La memoria è nella lotta contro il genocidio
Mentre viene approvata la prima bozza del cosiddetto “ddl antisemitismo”, pubblichiamo questo testo dell’Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese di Trento, distribuito in occasione di una manifestazione tenuta in città (in forma di presidio statico) nel cosiddetto “giorno della memoria”, nonostante e contro il divieto governativo di manifestare. Nel frattempo abbiamo appreso con piacere che il divieto è stato rotto anche altrove (per quanto ne sappiamo almeno a Roma, Venezia e Cagliari).
La memoria è nella lotta contro il genocidio
Il Ministero degli Interni ha vietato le manifestazioni durante la Giornata della Memoria, qualora prevedano il riferimento al genocidio in Palestina e critiche allo Stato d’Israele.
Lo fece già due anni fa, ma ora è l’anticipazione di quello che accadrebbe ogni giorno con il disegno di legge in discussione al Senato (“Contrasto all’antisemitismo”), il quale equipara l’antisionismo all’antisemitismo, attraverso una definizione di quest’ultimo proposta da un organizzazione sionista, incentrata sul «diritto all’esistenza dello Stato di Israele», cioè il diritto di esistere di un progetto di colonialismo di insediamento a spese di nativi che vanno espulsi. Addirittura prevede corsi annuali di antisionismo per i docenti e l’obbligo di delazione per questi rispetto ad atti “antisemiti/antisionisti” (un collega che ricorda gli studenti uccisi nei bombardamenti a Gaza? uno studente con la kefiah? la diffusione di un volantino che invita al boicottaggio d’Israele?).
Con il disegno di legge presentato da Gasparri di Fratelli d’Italia – non diverso da quelli presentati da Delrio e Giorgis del Partito Democratico – la propaganda sionista diventa legge e si traduce in censura e repressione.
Non si potrebbe paragonare la rivolta del Ghetto di Varsavia all’azione del 7 ottobre o il ruolo di IBM nel fornire la tecnologia per i campi di sterminio nazisti a quello svolto da IBM nel genocidio algoritmico compiuto dall’IDF.
Non si potrebbero criticare i progetti in corso tra Università di Trento e IBM Israel, riferendosi al ruolo di IBM Israel nel genocidio a Gaza.
Non si potrebbe accostare la schedatura in Italia degli studenti palestinesi disposta a gennaio dal Ministero dell’Istruzione a quella degli ebrei sotto il fascismo.
Non si potrebbe contestare la presenza di Israele ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina.
Uno scenario già realtà in altri paesi europei, come Germania e Regno Unito, dove il gruppo d’azione diretta Palestine Action è stato dichiarato “terrorista” e una trentina di suoi appartenenti sono tuttora in carcere – alcuni dei quali hanno portato avanti uno sciopero della fame di più di due mesi, ottenendo la revoca di un contratto tra l’azienda di droni israeliana Elbit Systems e il governo britannico.
Anche in Italia stanno aumentando i “colpevoli di Palestina”: Mohamed Shahin che rischia l’espulsione per frasi dette a una manifestazione, Ahmed Salem in carcere di massima sicurezza per aver diffuso dei video della resistenza palestinese, Anan Yaeesh condannato in Italia a cinque anni e sei mesi per il coinvolgimento in azioni della resistenza palestinese in Cisgiordania, Tarek Dridi in prigione per il corteo del 5 ottobre 2024 a Roma, Mohammad Hannoun e gli altri tre palestinesi incarcerati con l’accusa di aver mandato soldi alla resistenza palestinese.
E centinaia di persone stanno venendo denunciate – a Trento come nel resto d’Italia – per le giornate del “Blocchiamo Tutto” e degli scioperi generali.
Quelle giornate hanno tracciato una rotta che dobbiamo seguire, una rotta che può anche portarci fuori dai confini della legalità di uno Stato complice di genocidio.
Se passerà il ddl “antisemitismo” ogni manifestazione, ogni conferenza, ogni serata di raccolta fondi che sollevi critiche allo Stato d’Israele sarà potenzialmente contro la legge.
Questo deve farci smettere di gridare che Israele sta compiendo un genocidio col supporto dell’Occidente? Ci può giustificare dal non provare concretamente a fare qualcosa per impedirlo, agendo sulle collaborazioni attive dove viviamo?
Chi ha aiutato gli ebrei a sottrarsi a rastrellamenti e deportazioni, chi ha sostenuto i partigiani (anche ebrei), chi ha disertato o sabotato la Wehrmacht, come altri eserciti, non l’ha fatto nella legalità e spesso l’ha pagato con la vita.
È questa la memoria che proviamo a tenere viva oggi, ben diversa da quella ipocrita di chi finge di ricordare i genocidi di ieri mentre si fa complice di quelli di oggi.
Non accettiamo lezioni sull’antisemitismo da un governo di neofascisti che hanno tra i loro “padri nobili” gli estensori delle Leggi Razziali.
La Fase 2 del Piano Trump per Gaza è la premessa alla deportazione della popolazione gazawi, mentre l’imperialismo statunitense si fa sempre più violento e spudorato, attaccando il Venezuela, progettando di attaccare l’Iran, lasciando i curdi alla mercé del nuovo governo siriano, dichiarando di volersi prendere la Groenlandia con le buone o con le cattive, scatenando sul fronte interno la milizia ICE (peraltro addestrata dalle forze di sicurezza israeliane, che in quanto a deportazioni e rastrellamenti “vantano” decenni di esperienza) e prospettando guerre commerciali (di dazi e contro-dazi) che verranno pagate dai lavoratori e lavoratrici del mondo. La nostra Fase 2 può invece essere la ripresa di una lotta internazionalista contro chi fa le guerre, di cui saranno appuntamenti lo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio (lanciato dai portuali genovesi) e gli scioperi studenteschi di marzo in Germania contro il ripristino della leva militare.
Contro i divieti, scendiamo in strada!
Contro la repressione, rafforziamo la solidarietà!
Contro guerra e genocidio, alla lotta!
Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese
