Laboratorio Palestina. La creazione dell’esercito digitale a Gaza

Dalla digitalizzazione dell’esercito al primo campo di concentramento smart  previsto a Rafah, la striscia di Gaza è ormai un laboratorio mondiale della repressione e delle carneficine high tech. Oppurtunamente testate, queste ritornano nelle metropoli in cui vengono finanziate e progettate: https://www.ecologica.online/2025/12/18/gaza-citta-americane-droni-normalizzando-sorveglianza-massa/ Non è affatto retorico, quindi, parlare di israelizzazione delle nostre società e dire – con un brivido in cui terrore ed empatia si fondono nel nostro sangue occidentale – che Gaza si avvicina.

 

Per Israele un esercito digitale «addestrato» a Gaza

di Eliana Riva

Laboratorio Palestina Cento milioni alla Elbyt Systems per nuovi sistemi di intelligenza artificiale: colpiranno chiunque si muova in una data zona e identificato meccanicamente come “obiettivo”. Un progetto nato «dalle lezioni apprese negli ultimi due anni di combattimento»

Israele sta realizzando una nuova generazione di «esercito digitale di terra», interamente costruita sulle azioni militari compiute a Gaza e in Libano. Un cospicuo finanziamento è stato approvato con l’obiettivo di creare ciò che gli ufficiali dell’esercito definiscono «un’implementazione delle lezioni apprese negli ultimi due anni di combattimento», riporta il Jerusalem Post.

I banchi di scuola dell’esercito sono le macerie della Striscia, accumulate da sistemi definiti «di precisione» ma che hanno provocato oltre 71mila morti, in gran parte donne e bambini. Intere famiglie sono state cancellate nel sonno, spesso a partire da segnalazioni dell’intelligenza artificiale, che indicavano il rientro a casa di un presunto affiliato di Hamas. È bastato questo, non si sa quante volte, perché una voce umana ordinasse di distruggere intere abitazioni, uccidendo chiunque fosse all’interno.

EPPURE, TRA GLI OBIETTIVI dichiarati da Elbit Systems, non si legge della necessità di limitare le vittime civili. Anzi, Doron Daniel, vicepresidente della società a cui il governo israeliano ha appena destinato cento milioni di dollari, ha dichiarato che «l’obiettivo più importante del sistema è aumentare la sopravvivenza dei soldati, migliorando anche la letalità». Ci vogliono più morti, insomma, e la chiave per ottenerli è la velocizzazione dell’intero processo attraverso sistemi armati di intelligenza artificiale.

La quarta e attuale generazione dell’«esercito digitale di terra» (Tzayad, in ebraico) è già stata interamente sviluppata e implementata negli attacchi a Gaza, per aumentare forza e velocità dei raid dall’aria, dalla terra e dal mare. Tel Aviv continua quotidianamente a utilizzare droni manovrati a distanza o guidati dall’Ia e lo fa anche in questi giorni, durante il cessate il fuoco, compiendo assassini mirati a Gaza e in Libano.

I mezzi senza pilota e i carri-bomba già si infiltrano tra le macerie dei villaggi gazawi per far saltare in aria ciò che resta delle case dei palestinesi o le strutture giudicate «sensibili». Ma si comprende dagli obiettivi della «quinta generazione» dell’armata digitale che i programmi di Tel Aviv per Gaza non sono terminati.

UN NUOVO SISTEMA di Ia verrà usato anche lungo il confine della Striscia, che rimarrà chiusa in un sistema di automazioni per cui chiunque sarà rilevato nell’area verrà meccanicamente definito un «obiettivo». Inoltre, secondo i piani emersi per la costruzione della prima area di confinamento per palestinesi a Rafah, soprannominata dagli Stati uniti «prima comunità pianificata», i sistemi di sorveglianza digitale remota e di intelligenza artificiale saranno utilizzati per relegare, controllare e gestire la vita quotidiana di chi vi verrà trasferito.

I modelli da guerra di Elbit Systems sono già venduti in tutto il mondo – di recente anche in Grecia e in Germania – e sono tra i principali obiettivi delle azioni degli attivisti che protestano contro la complicità dei governi mondiali nel genocidio di Gaza. Ma i vertici della società militare israeliana già presentano le nuove applicazioni come modelli da esportare. L’azienda sfrutta il legame con l’esercito quale leva di marketing e ambito di sperimentazione per le proprie tecnologie, promuovendo regolarmente i prodotti con il marchio del «battle-tested»: armi testate in combattimento.

Tentando di prevenire i più che leciti dubbi di carattere etico, il vicepresidente di Elbit ha assicurato che i nuovi modelli di Ia, seppur implementati, non mirano a sostituire il lavoro dei soldati. La decisione ultima rimarrà quella di un essere umano, ha dichiarato Daniel, ammettendo però che i sistemi di intelligenza artificiale saranno utilizzati per «focalizzare» l’attenzione dei comandanti, ossia per indirizzarli verso un’azione, «estraendo» le conclusioni da «enormi volumi di dati» in base ai quali definiranno obiettivi e persone da colpire.

ELBIT SYSTEMS è il principale fornitore dell’esercito israeliano per veicoli aerei e terrestri senza equipaggio e produce i sistemi militari utilizzati a Gaza, in Libano, in Yemen, in Iran e in Siria. Le sue principali entrate derivano dalle agenzie governative, soprattutto dal ministero della difesa israeliano e dagli Stati uniti: nel 2024, i 14,5 miliardi di dollari in aiuti militari richiesti da Washington per Tel Aviv includevano l’acquisto di tecnologie belliche di Elbit Systems, prodotte attraverso le sue filiali negli Usa.

(“il manifesto”, 11 febbraio 2026)