casi
anche dai libri e dalla lettura stessa.”

https://chng.it/ypzvztcYTw

 A Milano stiamo applicando queste norme con ottusa intransigenza,
rendendo impossibili postazioni e banchetti all’esterno delle
biblioteche e impedendo anche solo il ritiro delle prenotazioni.

Poi però per il ritiro spediamo i nostri libri (pure a caro prezzo) in
edicole e librerie, senza timore che questo possa risultare un gesto
ridicolo e alla fin fine autolesionista.

 E non siete preoccupati, come lavoratori e lavoratrici, che a breve
dovrete mostrare quotidianamente la vostra certificazione
sanitaria\lasciapassare per esercitare il diritto a lavorare?

Anche l’accesso ai luoghi di lavoro viene disciplinato discriminando tra
chi possiede o no una certificazione che non garantisce sulla salute di
nessuno, e consegna invece nelle mani dei datori di lavoro i nostri dati
personali più sensibili con modalità inaudite, che potrebbero portarci a
scenari ancora più distopici.

Abbiamo lavorato in periodi in cui l’epidemia era ben più grave, senza
contare alcun focolaio infettivo né tra il pubblico né tra il personale,
applicando con scrupolo tutte le procedure per garantire una adeguata
sicurezza.

 
Ora la cosiddetta spinta gentile a vaccinarci si rivela invece un gioco
per “aumentare i costi” inflitto in piena coscienza a tutti i lavoratori
e le lavoratrici che hanno deciso di non vaccinarsi, come candidamente
dichiarato dal nostro ministro di riferimento.

 https://youtu.be/jkHT42xwdpo

In queste settimane si è voluto alimentare la paura. Si è voluto farci
guardare l’un l’altro con sospetto e sfiducia.

Noi crediamo invece che come cittadini, come lavoratori e come
bibliotecari abbiamo valori e interessi comuni, che condividiamo inoltre
con tutti i cittadini utenti dei nostri servizi.

 
Chiediamo che l’accesso alle biblioteche sia libero per tutte e tutti,
non soggetto al possesso di un lasciapassare né ad alcuna altra
discriminazione.

 Chiediamo che per la sicurezza di tutti i lavoratori e di tutti i
cittadini siano disponibili test gratuiti e non invasivi.

 Chiediamo di ritornare al rispetto dei diritti sanciti dalla nostra
Costituzione e dalle normative internazionali.

 Noi bibliotecari contro il Green Pass manifesteremo venerdì 15 ottobre,
dopo essere stati respinti dai nostri luoghi di lavoro, e ci troveremo
alle 10.00 davanti alla Sormani.

 Sosteniamo insieme questa mobilitazione: la solidarietà è ancora e
sempre la nostra unica forza.

 Invitiamo le colleghe e i colleghi che con varie motivazioni sono contro
il Green Pass (vaccinati, tamponati, non vaccinati) a unirsi a noi
venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 10.00 davanti alla Sormani.

 

I vostri colleghi e colleghe,


Bibliotecari e bibliotecarie di Milano contro il Green Pass
 

 

 

Comunicato del CALP di Genova del 1 ottobre:

Greenpass, una questione che non affronteremo solo il 15 ottobre. Risponderemo al tentativo di imporre il greenpass nello stesso modo in cui rispondiamo ai continui attacchi ai diritti, alla sicurezza, ai salari dei lavoratori.

Il Green pass altro non è che un tentativo autoritario che il padronato usa per rendere i lavoratori ancora più sottomessi è sottoposti a una logica di dominio che nulla ha a che fare con la “sicurezza”.
Per chi come noi il porto lo lavora,spesso lo ama e talvolta lo odia sa perfettamente che l’iper operatività del porto annullerà di fatto nel brevissimo periodo il dispositivo e che la “sicurezza” di cui ha bisogno non si misura a colori verde o rosso!!!

il porto di Genova come tutti gli altri porti e comparti logistici ha vissuto questi due anni di pandemia in condizioni estreme e spesso pericolosamente contraddittorie.

A voi lasciamo le vostre buffonate A noi preparare le nostre barricate.

Lunedi 11 ottobre blocchi in porto sciopero generale.

 

 

Convocazione per un’assemblea in vista dello sciopero dell’11 ottobre:

NO ALL’OBBLIGO DEL LACIAPASSARE DENTRO E FUORI I POSTI DI LAVORO!

NO AL VACCINO OBBLIGATORIO!

Dal 15 ottobre scatterà l’obbligo di esibire il green pass in tutti i posti di lavoro. Dopo aver già imposto ai lavoratori della scuola e della sanità questo odioso strumento di controllo e di discriminazione sociale che niente ha a che vedere con il contrasto della pandemia, ora si vuole estendere tale obbligo a tutti i lavoratori.

In realtà i lavoratori stessi e gli altri cittadini già subiscono il ricatto di dover esibire tale lasciapassare per tutta una serie di attività che fanno parte della vita quotidiana, anche al di fuori dei posti di lavoro. Dai treni, ai musei, dai bar alle pizzerie, passando per gli eventi sportivi o culturali.

Un ricatto inaudito da parte del governo e delle istituzioni per far passare surrettiziamente l’obbligo del vaccino, pena doversi sottoporre ogni due giorni ad un tampone che non solo rappresenta un costo esagerato per un normale stipendio, ma sono anche particolarmente invasivi e pericolosi, soprattutto se eseguiti frequentemente.

Nonostante sia oramai universalmente riconosciuto che anche le persone vaccinate si possono contagiare ed essere contagiose a loro volta, si continua a sostenere da parte del governo che tale misura serve a tenere sotto controllo la diffusione della pandemia.

Tale ricatto va rispedito al mittente rifiutando la pretestuosa campagna padronale e governativa che mira a creare divisioni e contrapposizioni tra vaccinati e non per imporre una svolta autoritaria con il fine di poter meglio far passare la propria politica di sfruttamento e di difesa dei profitti.

Occorre ribadire con forza l’inutilità ed il rifiuto del lasciapassare obbligatorio.

Ma va anche rigettata la stessa obbligatorietà del vaccino visto che esso non è il solo strumento disponibile di contrasto alla pandemia, visto che la stragrande maggioranza dei contagiati sono asintomatici, e soprattutto che esso produce su molti vaccinati dannosi effetti collaterali a breve e lungo termine, che vengono opportunamente nascosti o ignorati per non aumentare la giusta diffidenza tra tanti cittadini e lavoratori.

A partire dallo sciopero dell’11 ottobre, dichiarato unitariamente dal sindacalismo di base, facciamo sentire la nostra voce sia contro la politica complessiva del governo e padroni, partendo dal caro bollette, licenziamenti ed abuso cassa integrazione, ma anche contro questa inaccettabile campagna che mira a rafforzare il disciplinamento ed il controllo sociale.

Per discutere come partecipare insieme alle mobilitazioni previste, ma anche per decidere le iniziative di lotta dentro e fuori i luoghi di lavoro a partire dal giorno 15 invitiamo i lavoratori e tutti i cittadini a partecipare ad una,

ASSEMBLEA PUBBLICA

Il giorno 8 ottobre alle ore 17,30

Presso città del sole ex asilo filangieri vico Maffei 4 Napoli

(salita San Gregorio armeno sulla sinistra)

Banchi Nuovi e Lavoratori della manutenzione stradale iscritti Si Cobas

 

Ringraziamento portuali triestini:

 

Comunicato del Sol Cobas sullo sciopero dell’11 ottobre

Volantino Sol Cobas

 

Comunicato del Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste

I lavoratori portuali riuniti in assemblea sulla questione dell’introduzione del “Green pass” per poter lavorare, – considerato che per quasi 2 anni hanno assicurato la piena operatività delle operazioni portuali in assenza di qualsiasi riguardo per la loro salute e sicurezza rispetto al COVID19, – considerato che il Green pass non è una misura sanitaria, ma una misura di discriminazione e di ricatto che impone a una parte notevole dei lavoratori di pagare per poter lavorare, i lavoratori – vaccinati e non vaccinati – giudicando quanto sopra inaccettabile hanno deliberato:

 1) di dare mandato a CLPT e alle altre OOSS di richiedere, nell’incontro con l’AdSPMAO che si terrà domani, 29/9/2021, che vengano assicurati tamponi salivari gratuiti da far fare a TUTTI (lavoratori portuali, camionisti, marittimi ….) coloro che entrano in Porto, vaccinati e non.

2) di rallentare da subito le operazioni lavorative per segnalare concretamente il proprio malcontento

3) di partecipare in massa e assieme alla manifestazione contro il Green pass di venerdì 1/10/2021, che partirà alle ore 17.30 da Largo Riborgo. Per facilitare la partecipazione CLPT indirà una assemblea retribuita di tutti i lavoratori del Porto per venerdì 1/10/2021 con orario 17.00-20.00.

4) di aderire allo sciopero generale di 24 ore indetto dai sindacati di base l’ 11 ottobre 2021 con la specifica motivazione della richiesta del ritiro del decreto Green pass.

5) nel caso il 15/10/2021 entrasse effettivamente in vigore l’obbligo del Green pass per lavorare i lavoratori bloccheranno le operazioni lavorative. I lavoratori portuali hanno inoltre espresso la loro più piena solidarietà e sostegno ai lavoratori di altri settori presenti all’assemblea.

I lavoratori portuali hanno inoltre espresso la loro più piena solidarietà e sostegno ai lavoratori di altri settori presenti all’assemblea. CLPT ringrazia tutti i lavoratori presenti e chiede a tutti i portuali la massima unità per respingere una misura gravissima, che vorrebbe dividere i lavoratori discriminando pesantemente una loro parte e che se passasse aprirebbe la strada a altre e peggiori misure. 

28.09.2021

Comunicato di Banchi Nuovi e Lavoratori della manutenzione stradale di Napoli

 

Lasciapassare e vaccino obbligatorio servono a rafforzare il potere padronale

La politica seguita dal Governo per contrastare la pandemia di Covid-19 si è rivelata fallimentare. Non solo perché negli anni precedenti sono stati realizzati tagli alla sanità con chiusura di ospedali e riduzione del personale a favore della sanità privata, ma soprattutto a causa della ostinata imposizione del protocollo basato sulla Tachipirina con vigile attesa per chi risultava contagiato e sintomatico. Una scelta questa che accentua le conseguenze della malattia fino a rendere inevitabile il ricovero in ospedale in condizioni disperate. Nel frattempo hanno diffamato e represso i medici che curavano i propri pazienti con terapie domiciliari precoci usando farmaci già in uso e poco costosi, ottenendo risultati eccezionali in termini di rapida guarigione.

Tale politica è palesemente finalizzata a persuadere che il vaccino sia l’unica soluzione per la pandemia e che esso vada necessariamente iniettato a tutti. Ma nonostante ciò è cresciuta una diffusa diffidenza di tanti cittadini, giustificata, oltre che dalla natura sperimentale di farmaci che non sono neppure veri vaccini, soprattutto dai numerosi casi verificatisi di effetti avversi anche molto gravi e letali. Si è dato vita allora ad un’immonda campagna mediatica tesa a criminalizzare chiunque – persino medici, scienziati e studiosi – esprima critiche o dubbi, imponendo nei fatti un dogmatismo scientifico di stato a cui tutti devono piegarsi, con le buone o con le cattive.

La verità è che si sta utilizzando la gestione della pandemia Covid-19 come strumento per mettere in piedi un grande esperimento di disciplinamento sociale, di rafforzamento autoritario delle istituzioni, per imporre una restrizione sempre più marcata degli spazi di libertà personale, sindacale, politica e persino di socialità, a cui, sempre più in futuro, potranno accedere solo coloro che accetteranno di piegarsi diligentemente ai diktat governativi.

Ma sbaglieremmo a pensare che si tratti della cattiveria di Draghi, del suo governo, della stragrande maggioranza dei partiti che lo sostengono, e di tutte le istituzioni che avallano questa politica. Questi signori agiscono così poiché sono i rappresentanti degli interessi delle classi dominanti e del grande capitale che si alimenta dello sfruttamento dei lavoratori, siano questi dipendenti, lavoratori autonomi, piccoli artigiani, piccoli commercianti etc. E’ tale classe dominante, infatti, che detiene la ricchezza nella nostra società e le leve del potere e che intende rafforzarlo ancora di più per tutelare i propri profitti.

Il mandato che Draghi ha ricevuto, e prima di lui Conte, così come Macron in Francia, Johnson in Gran Bretagna, Biden negli USA, è di creare le condizioni affinché si possa affermare una feroce politica di lacrime e sangue, di inasprimento dello sfruttamento, di emarginazione delle piccole imprese produttive e commerciali allo scopo di difendere ed incrementare i profitti delle grandi aziende e del capitale finanziario tra loro strettamente intrecciati.

Ma non possono dichiarare apertamente i loro veri intenti, e mascherano i loro progetti dietro le insegne della tutela della salute collettiva, del bene dei cittadini, in modo da ottenere addirittura il consenso della maggioranza della popolazione. Anzi, essi la inducono a scaricare la propria rabbia, la propria angoscia, contro chi non vuole vaccinarsi e non accetta il lasciapassare obbligatorio, invece che contro i veri responsabili del loro disagio e della loro condizione già ampiamente peggiorate dalle politiche perseguite dai governi che si sono alternati al potere nei decenni precedenti.

La campagna di vaccinazione obbligatoria e la politica del lasciapassare rappresentano un ottimo pretesto per accelerare una strategia che mira ad ottenere il controllo totalitario sull’intera popolazione e ad avere le mani libere per poter opprimere e sfruttare ancora di più. Non è un caso che essa vada di pari passo con l’aumento dei licenziamenti, il nuovo allungamento dell’età pensionabile, con la minaccia di eliminare il reddito di cittadinanza, e l’ulteriore estensione del lavoro precario.

Come lavoratori della manutenzione stradale siamo consapevoli del significato di tale strategia e perciò contrari alla politica ricattatoria e vessatoria che dal 15 ottobre sarà estesa anche a tutti i luoghi di lavoro.

Contro tale disegno occorre protestare perché esso è tutt’uno con la politica che mira a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro. Se riusciranno ad affermare la loro strategia sarà ancora più difficile difendere i propri diritti ed opporsi all’aumento dello sfruttamento che essi hanno in mente di realizzare.

Rifiutiamo il lasciapassare e la vaccinazione obbligatori ovunque e soprattutto sui luoghi di lavoro. Estendiamo e rafforziamo le mobilitazioni che stanno attraversando l’intero paese ed altre parti del mondo, contro questa politica autoritaria e antiproletaria.

Banchi Nuovi e Lavoratori della manutenzione stradale iscritti Si Cobas

 

Dalla Scuola:

Da Trento:

Una lezione inaccettabile?

SCUOLA E DIBATTITO AI TEMPI DEL GREEN PASS”

GIOVEDI’ 7 OTTOBRE a partire dalle ore 10:30

presso il LICEO “LEONARDO DA VINCI”, via Giusti 1 – Trento

Dall’inizio dell’anno scolastico, in Trentino come a livello nazionale, diversi e diverse docenti di ogni ordine e grado hanno rinunciato al loro incarico di insegnamento o sono stati sospesi (o lo saranno a breve) perché non accettano la norma del c.d. “green pass”. Alcuni di questi/e hanno anni di insegnamento alle spalle, e hanno rinunciato al loro lavoro a scuola e alla relazione con studenti e studentesse pur di opporsi a questa norma.

Le ragioni di questa scelta si legano alla questione della libertà vaccinale ma non solo. Molti e molte docenti – anche tra coloro che hanno scelto di vaccinarsi – dietro l’obbligatorietà del “green pass” (che, ricordiamolo, solo in Italia funziona in modo così restrittivo) ne scorgono la sua natura politica: un mondo futuro in cui il possesso di certificazioni digitali sarà la base per nuove forme di accesso alla cittadinanza e discriminazione in tema di diritti.

Riguardo a tutto questo non vi è stato e non vi è dibattito pubblico. Le scuole, come le università, si limitano a valutare come applicare al meglio queste norme senza interrogarsi sulla loro natura e sulle loro ricadute. Tra due settimane, inoltre, l’obbligatorietà del “green pass” verrà estesa anche a tutti i lavoratori e lavoratrici, con conseguenze ancora più pesanti.

Rispetto a tutto questo qual è il pensiero di voi studenti e studentesse?

Non pensate anche voi che, al di là delle scelte individuali, riguardo a norme che vanno a modificare l’assetto di una società e incidono così tanto sulla vita degli individui bisognerebbe quantomeno discutere e confrontarsi pubblicamente? Perché ciò non avviene? Perché non condividere dubbi e incertezze?

vista la gravità e l’importanza dei processi in atto

invitiamo docenti, studenti e studentesse a uscire da scuola per un giorno e dibattere su questa norma e sulla sua prossima estensione

Rete docenti e solidali contro la norma del “green pass”

 

E’ TEMPO DI FARSI SENTIRE

Appello al boicottaggio del “green pass” a partire dal mondo della scuola

L’introduzione dell’obbligatorietà della c.d. “certificazione verde” (lasciapassare sanitario) rappresenta un salto qualitativo senza precedenti in quella che – ormai è evidente – costituisce una strategia di governo basata sulla logica emergenziale le cui origini risalgono a ben prima dell’emergere dell’epidemia-evento Covid-19.

L’utilizzo stesso del termine stesso “green pass” (in luogo di espressioni più opportune e circoscritte come “covid-pass”) rinvia a scenari di applicazione futuri in una società tecnologica che del possesso di certificazioni digitali farà la base di nuove forme di controllo e discriminazione sociale.

Occorre cogliere appieno questa tendenza di fondo poiché da certi passaggi non si torna indietro.

La tendenza dello Stato italiano è quella di imporre crescenti “giri di vite” mantenendo i parametri della democrazia, e puntando di conseguenza sul controllo e la vessazione degli individui “non allineati”.

Si tratta di una strategia di logoramento, efficace proprio perché lenta, capillare, pervasiva. Ma che mostra anche i suoi limiti. Col teatrino della paura e del terrore si possono raggiungere risultati importanti ma alla lunga non si ha più lo stesso effetto. Le mobilitazioni crescenti dell’ultimo periodo sono lì a dimostrarlo.

L’imposizione dell’obbligo vaccinale ai sanitari prima e, poi, della certificazione digitale ai docenti riflette il modo di procedere empirico dell’attuale sistema politico. Si “butta l’esca” e poi si raccolgono i frutti e i dati. In questo senso il sistema politico ostenta in questo momento forza per nascondere una debolezza – e forse – una fragilità di fondo.

Certo, il ricatto lavorativo è una spada di Damocle che difficilmente non si abbatterà su chi non vorrebbe allinearsi a questa chiamata. Ma proprio per questo ora si rende necessario un salto qualitativo nella mobilitazione. Occorre superare il piano individuale dell’integrità di scelta e della testimonianza (che resta di fondamentale importanza) e sviluppare strategie comuni per contestare e inceppare sul nascere questa imposizione. In una parola: organizzarsi.

Che fare, quindi?

Da un lato queste strategie comuni possono assumere la forma di pedagogie alternative (scuole parentali, “homeschooling”) ma è necessario anche sviluppare gesti di disobbedienza attiva individuale insieme a strategie comuni che diano linfa (e solidarietà!) a questi gesti e al tempo stesso creino lo spazio per poter esprimere collettivamente un dissenso più ampio, anche da parte di chi dovrà cedere al ricatto lavorativo.

La storia e la letteratura – anche quella che circola ancora oggi nelle scuole – sono colmi di figure e movimenti di protesta (quasi sempre, all’inizio, minoranze) che con i loro “no” autentici e ostinati hanno dato un contributo fondamentale nella difesa o riconquista di libertà sociali.

Oggi, come docenti, studenti e personale scolastico “non allineato” dovremmo rispondere a un altro tipo di chiamata ossia ritrovare dentro di noi ed esprimere collettivamente uno slancio.

Uno slancio che non abbia a che fare con le solite dinamiche di potere istituzionali e guardi verso un orizzonte radicalmente diverso da quello abitato (e significato!) dai vari Figliuolo, Mattarella, green pass, vaccini sperimentali e tamponi.

Uno slancio che non si limiti a provvisori “stratagemmi” ma che risolutamente osteggi il mondo che ci stanno confortevolmente imponendo.

Uno slancio che si esprima anche come gioia collettiva nel manifestare una parte importante della propria vita e del proprio essere, che è quella politica e morale.

Un primo passo concreto: perturbiamo l’inizio d’anno scolastico con gesti di disobbedienza attiva.

In ogni città Martedì 14 settembre, secondo giorno di scuola, come docenti, studenti e personale rifiutiamoci di entrare negli edifici scolastici (non accettiamo per un giorno la logica del “green-pass”) e ritroviamoci alle ore 10 davanti a un istituto superiore della città per manifestare il nostro dissenso con cartelloni e in modo rumoroso.

La forza esibita dal sistema è solo specchio della nostra rassegnazione.

Rete e Cassa di Solidarietà docenti e personale scolastico contro il green pass – Trentino

 

14 SETTEMBRE 2021

GIORNATA DISOBBEDIENZA CIVILE NEL MONDO DELLA SCUOLA

Aderiamo all’appello dei docenti, studenti, personale scolastico contro il Greenpass, prevista per la giornata 14 settembre in tutta Italia, nella convinzione che è giunto il momento di farsi sentire, indetta da Rete di solidarietà del trentino, Rete Cassa di solidarietà, docenti, studenti, personale scolastico contro il greenpass.

Appello al boicottaggio del greenpass a partire dal mondo della scuola

L’introduzione della “certificazione verde” obbligatoria (lasciapassare sanitario) rappresenta un salto qualitativo senza precedenti in quella che, ormai è evidente, costituisce una strategia di governo basata sulla logica emergenziale le cui origini risalgono a ben prima dell’emergere dell’epidemia-evento Covid-19. L’utilizzo stesso del termine green pass (in luogo di espressioni più circoscritte) rinvia a scenari di applicazione futuri in una società tecnologica che del possesso di certificazioni digitali farà la base di nuove forme di controllo e discriminazione sociale. Occorre cogliere appieno questa tendenza di fondo poiché da certi passaggi non si torna indietro. In questo senso la questione del green pass riguarda tutti e tutte, anche chi ha deciso o deciderà, per varie ragioni, di aderire alla campagna vaccinale. La storia e la letteratura, anche quella che circola, ancora oggi, nelle scuole, sono colmi di figure e atti di protesta (quasi sempre, all’inizio, di minoranze) che con i loro no ostinati e autentici hanno dato un contributo fondamentale alla difesa o riconquista di libertà sociali. Oggi, come docenti, studenti e personale scolastico dovremmo rispondere alla stretta dello Stato esprimendo, individualmente e collettivamente uno slancio. È importante, infatti, contestare e inceppare sul nascere questa imposizione. Occorre sviluppare gesti di disobbedienza attiva individuale insieme a strategie comuni che diano linfa (e solidarietà!) a questi gesti e al tempo stesso creino lo spazio per poter esprimere collettivamente un dissenso più ampio, anche da parte di chi dovrà cedere al ricatto lavorativo. Un primo passo concreto: perturbiamo l’inizio d’anno scolastico. Per Milano e Lombardia, ci ritroviamo, educatrici comunali, docenti statali, personale scolastico, studenti martedì 14 settembre dalle 11.00 in poi presso i GIARDINI via Stratos n.8 parco CityLife Milano, metro Lilla, mm Portello

Lavoratori della scuola in lotta contro il greenpass

 

Dalle università:

Lettera degli studenti universitari di Bergamo

Una lettera degli studenti dell’Universita di Bergamo

 

Lettera del prof. Andrea Camperio Ciani, ordinario a Padova, al rettore e ai due ministri citati.

Collega Rettore,

(non uso superlativi per ciò che segue),

io sottoscritto prof Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera Università degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei , e per conoscenza al ministro della università Messa ed al ministro della sanità Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei il mio green pass, accettando la sua dimissione dall’ insegnamento dei miei corsi di evolutionary psycology, genes mind and social behavior, e animal and human behavior, e la radiazione della mia cattedra di insegnamento quale professore ordinario, e sospensione dell’intero stipendio. Io mi prendo la responsabilità di ciò che affermo, e aspetto il suo decreto di radiazione da codesta Università di Padova.

Sottolineo che in una università libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse. Sono fiero pronipote del prof. Costanzo Zenoni, che rinunciò alla cattedra di Anatomia all’Università di Milano per non aderire al partito fascista. Antenati patrioti, eroi, e pensatori, mi avevano illuso che l’università avesse appreso principi di libertà e democrazia, vedo che così non è e me ne assumo le responsabilità.

Mi rifaccio al patto sociale di Hobbes, che più di trecento anni fa, sanciva quanta libertà il cittadino dovesse abdicare allo stato e quanta tenersela, dichiaro che in nome della libertà,’ individuale, per tutti i no vax che non condivido, ma tollero, insieme a testimoni di Geova, ed ai timorosi, o male informati, ritengo che discriminarli sia opera liberticida ed oscurantista. Sono quindi fiero di rimetterle il mio mandato ed attendo il suo decreto di licenziamento.

Viva la libertà qualunque essa sia.

In fede,

@prof.Andrea Camperio Ciani

 

Lettera del professore Francesco Benozzo

Care colleghe, cari colleghi,
da più di un anno e mezzo mi trovo, direi ormai mio malgrado, in prima linea per combattere la versione monocorde della storia “pandemica”.

Ho pubblicato circa 30 interventi di carattere militante, ho pubblicato tre libri – due dei quali tradotti ora in più lingue, l’ultimo dei quali scritto a quattro mani con un professore, Luca Marini, ben più autorevole di me – su un’idea evidentemente non allineata di scienza, dissidenza e poesia.
Ho fatto concerti, alcuni credo importanti, per raccontare una storia diversa. All’Università di Bologna, dove ho – o ho avuto – l’onore di insegnare, sono stato censurato per avere espresso la mia libertà di pensiero dalle stesse autorità accademiche che mi chiedevano di organizzare manifestazioni pubbliche, in nome della libertà di pensiero, per il nostro sventurato studente Patrick Zaki (che un qualche dio benedica te, ragazzo, insieme a chi si trova nella tua condizione in modo anche più anonimo).
Insegno con grande consapevolezza la Filologia sulla cattedra che fu prima di Giosue Carducci e poi di Giovanni Pascoli. In nome di questa consapevolezza, vengo ora al punto, con una premessa.
La premessa è che io non ho fiducia in accorpamenti di gruppi, in iniziative, in ricorsi vari. Non ho fiducia nei dibattiti interni. Non ho fiducia nelle class action. Io ho fiducia negli individui e nella poesia di ciascuno, nella dissidenza individuale e nel mettersi alla prova in prima persona.
Io ho fiducia nel vento e nel mare.

Care colleghe, cari colleghi, la cosa più concreta che ora mi viene in mente, in questa prospettiva, e dentro questo scenario oscuro e raccapricciante, è un dissenso individuale. Chi come me non ha e non avrà mai alcun green pass ha già dissentito e dissente, e subirà e subisce le conseguenze discriminatorie del caso che le/gli sono state sentenziate.

Non penso ci sia bisogno di altro.
Ma io credo che proprio chi invece possiede un green pass ma possiede anche una visione non settaria della realtà potrebbe diventare adesso l’elemento che il dispositivo di soggiogamento non aveva previsto: potrebbe, come docente, come amministrativo, come parte di una comunità – la Scuola, l’Università – che un tempo è stata il faro e il baluardo per lottare contro le derive autoritarie, e su cui si è fondato il libero pensiero e la felicità dell’uomo, NON RECARSI AL LUOGO DI LAVORO, RIFIUTARE DI INSEGNARE, DI LAVORARE, DI ESSERE COMPLICE DI UN’ISTITUZIONE CHE SI FA PORTAVOCE DI UNA DISCRIMINAZIONE.

Potrebbe annunciarlo al proprio direttore, al proprio rettore, al proprio responsabile (figure da cui, in un mondo diverso da quello patetico in cui viviamo, ci si sarebbe aspettati una mossa simile contro le istituzioni!).
È venuto il tempo di capire – e qui mi rivolgo ai rettori, ai direttori di dipartimento, ai dirigenti scolastici, ai coordinatori di iniziative interdisciplinari – se tutte le belle parole sull’inclusione e la diversità, sull’Agenda UNESCO 2030, sulla libertà di pensiero, sullo sviluppo sostenibile, sulla lotta contro ogni discriminazione erano alla fine solo parole.

È venuto il tempo di capire se si ha la faccia tosta di presentarsi di fronte ai nostri studenti per insegnare loro qualcosa che ha a che fare con lo spirito critico, nel momento stesso in cui si accetta di farlo rinunciando al proprio spirito critico, esibendo un lasciapassare che rende consapevolmente ridicola ogni prospettiva di autonomia di pensiero.

Care colleghe, cari colleghi, io vi esorto a un gesto di dissidenza individuale. Rispettando ogni opinione che sia contraria alla mia – la mia, intendo, che è fin troppo chiara – vi esorto a chiedere a voi stessi, in coscienza, se ha davvero senso pensare a voi stesse e voi stessi come insegnanti, come docenti, come persone libere in un’istituzione libera, a fronte di questo ricatto che costringe voi a obbedire a una regola insensata e le vostre colleghe e colleghi che non obbediscono a stare fuori dalle aule che anche grazie a loro – e adesso è più chiaro che mai – sono diventate luoghi di pensiero critico e libero.

Care colleghe, cari colleghi, io credo che spetti a noi, ma ora soprattutto a voi, farsi portavoce di quell’idea di civiltà non seriale, non pedissequa, non servile, in nome della quale la Scuola e l’Università erano nate.

Sono certo che verranno tempi migliori.
Le acque dei laghi appenninici continuano a incresparsi nelle notti di luna. Un bellissimo autunno indora le faggete azzurre.

La verità e la bellezza continueranno in qualche luogo a danzare insieme.

Ci saranno cose che non rimpiangeremo. Ci saranno cose che rimpiangeremo. Ognuno di noi saprà scegliere che cosa rimpiangerà o non rimpiangerà di questi tempi di tenebra. Io credo che molto, o tutto, dipenda da gesti individuali e da scelte chiare. Credo che molto, o tutto, dipenda da voi.

Francesco Benozzo

 

Appello di centinaia di docenti universitari contro il lasciapassare

Qui l’appello dei prof contro il GP:
https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/

 

 

Dalle ferrovie:

Qui sotto il testo in pdf di alcuni lavoratori e lavoratrici di Trenitalia

fs green pass

 

Lettera dei ferrovieri per il lavoro, l’uguaglianza e il pluralismo

https://sinistrainrete.info/societa/21224-lettera-dei-ferrovieri-per-il-lavoro-l-uguaglianza-e-il-pluralismo.html

 

 

 

Dai lavoratori e lavoratrici della sanità:

Qui sotto il comunicato del SI Cobas “I lavoratori della sanità piacciono solo quando muoiono!”

piacciono solo quando muiono

 

Iniziativa a Rovereto:

Domenica 26 settembre, dalle h.17 a Rovereto, Giardini Perlasca

APERITIVO-BUFFET BENEFIT

Cassa di solidarietà e mutuo appoggio per gli operatori sanitari sospesi

Con coraggio e ostinazione hanno difeso i nostri nonni nelle RSA e gli altri malati negli ospedali, contro il Covid-19. Ora, con lo stesso coraggio e la stessa ostinazione difendono la libertà di scelta di tutti noi.

Per questo sono stati sospesi senza stipendio.

Sosteniamo gli operatori sanitari renitenti alla leva vaccinale!

Partecipa anche tu!

 

 

 

Dal “movimento”:

 

 

 

Dal “prendersi cura” a “controllare e reprimere”, Dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”:

No al Green Pass ! Assemblea

Giovedì 23 ore 21.00 Presso il Circolo ARCI Magazzino Parallelo via Genova, 70 Cesena (FC)

Se la cocente sconfitta dell’imperialismo USA e dei suoi “soci di minoranza” (Italia compresa) in Afghanistan ci ha ricordato l’esistenza di un “fronte esterno”, l’esplosione del Covid, innestata a una situazione di crisi precedente, ha fornito una ghiotta occasione alle classi dominanti e ai suoi esecutivi per inasprire le politiche di ristrutturazione sociale e del mondo del lavoro sul “fronte interno”. E così, legislatura dopo legislatura, ci siamo ritrovati di fronte a una restrizione sempre più marcata degli spazi di libertà sociali, sindacali e politici. Le recenti misure, dietro il pretesto di contenimento del COVID, sono il condensato della filosofia che ha ispirato le politiche neo-liberiste di questi anni. Proprio nello smantellamento progressivo della sanità pubblica ha trovato uno dei suoi punti cardine, rivelando, di fronte alla pandemia, tutta la sua fragilità e inadeguatezza con esiti drammatici. Questa è la sintesi di ciò che è avvenuto in uno spazio di tempo relativamente breve a ridosso e dopo il COVID: il decreto Salvini, i disegni in discussione di nuove leggi anti-sciopero, l’utilizzo di agenzie private di squadre di picchiatori contro i lavoratori in sciopero (vedi la logistica). Parallelamente un controllo sociale sempre più stretto e invasivo, anche in previsione di un impoverimento di settori significativi di ceto medio e la crescita esponenziale di essere umani considerati “inutili”, destinati a vivere nel sistema dell’incertezza, senza alcuna prospettiva se non quella di dormire sotto i ponti, nutrirsi alla Caritas o vivere di espedienti in una società blindata. Un controllo che passa attraverso una presenza sempre più massiccia di militari e poliziotti nelle strade, telecamere ovunque, coprifuoco, i droni sulle spiagge, sanzioni amministrative, dispositivi elettronici, GPS, badges, un generale della NATO a capo dell’emergenza sanitaria, digitalizzazione dei documenti, la riforma della giustizia e, da ultimo, il “green pass”, il cui campo di applicazione ora viene esteso anche sui luoghi di lavoro con il sostegno di Confindustria. Strumento di ricatto, di divisione e contrapposizione fra i lavoratori. In questo contesto non possiamo che sentirci distanti e contrari da/a tutta quella sinistra, anche antagonista, che di fronte a provvedimenti come il lasciapassare verde e l’obbligo vaccinale cerca goffamente di giustificarli nascondendosi dietro il paravento della “neutralità della scienza” e, peggio ancora, delle “esigenze generali della società”. Quella capitalistica per intenderci. Non vedendo, o facendo finta di non vedere, che misure simili sono parte integrante di una svolta epocale voluta dal capitale all’attacco, non solo dei lavoratori, ma anche all’umanità intera ed al pianeta nel tentativo di plasmare/rapinare/sfruttare ulteriormente, ridurre la vita a mera merce. Niente a che vedere con pericolose e sospette fantasie di alcuni settori su presunti complotti sanitari di “capitalisti cattivi” o “giudaico-massonici”. Per essere chiari: il “complotto” è il capitalismo stesso nella sua forma moderna che si sovrappone agli stati e controlla le organizzazioni mondiali. La portata di questo attacco, che ha radici ultra-decennali, rivela la quota di investimenti “pubblici” destinata a sostenere piani di regolamentazione, che non mostra segni di diminuzione ma è destinata a fini differenti: i costi sono dirottati dal “prendersi cura” al “controllare e reprimere”, dallo “Stato che assiste” allo “Stato che incatena”. Tutto questo ci pone di fronte a un salto di qualità che trova negli Stati imperialisti, al servizio del capitale multinazionale, il braccio esecutore per imporre questi nuovi assetti di “ingegneria sociale”. Assetti che ci espongono al baratro di un cammino irreversibile, per ora solo intuito o inesplorato, che espone l’intera umanità a rischi e pericoli spaventosi. Il nostro problema è di come impedire che questo progetto sia attuato, e questo configurerà l’agenda politica di tutti i rivoluzionari nel prossimo futuro. Altrimenti potrebbe non esserci più un futuro da forgiare perché non ci saranno più esseri umani in grado di farlo. A partire da questi presupposti proponiamo un momento di confronto collettivo su queste tematiche con il fine non solo di fare una “chiacchierata” sui destini del mondo ma cercando di individuare, fin da subito, possibili terreni di azione comune per la costruzione di un ampio movimento contro le manovre liberticide, un movimento che si qualifichi per le lotte per una sanità pubblica territoriale che sia anche di prevenzione, attenzione nella cura delle persone e ripristino dei territori ed ambiente, che dice no alle privatizzazioni e ai tagli; che dice no alla nocività e ai licenziamenti sui posti di lavoro. Superando questa dicotomia artificiosa “novax-sivax” di chi vorrebbe creare contrapposizioni partendo da una presa di posizione netta e chiara contro il “green pass” per quello che è realmente e per quello che rappresenta. Non vogliamo il green pass! Vogliamo salute, reddito e libertà! Compagne e compagni per la ricomposizione

 

 

 

Da Emilio Quadrelli

Ciò che si va delineando intorno al Green pass va ben oltre il fatto in sé. Asserire che il potere è interessato alla salute della popolazione è un vero e proprio ossimoro visto che l’era attuale ha mostrato di essere del tutto disinteressata alla popolazione poiché la “volontà di potenza” di uno stato non è più misurabile sulla quantità di popolazione sana di cui disporre. Il mutamento della “forma guerra” con la messa in mora degli eserciti di massa ha comportato il venir meno della popolazione come elemento strategico e, conseguentemente, il non interesse del potere nei confronti della popolazione. La stessa cosa vale per la produzione. Nel mondo contemporaneo la produzione bellica non necessità più della “mobilitazione totale” quindi del tutto inutile è diventata la necessità di masse sterminate da impiegare nella produzione bellica. Per molti versi, allora, diventa possibile asserire che se il mondo di ieri si caratterizzava nel “fare vivere e lasciare morire” il mondo attuale sembra maggiormente prono al “far morire e lasciare vivere” il modello ordoliberale è esattamente questo. Il Green pass, allora, diventa un modello di “governamentalita'” e disciplinamento politico e sociale che, reiterando le logiche dell’emergenza, offre al potere una “tecnica di governo del vivente” il cui fine permane la messa in forma di “corpi docili” interamente declinati alle esigenze del comando. Sulla base di ciò il problema non è certamente essere no o pro vax ma inceppare, sabotare e disarticolare questo progetto di normazione politica e sociale. La questione del Green pass, inoltre, pone nuovamente in luce due tendenze storicamente presenti nel movimento comunista. Non sarà sfuggito, infatti, come quote non secondarie di comunisti si siano apertamente schierate per il Green pass e il vaccino. Sorprendente, ma non troppo, dagli stalinisti ai bordighisti si è avuta una sostanziale adesione alle logiche del Green pass e a tutto ciò che questo si porta appresso. Ciò non è altro che il frutto maturo dello statalismo e dello scientismo che caratterizza le varie ortodossie e il loro essere, a conti fatti, la continuazione sotto altra forma della declinazione positivista del marxismo operata dalla Seconda internazionale. Del resto sono gli stessi che hanno trasformato la critica dell’economia politica di Marx in scienza economica. Nei confronti della scienza, poi, hanno un rapporto non dissimile da quello maturato da non pochi sprovveduti nei confronti di Vanna Marchi o, in tempi più recenti, dei talebani nei confronti del Corano. La scienza, per questi dotti marxisti, diventa un campo neutro del tutto avulso dalla formazione economica e sociale. Per questi, tanto per fare un esempio non irrilevante, l’isteria femminile grazie alla quale milioni di donne sono state psichiatrizzate e internate era un fatto obiettivo. Questi non comprenderanno mai, per esempio, che sparare agli orologi è uno dei gesti e delle pratiche più radicali e rivoluzionarie. Tutti presi dal loro “marxismo scientista” attendono il divenire delle forze produttive, e della scienza a queste coeva, per raccogliere in maniera indolore (non sia mai che la soggettività intervenga, gli anatemi contro il populismo sono già tutti belli che pronti) il frutto maturo del socialismo. Detto ciò si capisce anche perché questi, da almeno 50 anni non contino un cazzo.

NB. Il riferimento al populismo è quello russo!!!