Sempre a fianco di Juan, condannato a 5 anni nel processo di Brescia

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Giovedì 15 gennaio il nostro amico e compagno Juan è stato condannato a 5 anni per «atto con finalità di terrorismo» (280bis) nel processo bresciano per l’azione contro la POLGAI. Se questa condanna divenisse definitiva, il fine pena per Juanito, al momento fissato al 2045, si sposterebbe ancora più in là. Data la fragilità dell’inchiesta e degli elementi a carico del compagno, puntualmente contestati dalla difesa, si poteva sperare in un’assoluzione. Così non è stato: evidentemente i giudici bresciani e i giudici popolari che componevano la corte d’assise, con la consueta viltà e indifferenza per le vite degli altri, non hanno voluto mandare al macero un’indagine durata anni e costata molte migliaia di euro, poiché giunta al terzo tentativo di attribuire a Juan (e inizialmente anche a un altro compagno, poi definitivamente scagionato) la responsabilità dell’azione. Dal canto nostro, nell’attesa del processo d’appello, continuiamo la mobilitazione al fianco del nostro Juan: se è “innocente” merita tutta la nostra solidarietà, se è “colpevole” la merita ancora di più!

I NOSTRI COMPAGNI NON LI SCORDIAMO MAI! JUAN LIBERO, ABBASSO LA POLGAI!

Compagni e compagne

Per continuare a scrivere al compagno:

Juan Antonio Sorroche Fernandez
C. C. di Terni
strada delle Campore 32
05100 Terni


Di seguito il volantino distribuito già dal giorno dopo (all’udienza aquilana in cui è stato condannato Anan Yaeesh e altrove):

Sempre al fianco di Juan, Anan, Alì e Mansour

Ieri, 15 gennaio 2025, il nostro amico e compagno Juan è stato condannato in primo grado dal tribunale di Brescia a 5 ulteriori anni di reclusione. L’azione di cui è accusato è un attacco esplosivo avvenuto nel 2015 nella stessa città contro la POLGAI, una struttura che collabora con le polizie di vari Paesi nelle tecniche di antisommossa e controguerriglia.

Quando i dispensatori di terrore di Stato si vedono restituire una piccola parte della loro violenza, polizia politica e magistratura lavorano senza sosta per trovare i responsabili di un tale affronto – nessuno osi contrastare il monopolio borghese e statale della violenza! –, al punto che è la terza volta che Juan viene indagato per la stessa azione. Questa volta la farsa giudiziaria è riuscita a condannare il nostro compagno.

Qual è la massima espressione del monopolio statale della violenza? La guerra. E mentre i diversi complessi scientifico-militar-industriali ci stanno trascinando verso la terza guerra mondiale – di cui il genocidio in corso a Gaza è la più brutale anticipazione –, le retrovie di questa mobilitazione totale devono rimanere pacificate. Per questo la stretta repressiva verso ogni pratica di lotta non simbolica (pensiamo alle misure repressive contro le manifestazioni in solidarietà col popolo palestinese, al drastico aumento di pene per i blocchi stradali, per le azioni di contrasto ai cantieri delle Grandi Opere o anche solo per la diffusione di testi ritenuti “istigatòri”). Per questo le manganellate contro gli studenti o le rappresaglie padronali-giudiziarie contro i facchini. Per questo le precettazioni in caso di sciopero. Per questo le continue inchieste contro compagne e compagni. Per questo il 41 bis applicato ad Alfredo Cospito. Per questo l’attacco alle idee e alle pubblicazioni anarchiche.

In tempi di guerra finiscono le pantomime garantiste. Lo Stato mostra il suo grugno e il suo maglio. I confini tra fronte esterno e fronte interno si fanno sempre più sfumati; l’immigrato in lotta si confonde con l’antagonista, le sollevazioni nelle periferie incalzano i movimenti antimilitaristi nel ventre della bestia.

Oggi, 16 gennaio, si celebra invece nel tribunale dell’Aquila l’ultima udienza del primo grado di giudizio contro il prigioniero palestinese Anan Yaeesh, insieme ai coimputati Mansour e Alì, durante la quale probabilmente ci sarà la sentenza.

Benché la resistenza condotta da Anan nei territori palestinesi sia legittima persino secondo la carta straccia del Diritto internazionale; benché sia noto a tutti che nelle carceri israeliane si pratica sistematicamente la tortura contro i prigionieri palestinesi, la resistenza armata contro il colonialismo genocida sionista per i giudici italiani diventa “terrorismo”, la stessa accusa mossa a Juan per l’azione contro la POLGAI. Ricordiamo allora che questa struttura è attiva a Brescia dal 1974 (anno della strage di Piazza della Loggia) e che tra le polizie con cui collabora vi è anche quella israeliana. E ricordiamo che in provincia di Brescia (Ghedi) si trova uno snodo fondamentale di quell’imperialismo occidentale attivamente complice della strage senza fine del popolo palestinese: una base NATO in cui sono stipate bombe nucleari in grado di disintegrare popolazioni intere. Il cerchio si chiude.

Dopo la condanna di Juan dunque, nell’esprimergli la nostra solidarietà e vicinanza, non possiamo che avere in testa ancora di più lo stesso pensiero:

Per un’Intifada mondiale delle oppresse e degli oppressi. Per trasformare la guerra dei padroni in guerra ai padroni.

compagne e compagni

Qui in pdf: Juan-Anan sentenze