“Terrorista a chi?” Volantino distribuito a Trento nel giorno della condanna di Anan Yaeesh
Mentre apprendiamo della condanna di Anan Yaeesh a 5 anni e 6 mesi, e ci rallegriamo delle assoluzioni di Alì Irar e Mansour Doghmosh nel processo-farsa dell’Aquila, diffondiamo questo volantino dell’Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese di Trento, distribuito al presidio per tutti i colpevoli di Palestina tenuto nel giorno della sentenza.
Qui in pdf: terrorista a chi
Per un approfondimento sulla storia del concetto di “terrorismo”, si veda qui: https://ilrovescio.info/2025/09/18/terrorizzare-e-reprimere-da-disfare-2/
“TERRORISTA A CHI?”
Il concetto di “terrorismo” nasce all’indomani della Rivoluzione Francese per indicare la violenza indiscriminata esercitata da un governo. È solo dopo la sua applicazione alle rivolte dei popoli colonizzati che questa parola assume piano piano il senso corrente, indicando la violenza dei rivoluzionari e più in generale degli oppressi che si ribellano ai loro oppressori. Se questa operazione di rovesciamento di senso ha una lunga storia, è soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso che gli ambienti atlantisti cominciano a fare del “terrorismo” il nuovo nemico pubblico da combattere, imbastendo una narrazione tanto inconsistente quanto efficace. Nessuno vorrà stare dalla parte dei ribelli, se pensa che questi sono pronti a diffondere il terrore colpendo chiunque in modo indiscriminato. Viceversa, tutti applaudiranno alla violenza realmente terroristica delle guerre e della repressione poliziesca, dal momento in cui queste sono perpetrate dallo Stato. È su questa scia che si è partiti dall’applicare l’etichetta “terrorismo” alle organizzazioni armate marxiste o agli attentatori anarchici, e si è arrivati al suo utilizzo contro chiunque dissenta, anche solo a parole. Bombardare, affamare, falcidiare intere popolazioni – come fa l’IDF a Gaza e in Cisgiordania – non sarebbe “terrorismo”, ma “politica di sicurezza”. Per chi invece sostenga che è semplicemente sacrosanta la rivolta anche armata contro un’occupazione coloniale e genocida, si aprono le porte delle galere.
Così, mentre nel Regno Unito i membri di Palestine Action sono in carcere per delle azioni contro l’industria bellica, chiunque osi solidarizzare con loro anche solo a parole viene arrestato. Così all’Aquila sta arrivando alle ultime battute un processo-farsa contro tre palestinesi – Anan Yaeesh, Alì Irar e Mansour Doghmosh – perseguiti come “terroristi” perché avrebbero progettato azioni contro il colonialismo israeliano, nonostante lo stesso diritto internazionale riconosca la legittimità della resistenza a un’occupazione armata. Così a Torino si tenta di espellere verso l’Egitto – dove lo attendono le galere e gli sgherri di al-Sisi – l’imam Mohamed Shahin, colpevole di aver parlato a favore della resistenza palestinese nel corso di manifestazioni – e solo una forte mobilitazione in città ne ha per ora impedito l’espulsione. Così il palestinese Ahmed Salem si trova incarcerato da mesi per “terrorismo della parola”. Così Tarek Dridi è stato condannato a 5 anni di galera per aver partecipato alla manifestazione per la Palestina del 5 ottobre 2024 a Roma. Così, lo scorso 27 dicembre, nove palestinesi sono stati arrestati a Genova e altrove come “finanziatori del terrorismo” perché avrebbero finanziato Hamas, ovvero una delle organizzazioni per la liberazione della Palestina nonché il governo di Gaza, quindi l’unico canale da cui è possibile fare arrivare soldi alla popolazione locale. Così in tutta Italia piovono denunce e misure cautelari per le mobilitazioni dello scorso autunno, mentre il governo prepara altri due pacchetti-sicurezza che metterebbero di fatto fuori legge la possibilità di manifestare.
A ciascuno, a questo punto, spetta chiedersi chi è il vero terrorista – e soprattutto da che parte stare. Se con chi ci trascina verso l’autodistruzione sociale, ecologica, bellica per mantenere i propri privilegi e profitti, e vorrebbe pure imporci di tacere, oppure con chi si ribella a tutto ciò – prendendo la parola o scendendo in strada, continuando a ripiantare gli olivi espiantati dall’esercito israeliano o impugnando le armi.
Sapete chi è uno dei principali “teorici” della propaganda “antiterrorista” cui accennavamo sopra? Un certo Benjamin Netanyahu, autore, nel 1986, di un libro intitolato Il terrorismo – Come l’Occidente può vincere. E abbiamo detto tutto.
Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese
